Dittatura “Gender”, dice il Papa

26 gennaio 2015 Commenti disabilitati su Dittatura “Gender”, dice il Papa

Virgolettati dimenticati dai giornalisti dei giornaloni:

Dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una ministro dell’istruzione pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del “gender”. Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che per certi prestiti si impongano certe condizioni. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. C’è uno scrittore che ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in un libro. Si chiama “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World”, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”.
[Leggi tutto]

Mal comune…

29 dicembre 2014 § 1 Commento

E così anche Vittorio Messori ci spiega la sua posizione in merito a questo primo anno e mezzo di pontificato. In modo più pacato di Socci, ma sempre con qualche domanda davanti, che non è poi così una brutta cosa. Ma questo non vuol dire attaccare il papa o farsi protestanti… Sono altri, magari adulatori di Francesco, che manipolano le parole del Papa e le usano per portare acqua al proprio mulino…

[…] Un Papa non imprevisto: per quanto vale, ero tra quelli che si attendevano un sudamericano e un uomo di pastorale, di esperienza quotidiana di governo, quasi a bilanciare un ammirevole professore, un teologo sin troppo raffinato per certi palati, quale l’amato Joseph Ratzinger. Un Papa non imprevisto, dunque, ma che subito, sin da quel primissimo «buonasera», si è rivelato imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato tra i suoi elettori.

Una imprevedibilità che continua, turbando la tranquillità del cattolico medio, abituato a fare a meno di pensare in proprio, quanto a fede e costumi, ed esortato a limitarsi a «seguire il Papa». Già, ma quale Papa? Quello di certe omelie mattutine a Santa Marta, delle prediche da parroco all’antica, con buoni consigli e saggi proverbi, con persino insistiti avvertimenti a non cadere nelle trappole che ci tende il diavolo? O quello che telefona a Giacinto Marco Pannella, impegnato nell’ennesimo, innocuo digiuno e che gli augura «buon lavoro», quando, da decenni, il «lavoro» del leader radicale è consistito e consiste nel predicare che la vera carità sta nel battersi per divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità per tutti, teoria di gender e così via? Il Papa che, nel discorso di questi giorni alla Curia romana, si è rifatto con convinzione a Pio XII (ma, in verità, a san Paolo stesso) definendo la Chiesa «corpo mistico di Cristo»? O quello che, nella prima intervista a Eugenio Scalfari, ha ridicolizzato chi pensasse che «Dio è cattolico», quasi che la Ecclesia una, sancta, apostolica, romana fosse un optional, un accessorio da agganciare o meno, a seconda del gusto personale, alla Trinità divina?

[…] Si potrebbe continuare, naturalmente, con questi aspetti che paiono — e forse sono davvero — contraddittori. Si potrebbe, ma non sarebbe giusto, per un credente. Questi, sa che non si guarda a un Pontefice come a un Presidente eletto di repubblica o come a un re, erede casuale di un altro re.

[…] Chi conosce davvero la storia è sorpreso e pensoso nello scoprire che — nella prospettiva millenaria, che è quella della Catholica — ogni Papa, consapevole o no che lo fosse, ha interpretato la sua parte idonea e, alla fine, rivelatasi necessaria. Proprio per questa consapevolezza ho scelto , per quanto mi riguarda, di osservare, ascoltare, riflettere senza azzardarmi in pareri intempestivi se non addirittura temerari.

Terribile è la responsabilità di chi oggi sia chiamato a rispondere alla domanda: «Come annunciare il Vangelo ai contemporanei? Come mostrare che il Cristo non è un fantasma sbiadito e remoto ma il volto umano di quel Dio creatore e salvatore che a tutti può e vuole dare senso per la vita e la morte?». […]

Così, certe scelte pastorali del «vescovo di Roma», come preferisce chiamarsi, mi convincono; ma altre mi lascerebbero perplesso, mi sembrerebbero poco opportune, magari sospette di un populismo capace di ottenere un interesse tanto vasto quanto superficiale ed effimero. Avrei da osservare alcune cose a proposito di priorità e di contenuti, nella speranza di un apostolato più fecondo. Avrei, penserei: al condizionale, lo ripeto, come esige una prospettiva di fede dove chiunque anche laico (lo ricorda il Codice canonico) può esprimere il suo pensiero, purché pacato e motivato, sulle tattiche di evangelizzazione.

