La luna di Ciàula

10 luglio 2012 § 2 commenti

Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima  liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassú lassú si apriva come un occhio chiaro, d’una deliziosa chiarità d’argento.
Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaría cresceva, cresceva sempre piú, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.
Possibile?
Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprí le mani nere in quella chiarità d’argento.
Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sí, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.
Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola, eccola là, la Luna… C’era la Luna! La Luna!
E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore.
Luigi Pirandello, Ciàula scopre la luna (da Novelle per un anno, vol. I, Mondadori, Milano 1956) 

Rileggere questa novella vent’anni dopo e scoprirci una poesia prima sconosciuta. Non più solo le trite osservazioni sullo sfruttamento dei lavoratori e le loro condizioni all’inizio del XX secolo, ma una condizione di vita quotidiana in cui un incontro, imprevisto, con la bellezza le dà un contraccolpo sconcertante. Ciò di cui si è sempre sentito parlare, “come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza”, entra nella propria vita come una saetta penetrante, come mai potrebbero essere le parole di chi l’ha già conosciuta. Ecco, siamo tutti un po’ come Ciàula, che trascorre la vita al buio di una miniera e allo stesso tempo ha paura del buio della notte, di ciò che è al di fuori del proprio mondo, del proprio “conosciuto”. L’imprevisto è in attesa però, sbalorditivo, sorprendente, come solo lui può esserlo.

Orizzonti

23 aprile 2012 Commenti disabilitati su Orizzonti

Potrebbe essere la prima tappa per risvegliarsi da un sonno in cui spesso ci si rinchiude, quasi a volersi costruir attorno un Matrix che ci nutra e si prenda cura di noi, così da far passare i giorni con quieto vivere: anestetizzando le sofferenze, ma anche lo sguardo pulito sul mondo reale, sulla natura e sulla bellezza che ci circonda. “La natura è un codice miniato che teniamo fra le mani, che non cessa di sussurrarci il vero“. Basta uscire dal nostro Matrix quotidiano.

«Le pagine dentro i testi ispirati fanno eco, e in molti passi evocano, quelle del cosmo; dalla scrittura minuta e cangiante delle acque e delle onde a quella immutabile e apparentemente lontanissima degli spazi siderali e delle stelle, che hanno sempre suscitato questioni e domande profonde negli uomini che le contemplavano, dagli astrologi della Mesopotamia e dei Maya fino ai poeti di ogni cultura. […] La natura è un codice miniato che teniamo fra le mani, che non cessa di sussurrarci il vero; quella verità che è appena fuori di noi e nel nostro profondo, al tempo stesso, riecheggia. […]La sfida più grande per la nostra natura umana, ovvero per la nostra libertà, alla fine è seguire. In questo la bellezza della natura aiuta, consola, e ci rende grati, appena facciamo un po’ di attenzione».
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Arcobaleno

8 giugno 2007 § 1 Commento

 Doppio arcobaleno dalla mia finestra
(e sole in orizzontale sulle case)

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