Sacconi, un ministro coraggioso

19 dicembre 2008 Commenti disabilitati su Sacconi, un ministro coraggioso

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SACCONI, UN MINISTRO CORAGGIOSO

 

I nipotini di Voltaire

2 dicembre 2008 Commenti disabilitati su I nipotini di Voltaire

"Calunniate, calunniate! Qualcosa rimarrà" diceva Voltaire riguardo alla Chiesa Cattolica (uno tra l’altro che diceva anche: "Non condivido le tue idee, ma sono pronto a morire per difenderle", peccato che sia morto di vecchiaia nel suo letto quando fuori dalla sua finestra le persone morivano come foglie in autunno sugli alberi proprio perché avevano idee diverse dai suoi amici giacobini).

Ed in effetti qualcosa è rimasto, a cominciare dalla mai smarrita voglia di calunniare, dire non dicendo, informando ma non del tutto. Ci risiamo con la Chiesa che metterebbe a morte gli omosessuali (che una bieca informazione confonde con i gay). La realtà è che la proposta francese di difendere gli omosessuali da persecuzioni, torture e prigione – pene previste in regimi autoritari e (o?) islamici – è ambigua e non chiara.

Perché non fare una proposta più limpida e che non andrà poi a perseguire quegli stati che non vorranno equiparare i matrimoni tra uomini-donne a quelli tra persone dello stesso sesso?

Qui un bell’articolo di Brambilla e qui un altro di Tornielli.

Amore gratuito

19 novembre 2008 § 7 commenti

Quindi, anche di fronte alla condizione di Beppino Englaro, possiamo dire che risulta in un certo modo comprensibile il fatto di essere sopraffatti da una tale situazione di dolore?

Io capisco benissimo la sofferenza delle persone che si trovano in questa prova. Se penso a me stesso, mi sento assolutamente inerme, e sarei debolissimo di fronte alla prova di sofferenze di questo genere. Umanamente è comprensibilissimo lo smarrimento, l’angoscia, il dolore, il senso di schiacciamento che si prova. E questa è la nostra comune esperienza umana di fronte al dolore, soprattutto quando si tratta di un figlio. Siamo annichiliti. Ma in tutto questo bisogna ritornare al punto iniziale: pensare al volto di quelle suore, le tenebre nostre sono rischiarate da un lampo che fa impressione e che commuove. Il fatto che esista un amore gratuito che trasforma il dolore in una tale grandezza umana fa quanto meno desiderare che questa cosa prenda anche noi.
Antonio Socci
[Leggi tutta l’intervista]

 

Torturare e uccidere

17 novembre 2008 § 2 commenti

Oggi al Tg2 han fatto un servizio sui cani. E bé, di cos’altro si potrebbe parlare a un telegiornale? Non so, di come certe famiglie accudiscono con amore i propri familiari portatori di handicap? Nooo, che tristezza, dai! Quale senso dare alla malattia? Nooo, che tristezza, dai! Fare un giro in un ospedale pediatrico? Nooo, che tristezza dai! Eh, vuoi mettere una sana discussione che si rimpalla sul fatto se Obama è abbronzato, sulle code dei cani, sulle razze che vanno di moda rispetto al senso del vivere, al senso della realtà? Ma sì…si parli dei cani e gli uomini crepino in silenzio.

«Nei commenti di questi giorni alla vicenda Eluana fa impressione vedere come certe parole, e dunque certe realtà che le parole indicano, siano per così dire occultate, nascoste come fa il prestigiatore coi suoi trucchi. Per non essere disturbati. Tutti così educati, in questo caso, così caramellosi e burocratici. Avvenne già quando ci han voluto convincere che un embrione in un bidone congelato è cosa diversa da quello che la nostra donna porta in pancia. Quello nel bidone è vietato chiamarlo ‘ figlio’, come invece a tutti accade di fare quando dobbiamo indicare la presenza di quella ‘ cosa’ nella pancia di una persona cara. Parola scandalosa, figlio. Da non usare. E ora non si possono usare espressioni che turbano il burocratico iter di morte, che, naturalmente, si compie in nome dell’amore. Così, impiastrati in un collante di buoni sentimenti, non importa più guardare e chiamare con il vero nome quello che può accadere coi timbri della legge e il plauso generale: la morte di una ragazza per disidratazione. Chi lo dice disturba i corifei del pensiero dominante. E chi disturba va fatto tacere o richiamato alle buone maniere. Come se fosse uno che dice spropositi. Ai poeti accade spesso, per questo forse ci faccio meno caso, e ne sorrido».
Davide Rondoni (e chi se no?) [Leggi tutto]

R.

