Voce che grida nel deserto

17 dicembre 2017 § Lascia un commento

«Di fronte ad una richiesta di morte, la nostra struttura non può rispondere positivamente. Attualmente l’obiezione di coscienza non è prevista per le istituzioni sanitarie private, però io penso che in coscienza non possiamo rispondere positivamente ad una richiesta di morte: quindi ci asterremmo con tutte le conseguenze del caso».
Don Carmine Arice

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La “Croce” che dà scandalo

19 gennaio 2015 Commenti disabilitati su La “Croce” che dà scandalo

Sull’ultimo numero di Clandestino Zoom Davide Rondoni si sofferma sulla scelta del nome della nuova testata giornalistica diretta da Mario Adinolfi, “La Croce” e dice:

C’ERA BISOGNO DI UN QUOTIDIANO INTITOLATO “LA CROCE”?
Sull’esempio di un noto giornale francese, fondato però in decenni lontani e in tutt’altro contesto, è nato in Italia un quotidiano titolato così. […] Ma sinceramente non sentivamo bisogno di un giornale che si mettesse la croce in testata. Da un lato, in quanto cristiani un po’ anarchici e semmai cattolici di rito romagnolo, siamo un po’ intimoriti da chi vuole parlare “in nome” della croce. Di fronte alla quale si tace, si piange e ci si inchina. In secondo luogo, vediamo che oggi più che dichiarazioni identitarie serve la paziente, allegra, umile e coraggiosa, messa in questione dei luoghi comuni, e l’affronto delle grandi sfide del presente mettendo avanti, più che simboli e targhette, la capacità di usare una ragione più piena, più intelligente, più aperta. Questa ci sembra la sfida quotidiana nella esperienza comune e nell’agone pubblico. Se mai avessimo i soldi ( ma a noi non li danno, cavolo! ) per aprire un giornale lo chiameremmo piuttosto: “ci vediamo stasera?”
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Quindi, da una parte ci sarebbe chi agisce dietro a “simboli” e “targhette” (o anche “vessilli”, “ideologie cattoliche”, “etichette”), dall’altra quelli che vogliono mostrare la bellezza del cristianesimo incontrando, raccontando, parlando, mostrando, vivendo la propria fede con un semplice “ci vediamo stasera?”. Mi chiedo però perché vederci una contrapposizione tra due manifestazioni di fede che possono convivere tranquillamente nella stessa persona, nello stesso movimento, addirittura nello stesso cristiano. Mi pare che anche da parte cattolica, e cattolici “vivi”, come possono essere Rondoni e il movimento a cui appartiene, i cui organi di stampa già più volte hanno fatto proprio questo messaggio, si stia riducendo la propria fede a qualcosa di privato e personalistico, come spesso richiesto dai laicisti, quasi a non c’entrare niente con la società, anzi, la realtà. Sarebbe meglio un “ci vediamo stasera” che un segno della croce bello visibile. “La paziente, allegra, umile e coraggiosa, messa in questione dei luoghi comuni, e l’affronto delle grandi sfide del presente” è proprio quello che si propone “La croce”, utilizzando proprio quella “ragione piena, intelligente, aperta” richiesta da Rondoni. Perché vedere come “simbolo” e “targhetta” la croce? Forse perché davvero la croce dà ancora così scandalo, anche nei cristiani stessi.

Non solo racconti

19 novembre 2014 Commenti disabilitati su Non solo racconti

“Giovanni Guareschi non inventava. Raccontava, con penna vivida e poetica, la realtà. […] Il parroco di Brescello (Reggio Emilia), don Evandro Gherardi ha portato il Cristo in croce in processione fino alle rive del fiume Po. Proprio come don Camillo […]. Perché la religiosità, vera e profonda, raccontata da Guareschi fa parte dell’anima e della storia di un popolo”.
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Le scoperte dell’acqua calda

25 settembre 2012 § 1 Commento

Quando la natura può più dell’educazione.