Lasciando però all’uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave la strategia generale e, soprattutto, la custodia del «depositum fidei». In ogni caso, non dimenticando quanto Francesco stesso ha ricordato proprio nel duro discorso alla sua Curia: è facile, ha detto, criticare i preti, ma quanti pregano per loro? Volendo anche ricordare che egli, sulla Terra, è il «primo» tra i preti. E, dunque, chiedendo, a chi critica, quelle preghiere di cui il mondo ride ma che guidano, in segreto, il destino della Chiesa e del mondo intero.
[Leggi tutto]

Perdonami, Padre

23 dicembre 2014 Commenti disabilitati su Perdonami, Padre

È dura ascoltare chi ti fa delle rimostranze. Scappa il giudizio di dire: “Basta, ho bisogno di sentire qualcosa di più bello, dolce…” (forse “innocuo”?). È quello che ho pensato leggendo i primi lanci del discorso del Papa alla Curia ieri. Oggi leggerete che il Papa ha bastonato la Curia, che ha accusati i cardinali di nefandezze, di corruzione e di quant’altro. Sono andata a leggerlo il discorso e ho scoperto che può essere utile come esame di coscienza prima della confessione natalizia, lo dice lui stesso. Può essere che non sia teologicamente profondo, non cita grandi dottori della Chiesa, non è un esegeta, ma può avere grande efficacia se preso personalmente come impegno. Se ne sarà accorto chi lo legge solo con lo scopo di godere di vedere la Curia accusata di ogni male? Non credo.

“[…] Fratelli, tali malattie e tali tentazioni sono naturalmente un pericolo per ogni cristiano e per ogni curia, comunità, congregazione, parrocchia, movimento ecclesiale, e possono colpire sia a livello individuale sia comunitario”.
[Leggi tutto]

Insomma, come ha riassunto Introvigne, per curare “le ferite del peccato che ognuno di noi porta nel suo cuore” – dice il papa – la terapia è una sola: confessione sacramentale, preghiera, devozione alla Vergine Maria.
[Leggi tutto]

Francesco e Antonio

27 novembre 2014 Commenti disabilitati su Francesco e Antonio

Tranquilli, prima di tutto non è un libro eretico. Si trova di peggio nelle librerie cattoliche, per esempio i libri di Vito Mancuso e Dan Brown, quindi non abbiate timore di acquistarlo, non andrete all’Inferno, per lo meno non ci andrete per averlo acquistato o addirittura letto.

Certo, il libro è critico e a volte duro con Papa Francesco, ma non più di quanto altri cattolici lo siano stati con Benedetto XVI. Quindi perché questo scandalo? Questa censura?

La prima parte è incentrata su Benedetto XVI e la rinuncia non al ministero, al quale “era impegnato sempre e per sempre dal Signore”, ma “all’esercizio attivo del ministero”, definizione sulla quale Socci si sofferma a lungo facendo leva anche sullo studio di Stefano Violi, docente alla Facoltà di Teologia di Lugano e alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, “La rinuncia di Benedetto XVI. Tra storia, diritto e coscienza”. È la parte più bella, commovente e interessante.

Nella seconda parte abbiamo l’analisi che tanto ha fatto parlare i media, quella riguardante il conclave. Sinceramente non si capisce la polemica che ne è sorta. Socci si basa esclusivamente sul libro della giornalista Elisabetta Piqué, argentina, molto amica di Bergoglio, che ha scritto la biografia del Papa “Francesco. Vita e rivoluzione”. È in questa parte che vengono descritte le fasi decisive del conclave e in cui Socci mette in rilievo una possibile violazione delle disposizioni della Universi Dominici Gregis. Le perplessità sollevate da Socci sulla regolarità del voto non siano così fantasiose, anche se forse troppo calcate e insistenti. L’autore solleva il dubbio, lecitamente, finendo per convincersi troppo facilmente della sua ricostruzione.

