Betlemme

31 gennaio 2016 Commenti disabilitati su Betlemme

Betlemme: Bet Lehem, casa del pane per gli ebrei, Bayt Lahm, casa della carne per gli arabi.

[Fonte]

Quell'”Oooh” che salta fuori all’improvviso

29 gennaio 2015 Commenti disabilitati su Quell'”Oooh” che salta fuori all’improvviso

Scrivania piena, riviste vecchie, articoli che come tesori riemergono da qualche angolo polveroso. E che ora, da qualche angolo polveroso di Internet, viene ritirato fuori:

 Un mese fa ho invitato un mio amico, il grande pittore Alessandro Papetti, per un incontro con i ragazzi di una scuola professionale. Un artista si trova meglio ai professionali che ai licei classici, perché con quelli dei professionali si può parlare di lavoro, ci si capisce con il linguaggio delle cose e non solo con quello delle parole. Nel salone gremito, Alessandro faceva scorrere le diapositive spiegando i quadri uno per uno, senza paura di parlare dei particolari tecnici e dei materiali usati (la parola “trementina” è risuonata molto di più della parola “forma” o “armonia”).
A un certo punto è passato davanti agli occhi dei ragazzi il quadro che vedete qui riprodotto, e dal salone si è alzato un «oooh!» che non dimenticherò mai.
Voglio far presente che i ragazzi del professionale non sono esattamente degli appassionati d’arte. Alessandro ha sentito perfettamente quel moto involontario di stupore e, senza scomporsi, ha tenuto ai ragazzi una breve, bellissima lezioncina sull’uso del colore grigio.
Quello stupore si è fissato dentro di me e non vuole più andarsene via. Il lavoro di un insegnante è il più grande lavoro che ci sia. Se si trattasse solo di tenere a bada qualche birbante o di travasare nei cervelli dei ragazzi quello che c’è dentro i nostri, be’, allora non varrebbe la pena: a fuoco le scuole. Ma stare davanti a una simile esclamazione di stupore mette l’insegnante davanti alla vera sfida dell’educazione: quella in cui una persona – il cosiddetto docente – smette di stare in una posizione di superiorità rispetto al ragazzo. Far fronte alla chiusura di un altro è (relativamente) facile, nel senso che definisce bene i ruoli: tu hai la testa chiusa, io cerco di aprirtela. Ma quell’«oooh!» ha cambiato la mia domanda: e se quello con la testa chiusa, mi sono chiesto, fossi io?
A questo punto, risulta chiaro come non mai che non è sul piano delle parole ma su quello dell’esperienza che si gioca la partita: la scommessa è che il loro stupore diventi il mio, e che io possa aiutarli a legare quell’esperienza alle parole di cui hanno bisogno. Questi imprevisti, ogni insegnante lo sa, sono il cuore del lavoro di chi educa: non sfruttare il vantaggio (di conoscenza, di furbizia eccetera) ma accettare il dono inestimabile di essere in svantaggio, che è come la frusta della realtà che ci rimette in moto.
Quando ero un prof alle prime armi, nei lontani anni Ottanta, don Giorgio Pontiggia (la cui genialità educativa andrà prima o poi riconosciuta) mi disse che uno non si può accorgere di stare veramente insegnando qualcosa, però può sempre accorgersi di stare imparando. Non voglio aggiungere considerazioni inutili, ben sapendo che molti di quelli che mi leggono conoscono queste cose assai meglio di me. C’è però una coda, un finale aggiunto, un post scriptum che va aggiunto al mio piccolo episodio: una settimana dopo l’incontro con Papetti, infatti, i ragazzi di quell’istituto professionale erano già al lavoro sull’idea di “grigio” che Alessandro aveva comunicato loro. Quando una bellezza ci colpisce davvero, la passione per i particolari cresce a dismisura, perché è allora che cominciano ad acquistare un senso e, quindi, a dare gusto.
Luca Doninelli [Fonte: Tracce.it]

Cielo sulla terra

10 aprile 2013 Commenti disabilitati su Cielo sulla terra

“Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della chiesa”. 
Benedetto XVI

Recentemente un professore russo mi diceva che se la Chiesa d’Oriente ti fa entrare in una dimensione metafisica assistendo alla sua liturgia, Bulgakov definì la liturgia ortodossa come “Cielo sulla terra”, essa rimane “separata” dalla vita, al contrario della Chiesa in Occidente, che trasmette una fede che si fa vita, non ne è distante. Senz’altro è vero. Tuttavia è necessario difendere in Occidente ancora quel poco di liturgia sacra che picconata dopo picconata si riduce sempre di più nelle nostre chiese. Per capirne l’importanza invitiamo a leggere questo articolo di Mattia Rossi:

È sfuggito, in questi anni di convulsioni post conciliari, la natura squisitamente divina della liturgia: un affacciarsi del Cielo sulla terra, la prefigurazione terrena della Gerusalemme che, pertanto, ne deve richiamare la maestà e la gloria.

[…] Con il paramento egli [il sacerdote, ndr] non è più un uomo privato, ma “prepara” (parare) il posto a qualcun altro: e quel qualcun altro è il Re dell’Universo. Impoverire la maestosità del paramento significa, inevitabilmente, impoverire Cristo.