 È boom tra le bambine dell’uso dei cosmetici, con rischi per la pelle e un incremento di dermatiti da contatto o allergiche, che fanno registrare un +16,7% nella fascia di età 8-12 anni.
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I più depressi d’Europa

18 settembre 2012 § 3 commenti

I 60enni italiani sono i più depressid’Europa (quasi l’85%) come emerge da uno studio dell’Istituto francese di studi demografici (Ined) sulla qualità di vita dei senior, pubblicato dal quotidiano Le Parisien. In Italia, solo il 15% degli uomini e il 17% delle donne di 60 anni è soddisfatto della propria vita.
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Ora, c’è da domandarsi cosa possa portare i sessantenni di oggi ad essere depressi. È la generazione nata negli anni Cinquanta, hanno sempre vissuto in tempo di pace, erano giovanotti nel ‘Sessantotto, quindi, secondo la vulgata, se la sono anche goduta (mica come i repressi sfigati dei loro genitori e nonni). Hanno avuto le scuole migliori, le università migliori, grandi opportunità di lavoro. Hanno costruito case, villette, hanno iniziato a viaggiare, hanno imparato lingue ai loro genitori sconosciute, hanno ottenuto le leggi che facevano loro comodo, come quella sul divorzio e quella sull’aborto.
Cosa c’è dunque che non li soddisfa? O, rigirando la domanda, cosa dovrebbero avere per sentirsi “soddisfatti della loro vita” ed essere felici? Forse ciò che questa generazione, ora depressa, ha rinnegato e dimenticato, o semplicemente deriso.

Salute&Salume

26 aprile 2012 Commenti disabilitati su Salute&Salume

Deve essere piuttosto triste essere fanciulli in età scolare, oggi. Dove una volta c’era la gitarella presso il duomo della città, per ascoltare lezione di cultura e di bellezza, oggi c’è la pulizia degli argini dei fiumi e dei rivi, in compagnia di Legambiente e WWF, oppure la visita alla filiale provinciale delle Agenzie delle Entrate, nuovo tempio sacro da adorare e onorare, per addestrare i piccoli cittadini alla “legalità” e “moralità”, quella di stato, naturalmente. Dove una volta c’era la ricreazione con i panini e prosciutto portati da casa, oggi le mamme sono obbligate a mettere nello zaino la frutta, al massimo i crackers. Nelle mense dell’Emilia-Romagna, poi, non si fanno mancare niente. Dopo l’introduzione del solo biologico, ora si sconsiglia la somministrazione di “prodotti di salumeria freschi, da cuocere e stagionati“. In nome di cosa? Della salute. Ma di quale salute? Della loro, di quella che vogliono imporci. Nel mondo perfetto ai bambini e ai ragazzi non si possono dare salumi e insaccati. Non sono mica contraccettivi.

Omissione

12 gennaio 2012 § 1 Commento

Una volta c’era il peccato di omissione. Ora si dice che non bisogna parlarne perché altrimenti si fa pubblicità. Che in parte può anche essere vero, ma non se poi commetto l’omissione. Se tradisco il mio mandato. Perché altrimenti urleranno i tetti, o le pietre. Ed io sarò stato zitto quando invece potevo testimoniare, correggere, parlare. 
E allora che fare di fronte ad uno spettacolo osceno e blasfemo? Si sta zitti per non fare pubblicità, si ignora vigliaccamente, o si interviene criticamente?

Tornielli dà il suo giudizio: «Mi fa schifo e mi offende che il volto di Cristo sia imbrattato, l’ennesima riprova del fatto che tutto è tollerabile e tollerato nelle nostre società occidentali quando nel mirino ci sono i simboli cristiani. Se ci sono gli estremi legali per fare delle denunce è giusto che vengano fatte. Ma per quanto riguarda la protesta pubblica, temo che l’effetto, come sta in parte già sta accadendo, sia quello di fare un grande favore a Castellucci & company».

Più interessante il giudizio di suor Maria Gloria Rivi, una riflessione che parte proprio dall’oggetto dello spettacolo: «Può un percorso di ricerca partire da un presunto concetto? Il Volto è una realtà. Sovviene l’affermazione di un grande – e mi perdonerà il nostro Castellucci se lo considero più grande di lui – vale a dire Gregorio Nazianzeno che suona così: i concetti creano gli idoli solo lo stupore conosce. Ecco qui smascherata l’opera idolatra del grande regista provocatore, la ricerca ideologica di una dissacrazione fine a se stessa».

D’accordo, niente cortei, niente proteste in stile “L’ultima tentazione di Cristo”, ma a difendere Cristo siamo chiamati, nel merito, senza condanne, senza anatemi, dicendo semplicemente la verità.

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