Seguono i passaggi più famosi e contraddittori del primo anno di Francesco. Le perplessità intorno alle interviste rilasciate a Scalfari, al Corriere, a Civiltà Cattolica. Ma non solo. Nonostante trovi le considerazioni di Socci piuttosto pertinenti e condivisibili, il fare supponente ed eccessivamente malizioso rendono questa parte piuttosto pesante.

Ultima parte riservata alle profezie che nei decenni passati farebbero cenno ai tempi presenti e futuri della Chiesa. Dalla Emmerich a Fatima, da Leone XIII alla Valtorta, fino ad arrivare a Joseph Ratzinger, che in tempi non sospetti immaginò per la Chiesa un futuro non proprio felice.

«Dalla crisi di oggi verrà fuori domani una chiesa che avrà perduto molto. Diventerà più piccola, dovrà ricominciare tutto da capo. Non potrà più riempire molti degli edifici che aveva eretto nel periodo della congiuntura alta. Oltre che perdere degli aderenti numericamente, perderà anche molti dei suoi privilegi nella società. Si presenterà in modo molto più accentuato di un tempo come la comunità della libera volontà, cui si può accedere solo per il tramite di una decisione.
Come piccola comunità solleciterà molto più fortemente l’iniziativa dei suoi singoli membri. Certamente essa conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati, che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura d’anime sarà normalmente esercitata in questo modo. Ma accanto a queste forme sarà indispensabile la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora. Ma, nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio unitrino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine […]
Sarà una chiesa interiorizzata, che non mena vanto del suo mandato politico e non flirta né con la sinistra né con la destra. Farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione le costerà anche talune buone forze. La renderà povera, la farà diventare una chiesa dei piccoli […] Si può prevedere che tutto questo richiederà del tempo […]
Ma dopo la prova di queste divisioni uscira da una chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi scopriranno allora la piccola comunitù dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta a domande che essi da sempre di nascosto si sono poste. A me sembra che si stanno preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si devono fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la chiesa del culto politico, ma la chiesa della fede.
Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte»
J. Ratzinger, Fede e futuro (1970), Queriniana, Brescia 2005, pp. 112-117. [Questo brano è una versione più estesa di quella inserita da Socci nel suo libro].

Papa Francesco e il “potere della grazia”/2

1 aprile 2013 Commenti disabilitati su Papa Francesco e il “potere della grazia”/2

Nel suo primo Regina Coeli, nel Lunedì dell’Angelo, Papa Francesco è tornato sul “potere della grazia”, di cui aveva già parlato nell’omelia della Messa Crismale del Giovedì Santo. Una breve ma intensa catechesi sulla “Grazia”, ecco il passaggio più significativo:

“[…] Sì, il Battesimo che ci fa figli di Dio, l’Eucaristia che ci unisce a Cristo, devono diventare vita, tradursi cioè in atteggiamenti, comportamenti, gesti, scelte. La grazia contenuta nei Sacramenti pasquali è un potenziale di rinnovamento enorme per l’esistenza personale, per la vita delle famiglie, per le relazioni sociali. Ma tutto passa attraverso il cuore umano: se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica. Questo è il potere della grazia! Senza la grazia non possiamo nulla. E con la grazia del Battesimo e della Comunione eucaristica posso diventare strumento della misericordia di Dio”.
[Leggi tutto]

La grazia ci “unisce a Cristo”. Quindi non bisognerebbe titubare nel concedere l’Eucaristia il prima possibile ai bambini, anche dagli 8 anni, come si è sempre fatto. Purtroppo, per cercare “soluzioni” alla fuga dai Sacramenti delle famiglie, si tende a dispensarli più tardi. Da qualche parte la Prima Comunione viene concessa anche in prima media, in via sperimentale. Eppure “senza la grazia non possiamo fare nulla”. Che bisogno c’è di aspettare?

