Come vichinghi

13 aprile 2015 Commenti disabilitati su Come vichinghi

Curioso. Nell’episodio ottavo della seconda stagione della serie tv “Vikings”, al protagonista, uno jar del Nord, Ragnar Lothbrok, nasce un figlio. È un “mostro”, con gli arti inferiori deformi, che probabilmente non potrà mai camminare. Lo jar, pur commosso e triste, decide di abbandonare quel figlio che nella sua società di guerrieri non potrà mai essere accettato, né potrà diventare un combattente, né difendersi, né partecipare alla guerra, quindi – credo – neanche raggiungere il Walalla. Come a Sparta, i bambini non sani, non adatti alla guerra erano abbandonati, lasciati morire nella foresta. “Così fanno i lupi e gli orsi”, dice Ragnar.

“Ma l’uomo non è una bestia”, risponde la moglie dello jar.

Ma come, dico io. Tutti i giorni ci fanno il lavaggio del cervello per mostrare quale vita è degna di essere vissuta e quale no, poi lo stesso History Channel, non un esempio di massima imparzialità storica, per evidenziare la differenza che corre tra un popolo civile e un popolo ancora barbaro, lontano dalla civiltà, mostra cosa vuol dire prendersi cura dei propri figli più indifesi e più deboli. Davvero curioso come la verità delle cose venga fuori dove meno te l’aspetti.

March for life

27 gennaio 2015 Commenti disabilitati su March for life

Il Cardinale Sean O’Malley alla Marcia per la vita di Boston del 25 gennaio 2015.

Fonte: The Boston Pilot

Dittatura “Gender”, dice il Papa

26 gennaio 2015 Commenti disabilitati su Dittatura “Gender”, dice il Papa

Virgolettati dimenticati dai giornalisti dei giornaloni:

Dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una ministro dell’istruzione pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del “gender”. Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che per certi prestiti si impongano certe condizioni. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. C’è uno scrittore che ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in un libro. Si chiama “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World”, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”.
[Leggi tutto]

Il Corriere di don Verzè

21 dicembre 2011 Commenti disabilitati su Il Corriere di don Verzè

Ottima analisi di Francesco Agnoli a commento del recente scandalo del San Raffaele. Ora il Corriere si butta a capofitto su qualcosa che fino all’altro ieri cullava come un suo partner di lotta contro la Chiesa e quei valori non negoziabili che per don Verzé erano invece del tutto negoziabili.
C’è altro da aggiungere?
Non è un prete di Santa Romana Chiesa quello che il Corriere fa finta di attaccare, ma un suo completo sodale. Come dimenticare infatti questa intervista?

Bene fa dunque Agnoli a ricordare alcune cosucce.

«Il Corriere era uno dei grandi sponsor di don Verzè, nella sua veste improbabile di riformatore ultra-modernista della Chiesa cattolica. L’alter ego del cardinal Martini, tanto amato da Ferruccio de Bortoli. Qualcuno ricorda la pubblicità offerta dal quotidiano di via Solferino, al libro ereticale del cardinal Martini e dello stesso Verzè: “Siamo sulla stessa barca” (edizioni san Raffaele)?
Il libro piaceva, perché metteva in dubbio molte verità dogmatiche della fede cattolica».

Scienza

18 novembre 2011 Commenti disabilitati su Scienza

Si torna a parlare di ricerca sulle staminali embrionali. E lo fa Papa Benedetto XVI, ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti al convegno internazionale sulla ricerca sulle cellule staminali adulte promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura. Nel suo intervento, Benedetto XVI non ha certo bandito la ricerca tout court, come farebbe intendere il titolo di questo articolo del Corriere (si potevano avere dubbi sulla malizia del Corriere al riguardo?). Anzi, ha elogiato “La ricerca scientifica [che] offre una opportunità unica per esplorare la meraviglia dell’universo, la complessità della natura e la bellezza peculiare dell’universo, inclusa la vita umana”. A patto però che essa non superi certi limiti, perché “Se questi limiti vengono superati, si corre il grave rischio che la dignità unica e l’inviolabilità della vita umana possano essere subordinate a considerazioni meramente utilitaristiche”.

