Dieci anni

20 agosto 2015 Commenti disabilitati su Dieci anni

Sono passati dieci anni, dieci anni dall’arrivo a Colonia per la veglia a Marienfeld. Lo voglio ricordare qui, perché quella decisione di prendervi parte (all’elezione di Benedetto XVI – 19 aprile 2005) fu provvidenziale per una serie di motivi che ne scaturirono, non ultimo l’esistenza di questo blog, ora molto trascurato, ma che esiste proprio da 10 anni.

È dunque un ricordo per una grazia ricevuta questo post, per un avvenimento che è una linea che ha generato un “prima” e un “dopo” Colonia.

Scoprire Etty Hillesum

4 febbraio 2015 Commenti disabilitati su Scoprire Etty Hillesum

«Sulla mia persona ha svolto una grande opera: ha dissotterrato Dio dentro me e lo ha portato alla vita. E adesso sarò io a continuare, scavando alla ricerca di Dio nel cuore di tutti gli uomini che incontrerò».

Un bellissimo ricordo di Esther “Etty” Hillesum pubblicato tempo fa dalla rivista Tracce. Si può vivere un cammino personale affascinante in una realtà sconvolgente. Muore ad Auschwitz nel 1943.

«“Sono così attaccata a questa vita”. Cosa vuoi dire con “vita”. La vita comoda che fai adesso? Si vedrà se sei veramente attaccata alla vita nuda e semplice, in qualunque forma essa si presenti».

La pazienza

9 dicembre 2014 Commenti disabilitati su La pazienza

Cose difficili da tenere a mente:

[…] Bisogna resistere alla tentazione di sostituirsi alla libertà delle persone e a dirigerle senza attendere che maturino realmente. Ogni persona ha il suo tempo, cammina a modo suo e dobbiamo accompagnare questo cammino. Un progresso morale o spirituale ottenuto facendo leva sull’immaturità della gente è un successo apparente, destinato a naufragare. Meglio pochi, ma andando sempre senza cercare lo spettacolo! L’educazione cristiana invece richiede un accompagnamento paziente che sa attendere i tempi di ciascuno, come fa con ognuno di noi il Signore: il Signore ha pazienza con noi! la pazienza è la sola via per amare davvero e portare le persone a una relazione sincera col Signore.
Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al III Convegno mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle Nuove Comunità [Leggi tutto]

Gli sciocchi e i furbi

17 novembre 2014 Commenti disabilitati su Gli sciocchi e i furbi

Per coloro che pensano di essere alla moda condividendo la filosofia di Vronski. Siamo nel 1887. Quindi forse non è un problema di vecchio e nuovo, ma di giusto e sbagliato. Umano e non umano. Vero e falso.

“Per lui [Vronski], in quel piccolo mondo di Pietroburgo, tutte le persone si dividevano in due categorie. Una, quella inferiore, si componeva di gente triviale, sciocca e soprattutto ridicola, la quale credeva che il marito debba essere sempre fedele alla moglie, la fanciulla innocente, la donna pudìca, l’uomo caloroso, astemio e costante; che si debba educare i figli, guadagnarsi il pane, pagare i debiti, e far altre sciocchezze di quel genere. Questa era la categoria della gente fuori moda e ridicola. Ma vi era un’altra categoria composta di persone elette; a queste appartenevano Vronski e i suoi amici, e per farne parte era necessario soprattutto essere elegante, generoso, impavido, allegro, sapersi abbandonare a qualsiasi passione senza vergogna e infischiarsi di tutto il mondo”.
Anna Karenina, Parte Prima, Cap. XXXIV

Alla ricerca dell’Amore

7 giugno 2013 Commenti disabilitati su Alla ricerca dell’Amore

Siamo alla ricerca perenne di amare ed essere amati. Ma spesso rifuggiamo le modalità con cui quell’amore si presenta, vogliamo scegliere noi i modi: come afferma la splendida Holly di “Colazione da Tiffany”: «Non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio… non so ancora dove sarà, ma so com’è».

«Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa».

P.S. Non si pensi sia un post sdolcinato, romantico e troppo mieloso. È solo il riconoscimento di una verità su di noi, sempre desiderosi di amore perché affamati di Amore.

Rimane la sofferenza

26 settembre 2012 Commenti disabilitati su Rimane la sofferenza

La sofferenza spiegata da un uomo, uno psicologo, che ha vissuto la terribile esperienza dei lager nazisti. Un uomo, seppur privo di vita ricettiva e vita creativa, perché privato di tutto, ha ancora la sofferenza come significato dell’esistenza.

La libertà spirituale dell’uomo, quel bene che nessuno può sottrargli finché non esala l’ultimo respiro, fa sì ch’egli trovi, fino al suo ultimo respiro, il modo di plasmare coerentemente la propria vita. Poiché non ha senso solo la vita attiva, nella quale l’uomo ha la possibilità di realizzare dei valori in modo creativo; e non ha un senso solo la vita ricettiva, cioè una vita che permette all’uomo di realizzarsi sperimentando la bellezza nel contatto con arte e natura; la vita conserva il suo senso anche quando si svolge in un campo di concentramento, quando non offre quasi più nessuna prospettiva di realizzare dei valori, creandoli o godendoli, ma lascia solamente un’ultima possibilità di comportamento moralmente valido, proprio nel modo in cui l’uomo si atteggia di fronte alla limitazione del suo essere, imposta con violenza dall’esterno. La vita creativa e quella ricettiva gli sono da tempo negate. Ma non solo la vita creativa e quella ricettiva hanno un senso: se la vita ha un significato in sé, allora deve avere un significato anche la sofferenza. La sofferenza, in qualche modo, fa parte della vita – proprio come il destino e la morte. Solo con miseria e morte, l’esistenza umana è completa!

Viktor E. Frankl, Uno psicologo nei lager

La seconda chance/2

8 agosto 2012 § 5 commenti

Che strano. Scrivevo di “Seconda chance” ed oggi ritorno sull’argomento, visto che alla prima caduta, al primo errore di un atleta, tutti utilizzano paroloni enormi come “vergogna”, “rabbia”, “schifo”…

Chi si riempie la bocca di tali aggettivi per descrivere l’errore, l’ERRORE, di Alex Schwazer, campione olimpico nella marcia a Pechino 2008 e positivo all’antidoping alla vigilia della sua gara a Londra 2012, primi fra tutti quel giornale rosa dalla vergogna che ha già  sulla coscienza la vita di Marco Pantani, descritto come un mostro (seppur mai trovato positivo), mostra una errata concezione dell’uomo e dell’atleta. Ha in mente un homo atleticus perfetto, pronto al sacrificio, alla dedizione, alla totale consegna di sé verso la propria disciplina. Un novello spartano che combatte per il culto del corpo scolpito perfettamente, per il benessere fisico, per la mens sana, infine, forse, per la gloria della propria Nazione.

Per fortuna anche l’atleta è invece solo un uomo, che cade e si può rialzare, si deve mettere nelle condizioni di rialzarsi e non spinto a terra con la faccia nel fango. Alex Schwazer è caduto, spinto dall’ideale dell’homo atleticus che gli è stato imposto in questi anni. Ora si riscopre uomo. Speriamo di vederlo anche noi come un semplice uomo che ha sbagliato e che merita una seconda chance.

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria taccuino su Quid est Veritas?.