 

Papa Francesco e il “potere della grazia”

1 aprile 2013 Commenti disabilitati su Papa Francesco e il “potere della grazia”

Fa specie leggere di tutta questa attenzione nei confronti di Papa Francesco, attenzione “positiva”, si intende, da parte dei Mass Media. E capiamo e condividiamo certi sfoghi da parte di chi ha amato e ama Benedetto XVI. Come era capitato proprio a Benedetto XVI, scopriamo, però, andando a leggere i discorsi integrali, non piegati a proprio uso e consumo dai giornalisti e dalle testate giornalistiche, scopriamo che i discorsi hanno un significato molto più profondo di quel che ci vogliono far credere e pensare. Se prima erano piegati per denigrare Benedetto XVI, oggi lo sono per dare un’immagine pro domo sua di Papa Francesco. Un esempio, per la Messa Crismale del Giovedì Santo, il messaggio decontestualizzato è stato: “Siate pastori con l’odore delle pecore”. Messaggio bello anche preso così semplicemente, ma in verità del tutto minimo se raffrontato al discorso integrale del Papa sul ruolo e compito del sacerdote.

A parte la voluta e completa omissione del discorso sulla bellezza della liturgia di cui Papa Francesco ha parlato (“Dalla bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio“), del tutto normale in questo continuo raffronto tra la semplicità di Francesco e la presunta pomposità di Benedetto XVI, ho trovato interessantissima la parte in cui il Papa ha approfondito il ruolo del sacerdote, che non solo deve prendere “l’odore delle pecore”, ma soprattutto deve portare “il profumo dell’Unto… che giunge attraverso di noi”, perché “la grazia passa attraverso di noi”. Attenzione, “Grazia”:

“La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che prechiamo giunge alla sua vita quotidiana… E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore... Quando siamo in questa relazione con Dio e con il suo Popolo e la grazia passa attraverso di noi, allora siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini. Ciò che intendo sottolineare è che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale – ma lo è solo apparentemente – il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato, perché sa che noi lo abbiamo. Intuire e sentire, come sentì il Signore l’angoscia piena di speranza dell’emorroissa quando toccò il lembo del suo mantello. Questo momento di Gesù, in mezzo alla gente che lo circondava da tutti i lati, incarna tutta la bellezza di Aronne rivestito sacerdotalmente e con l’olio che scende sulle sue vesti. È una bellezza nascosta che risplende solo per quegli occhi pieni di fede della donna che soffriva perdite di sangue. […] Non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i corsi di autoaiuto nella vita possono essere utili, però vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente”.
[Leggi tutto]

Ecco, “Vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia“. Mai parole furono più chiare, e mai parole furono più ignorate. Sacerdoti pelagiani, cioè coloro che incitano ad essere bravi, a sforzarsi di migliorare, minimizzando “il potere della grazia”. Se ne è parlato di questo “potere della grazia” nei resoconti dei Mass Media sulla Messa Crismale celebrata da Papa Francesco? No. Perché? Perché i nemici della Chiesa vogliono sacerdoti-operatori-sociali, non “somministratori” di “Grazia”.

Precisazioni di Papa Francesco

22 marzo 2013 Commenti disabilitati su Precisazioni di Papa Francesco

Francescanamente, Papa Francesco pone i punti sulle “i”, anche per confutare quei benpensanti che stanno facendo di tutto per sottolineare le differenze tra Papa Francesco e Benedetto XVI. Ecco invece la realtà:

Come sapete, ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco di Assisi, una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire, in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi possiate constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati, e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste.

Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra.
[Leggi tutto]

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria papa su Quid est Veritas?.