The Boy and The Beast

9 febbraio 2017 Commenti disabilitati su The Boy and The Beast

Un bambino, rimasto solo perché il padre se ne è andato e la mamma è morta, scappa di casa triste e solo. La prima sera finisce nel mondo delle bestie, una città abitata da animali, seguendo Kumatetsu, un orso combattente, irascibile ma anche lui solo.

Ren diviene il suo allievo, Kumatetsu diviene il suo maestro, ma i ruoli in realtà non sono così chiari, potrebbero essere invertiti e nessuno se ne accorgerebbe. Il rapporto tra orso e bambino cresce ed entrambi migliorano nella disciplina della spada.

Un giorno Ren ritrova la strada di casa, il mondo degli umani, e inizia a leggere, a studiare ciò che non ha potuto fare per lungo tempo. Stringe amicizia con una ragazza e pensa di iscriversi all’Università, ma per farlo servirebbe l’aiuto del padre.

Ecco la crisi d’identità di Ren. Chi è suo padre? Il suo animo è suddiviso tra il padre putativo e quel padre che lo aveva abbandonato ma di cui anela uno sguardo.

Il tema dell’identità e del “Chi sono io?” è sempre molto presente nel mondo giapponese e “The boy and The Beast” non fa difetto. In fondo lo stesso titolo dice molto di quello che vuole trasmetterci il regista Mamoru Hosoda. Come bisogna vivere per essere uomini?

Le bestie diffidono degli uomini perché, dicono, portano dentro di sé le tenebre. Ma il sapere “Chi sono” e conoscere la propria identità aiuta a tenere a bada le tenebre che anche in Ren si presenteranno.

Unbroken

18 febbraio 2015 Commenti disabilitati su Unbroken

Se dovessi dargli un voto da 1 a 5, gli darei 3. Non un film indimenticabile, una sceneggiatura a cui manca qualcosa, che non approfondisce i cambiamenti, la maturazione di un giovane. Tuttavia, come spiega questo articolo, la bozza di una conversione, di una fede che piano piano si fa strada durante un cammino doloroso c’è, la si intuisce, la si percepisce. E per questo il film è da vedere, soprattutto alla luce delle critiche di cui parla l’articolo a cui rimando:

La campionessa della Hollywood liberal, la sex symbol che pare disegnata dagli alieni per piacere agli uomini, la moglie del sex symbol maschile Brad Pitt, la madre di una bambina che ha appena imparato a parlare e già vuol cambiare sesso, la donna che si è fatta ricostruire parte del suo corpo per prevenire malattie che non ha, l’ambasciatrice dei rifugiati dell’Unhcr, ha infine partorito un film che appare l’opposto della sua immagine pubblica. Lei sembrerebbe l’emblema della post-modernità, atea, materialista, relativista. Il suo film, al contrario, è denso di dialoghi fra l’uomo e Dio, intriso di un’etica che non si vede e non si sente più da mezzo secolo (con le uniche eccezioni di Mel Gibson e Clint Eastwood, appunto). Angelina Jolie rivela, dunque, un’anima profondamente cristiana prigioniera di un’immagine da liberal. Ed è questo che deve aver spiazzato non pochi osservatori.

[Fonte]

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