15 novembre 2008 § 3 commenti

Sabato scorso sono venuti a farci visita una casa-famiglia dell’Associazione Giovanni XXIII, quella di don Benzi. Sono venuti con cinque dei loro figli, altri quattro sono rimasti a casa (si parla di figli naturali e figli "rigenerati nell’amore"). Uno di questi cinque si chiama R., ha sei anni, ed è disabile, ha una disabilità fisica grave, non so quale di preciso. Cosa c’era attorno a lui? Imbarazzo? Pietà pelosa? Commenti del tipo: "poverino"?

Imbarazzo forse sì, inizialmente. La disabilità imbarazza, non si sa come comportarsi, non si sa cosa fare. Capirà? Mi sentirà? Poi tutti hanno intravisto una gioia incredibile negli occhi di R. Al sentire il nome del fratello più grande si è messo a ridere, con quella bocca spalancata, ma gli occhi chiusi e gioiosi.

Ha mangiato con noi, imboccato, perché non è in grado di utilizzare le sue manine. E cosa c’è di più bello che dare da mangiare a chi non può prendere il cibo con le mani? Poi qualcuno l’ha preso in braccio e lo faceva giocare con noi a "Ce l’hai", e lui rideva, rideva di gusto, si divertiva un sacco. Il suo sorriso apriva il sorriso anche a noi, che differenza tra la sua semplicità di ridere e i capricci dei nostri bambini "normali".

L’amore di R. per la mamma è commovente. Davanti a tre biscotti, ha detto, o meglio, ha fatto capire che uno dei tre era per lei, per la sua mamma. R. sa amare e si fa amare. Non basta questo per dire che la vita di R. è degna quanto la nostra?

14 novembre 2008 § 31 commenti

E’ così che hanno ucciso Terri

Molti ricorderanno il caso di Terri Schiavo, una donna cerebrolesa morta di fame e di sete per decisione dei giudici della Florida, che hanno lasciato il diritto di vita o di morte nelle mani di suo marito. Un caso diverso da quello di Eluana ma da un punto di vista medico una situazione simile: come Eluana, Terri non era malata ma disabile. Respirava da sola, il cuore batteva da solo, reagiva agli stimoli, sorrideva, baciava. Questa è una sintesi, tradotta da Alessandra Nucci, della testimonianza del sacerdote che l’ha assistita nelle ultime ore di vita.

 