Quindi non una posizione contro la ricerca, ma a favore di una ricerca che tenga conto della dignità umana e di un’etica propria dei ricercatori. Ancora una volta il Corriere fa un’informazione di parte, maliziosa e faziosa. Perché non solo il Papa ha questa posizione. Basti vedere l’opinione del professore Angelo Vescovi, che si professa agnostico:

«La realtà è che dietro la spinta a procedere sulle cellule staminali embrionali c’è una spinta di carattere economico. Si sono spesi 40 milioni di dollari per anni senza produrre nulla, con una sperimentazione che è  anche rischiosa  nei confronti del paziente per il modo in cui viene condotta. Ma soprattutto non si possono fare affermazioni per giustificare tali sperimentazioni dicendo che essa è l’unica possibile. La logica del Papa, e lo dice uno che è agnostico e ribadisce il suo essere agnostico, è straordinaria. La scienza che pensa di produrre la vita umana al fine stesso di distruggerla per  creare delle cellule è una scienza che si dichiara sconfitta. Una scienza che crea vita per distruggerla con lo scopo di aiutare la vita ha fallito la sua concezione: è una tecnologia applicata, ma non al servizio dell’uomo».
[Leggi tutta l’intervista]

Benritrovati!

16 novembre 2011 Commenti disabilitati su Benritrovati!

Benritrovati ai miei 2 lettori, di cui conosco nome e cognome.

Per il momento questa è la nuova casa di Quidestveritas, nonostante abbia bisogno di qualche aggiustamento nel layout. Ma ci accontenteremo di poco.

Intanto questa nuova vita del blog nasce sotto i migliori auspici. Ogni giorno è un giorno nuovo, ed ogni giorno ci si alza per combattere la buona battaglia. Ed oggi ancor più di ieri. Siamo qui per combattere il Potere. Per mettere sull’avviso dal potere del Potere noi poveri mortali. Per rispolverare quella domanda di Verità inscritta in tutti i cuori degli uomini e fatta sopire attraverso “panem et circenses”.

Oggi un certo cattolicesimo, da qualche anno sconfitto, ha rialzato la testa, del resto il Foglio lo preannunciava. E non a caso lo fa grazie ai poteri forti che buttano le briciole ai cagnolini che abbaiano per contare qualcosa. E qualcosa mangeranno pure, finché non saranno presi a calci e messi a cuccia nel cantuccino. Intanto però “la chiesa ruiniana dei valori non negoziabili esce triturata”, sebbene Bagnasco avesse messo in guardia quei cagnolini dalle briciole. Si continua così quella lunga, inestinguibile buona battaglia. Ma noi siamo qui.

Metamorfosi antropologica

24 ottobre 2011 § 1 Commento

Grande confusione in merito al convegno di Todi. Volevano fondare la Democrazia Cristiana? Volevano dare una spallata al Governo? Volevano eleggere il futuro leader dei politici cattolici? Si sono letti molti commenti in merito. Ma come al solito la stampa ha dato meno peso all'intervento più significativo e decisamente imprescindibile. Quello del Card. Bagansco, che quando non è utile alla sua causa (del Potere), è meglio non far udire.

 

[…] E’ noto che non tutte le concezioni antropologiche sono equivalenti sotto il profilo morale; da umanesimi differenti discendono conseguenze opposte per la convivenza civile. Se si concepisce l’uomo in modo individualistico, come oggi si tende, come si potrà costruire una comunità solidale dove si chiede il dono e il sacrificio di sé? E se lo si concepisce in modo materialistico, chiuso alla trascendenza e centrato su se stesso, un grumo di materia caduto nello spazio e nel tempo, come riconoscerlo non “qualcosa” tra altre cose, ma “qualcuno” che è qualitativamente diverso dal resto della natura? E su che cosa potrà poggiare la sua dignità inviolabile? E quale sarà il fondamento oggettivo e non manipolabile dell’ordine morale? Solo Dio Creatore e Padre può fondare e garantire la più alta delle creature, l’uomo. Per questo, dove la religione subisce l’emarginazione palese o subdola, dove si pretende di  confinarla nella sfera individuale come una questione  priva di valenza pubblica – magari con la motivazione del  primato della testimonianza silenziosa puntiforme o della neutralità rispettosa – l’uomo rapidamente declina sotto l’imperio di logiche illiberali, e diventa preda di poteri ridenti ma disumani. 

[…] Oggi l’attenzione generale è puntata con ragione ai grandi problemi del lavoro, dell’economia, della politica, della solidarietà e della pace: problemi che oggi  attanagliano pesantemente persone, famiglie e collettività, specialmente i giovani. La sensibilità e la presenza  costante della chiesa sul versante dell’etica sociale è sotto gli occhi di tutti e nessuno la può, nella sua millenaria  storia, onestamente negare. 

[…] Ma la giusta preoccupazione verso questi temi non deve far perdere di vista la posta in gioco che è forse meno evidente, ma che sta alla base di ogni altra sfida: una specie di metamorfosi antropologica. Sono in gioco, infatti, le sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino. Proprio perché sono “sorgenti” dell’uomo, questi principi sono chiamati “non negoziabili”. Quando una società s’ incammina verso la negazione della vita, infatti, “finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 28).
Card. Bagnasco [Leggi tutto]

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria principi non negoziabili su Quid est Veritas?.