Ero al capezzale di Terri Schiavo durante le ultime 14 ore della sua vita terrena, fino a cinque minuti prima della sua morte. Le ho detto tante volte che aveva tanti amici nel mondo e molti pregavano per lei ed erano dalla sua parte. Le avevo detto le stesse cose durante le mie visite nei mesi prima che le fosse tolto il sondino dell’alimentazione, e sono convinto che abbia capito.
Conoscevo la famiglia di Terri da circa sei anni e mi hanno messo sull’elenco dei visitatori. Terri era in un ospizio ma fuori dalla porta c’erano dei poliziotti. Se non fossi stato sulla lista non avrei potuto oltrepassare quelle guardie armate perché l’elenco veniva tenuto molto breve e molto molto controllato. Perché? Perché i fautori dell’eutanasia dovevano riuscire a dire che Terri era una persona che non rispondeva ed era in una specie di stato vegetativo, coma o altra terminologia che vogliono usare per suggerire che non aveva alcuna reazione affatto. L’unico modo di provare che invece rispondeva era di vederla con i propri occhi.
Sono andato da lei nel settembre 2004 e poi ancora nel febbraio 2005. Quando la mamma mi presentò, lei mi fissò intensamente. Concentrò lo sguardo. Puntava gli occhi su chiunque le stesse parlando. Se qualcuno le parlava dall’altra parte della stanza girava la testa e gli occhi verso la persona che le stava parlando.
Sapete cosa hanno avuto il coraggio di dire certi dottori a questo riguardo? "Sono solo delle reazioni inconsapevoli, dei riflessi". Curioso: è esattamente la stessa cosa che dicono del bambino non nato del video "L’urlo silenzioso", quando il bambino apre la bocca e cerca di allontanarsi dallo strumento che sta per distruggerlo.
Io ho detto a Terri che c’erano molte persone nel Paese e nel mondo che le vogliono bene e pregano per lei. Mi ha guardato con attenzione. Le ho detto "Adesso Terri, preghiamo insieme, voglio darti una benedizione, diciamo delle preghiere." E allora ho messo la mano sulla sua testa. Lei ha chiuso gli occhi. Io ho detto la preghiera. lei ha riaperto gli occhi alla fine della preghiera. Suo padre si è chinato su di lei e ha detto, "OK Terri, ecco il solletico," perché lui ha i baffi. Lei rideva e sorrideva e poi vedevo che contraccambiava il bacio. La sua mamma a un certo punto le ha fatto una domanda e io ho sentito la voce di Terri. Cercava di rispondere. Faceva dei suoni in risposta alla domanda della mamma, non a caso in momenti insignificanti. L’ho sentita cercare di dire qualcosa ma non riuscire, a causa della sua disabilità, a formulare le parole. Quindi reagiva.
Ora, la sera prima di morire ero nella stanza probabilmente per un totale di 3-4 ore, e poi per un’altra ora la mattina dopo – la sua ultima ora.
Descrivere il suo aspetto come "sereno" significa distorcere completamente quello che ho visto io. Qui c’era una persona che da tredici giorni non aveva né cibo né acqua. Era, come potete immaginare, di aspetto molto tirato rispetto a quando l’avevo vista prima. Aveva gli occhi aperti ma andavano da una parte all’altra, oscillavano costantemente avanti e indietro, avanti e indietro. Lo sguardo (l’ho fissata per tre ore e mezzo) lo posso descrivere solo come un misto di paura e tristezza… una combinazione di tremenda paura e tristezza.
Aveva la bocca sempre aperta. Sembrava congelata. Ansimava a boccate rapide. Non era "serena" in alcun senso. Ansimava come se avesse appena corso cento miglia. Ma era un respiro superficiale. Suo fratello Bobby era seduto dirimpetto a me, dall’altra parte del letto. La testa di Terri era in mezzo a noi e sua sorella Suzanne era alla mia sinistra. Siamo stati lì per un po’ di tempo in preghiera intensa. E abbiamo parlato con Terri, esortandola ad affidarsi completamente al Salvatore. Le ho assicurato continuamente che aveva l’amore e le preghiere di tanta gente.
Ma insieme a Bobby e a sua sorella e Terri stessa, sapete chi altro c’era nella stanza con noi? Un poliziotto. Sempre. Almeno uno. A volte due. A volte tre poliziotti armati erano nella stanza. Sapete perché erano lì? Per assicurarsi che non facessimo nulla di proibito, come darle la comunione o magari un bicchier d’acqua. Quando a volte Bobby, seduto dall’altra parte del letto, si alzava di tanto in tanto per chinarsi su sua sorella, il poliziotto si spostava. Andava verso il fondo del letto per vedere quello che stava facendo. La mattina della sua morte siamo entrati piuttosto presto e dovevo uscire per un’intervista.
Per essere puntuale tenevo in mano un piccolo orologio e all’inizio della visita me lo sono messo nella mano sinistra, poi mi sono chinato sopra Terri e ho allungato la mano destra per benedirla. Cominciando a pregare ho chiuso gli occhi e mi sono sentito picchiettare sulla mano sinistra. Era il poliziotto che voleva sapere "Padre, cos’ha nella mano?" Io ho risposto, "E’ solo un orologio." E lui: "Dovrò tenerlo io mentre lei è qui." Non potevamo tenere in mano niente. Non sapeva neanche cosa fosse. Magari stavo cercando di darle la comunione. Magari avrei cercato di inumidirle le labbra. Chissà quale terribile cosa stavo per fare? Sapete qual era il colmo? Nella stanza c’era un comodino. Potevo mettere una mano sul comodino e sulla testa di Terri senza spostarmi. Sapete cosa c’era sul comodino? Un vaso di fiori pieno d’acqua. Guardavo i fiori. Erano bellissimi. E ce n’era un altro dall’altra parte della stanza ai piedi del letto. Due bellissimi mazzi di fiori pieni d’acqua. Nutriti, vivi, bellissimi. Quei fiori venivano trattati meglio di Terri.
Coloro che hanno ucciso Terri si sono molto arrabbiati che la notte prima che morisse io abbia dichiarato che suo marito Michael, il suo avvocato, Felos, e il giudice Greer erano assassini. Ho anche sottolineato, quella sera e la mattina dopo, che contrariamente alla descrizione di Felos, la morte di Terri non è stata affatto dolce e bella. E’ stata orribile. In tutti i miei sedici anni di sacerdozio non avevo mai visto nulla di simile.

PADRE FRANK PAVONE

 
"Sì alla vita" – luglio-agosto 2008

E in California si mette fuori legge il matrimonio gay…

6 novembre 2008 Commenti disabilitati su E in California si mette fuori legge il matrimonio gay…

Il 52% dei californiani ha risposto sì al referendum sull’abrogazione della legge che permette il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Probabilmente le minoranze etniche, soprattutto ispanici e neri, che hanno così ampiamente sostenuto con il loro voto il candidato Obama per le presidenziali, hanno anche decretato il ban dei matrimoni tra gay. Pertanto i sostenitori di Obama non sono proprio così liberal e di certo Obama ne terrà conto, a dispetto dei media americani ed europei.

La campagna per il "NO" ha avuto tra l’altro tra i suoi maggior foraggiatori Mister Apple, Steve Jobs. Questa sconfitta dei soloni che vivono chiusi nei loro salotti ad ammirar i loro iPhone mi ricorda qualcosa.
[Fonte Ansa]

P.s. La proposta per matrimoni gay è stata bocciata anche in Florida e Arizona.

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