[…] Pio XII, emblema collettivo dell’opulenza liturgica, si dice che dormisse su tavole di legno nude e crude e seguisse modestissime diete. Ma in privato. L’ancoraggio liturgico alla tradizione fatta di mozzette, pianete e fanoni, è parziale manifestazione della Gerusalemme celeste, della liturgia degli angeli, come dice san Gregorio.

[…] B-XVI, nella scuola di liturgia delle sue messe papalici ha insegnato magnificamente questo: ristabilire il primato della liturgia, fonte e culmine della vita della chiesa, e il primato di Cristo.
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Leggi anche “Nostalgie benedettine” di Annalena Benini

La gloria di colui che tutto move/per l’universo penetra e risplende

12 gennaio 2013 Commenti disabilitati su La gloria di colui che tutto move/per l’universo penetra e risplende

[…] Questo giovane 15enne francese di nome Neil Ibata se n’è uscito con una scoperta che lascia attoniti tutti gli astronomi adulti e pluridecorati. Il papà Rodrigo, ricercatore astrofisico, lo porta al lavoro con sé, lo mette al computer per avvicinarlo all’uso di certi programmi e – vale la pena riportare le parole del padre – «gli ho chiesto di mettere a punto un modello dei movimenti di alcune galassie nane. In un week-end Neil ha scoperto che formavano un disco che gira».
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Abitudine

11 settembre 2012 Commenti disabilitati su Abitudine

Cammino per vie conosciutissime e mi accorgo che non le avevo mai viste sotto quella luce. Mi accorgo della loro bellezza alle sette della sera. Con il sole ormai disteso, prima che i raggi si spengano. Ombre, colori, tutto muta. Ci abituiamo stancamente alla bellezza che ci avvolge. E del mistero in cui siamo cullati.

Il mistero della tavolozza

6 settembre 2012 § 1 Commento

I colori.
Perché i bambini sono così attratti dai colori?
Perché un tempo le case erano colorate, di rosso, di giallo, di arancione, ed ora sono scatoloni grigi?
Eppure anche il grigio ha il suo perché, come racconta Annalisa Teggi:

Il grigio con la sua tiepidezza di tono è un naturale risaltatore dei colori: è grazie alla sua presenza sullo sfondo che il clamore di una novità – come uno scarlatto pennuto che vola attorno a San Marco – ci lascia stupefatti.  Il grigio è il trampolino di lancio della sorpresa e della meraviglia.

E cita Chesterton:

Chesterton riservò un’attenzione cortese anche al grigio e si accorse che quando parliamo del grigiore della vita, forse, stiamo parlando di un tempo di attesa e non semplicemente di un frustrante tempo insipido. Se ne rese conto alzando gli occhi e osservando che il grigio del cielo al mattino si protende via via, col sorgere del sole, verso sfumature infinite e insolite, dal rosa al celeste, al verde, all’arancio.
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Di ritorno da un giro in montagna è questo di cui ci si accorge. Abbiamo un assoluto bisogno di immergerci nel colore. Il grigio dell’autostrada già ci sprofonda nella malinconia. L’arcobaleno, invece, è un contraccolpo al cuore.

Immuni

16 luglio 2012 Commenti disabilitati su Immuni

L’esperienza di un agnostico moderno. La vita come una scatola chiusa, un bunker. La capacità del Potere di immunizzare la coscienza. La salvezza che può arrivare solo dalla Bellezza e da una delle sue muse, l’arte.

«Quando diventai ciò che retrospettivamente chiamo un ‘agnostico’ le domande svanirono dalla mia coscienza. Occasionalmente, per avere qualcosa da discutere con un credente, le avrei fatte uscire a passeggio, ma per quanto riguarda me non erano più domande vitali. Il mio ‘agnosticismo’ non era dunque tanto una posizione, quanto un’evasione. Reagendo all’oscuro spettro del cattolicesimo mi asserragliai non in una posizione filosofica convinta, ma in qualcosa come una scatola, costruita da me, chiusa alle domande che alla mia coscienza allora parevano irrilevanti. Mi son costruito una scatola e ci ho vissuto dentro, lasciando che la logica del mondo rispondesse a tutte le mie domande. Nella società moderna non è affatto difficile per un adulto, perché così tanto delle sua realtà sono cose prefabbricate, sterili, sicure. Ci sono certo anche rischio e paura, ma, sempre con mezzi artificiali, possono benissimo essere tenuti a bada. L’arte ha sempre avuto un ruolo sociale intimamente connesso con la religione, oggi però non serve ad altro che a isolare le scatole di uomini di mezza età dalle possibili incursioni della realtà. L’arte tratta, senz’altro, delle cose fondamentali, ma le compartimenta, le  tiene a distanza,  garantendo perciò la sicurezza. Come se fosse stato vaccinato con un batterio culturale, il cittadino viene immunizzato contro l’interferenza di qualunque cosa possa provenire da oltre la sua realtà prefabbricata
John Waters, Lapsed Agnostic, capitolo 4: The Unquenchable Thirst

Qualche settimana fa il sacerdote che celebrava la messa, terminata la lettura del Vangelo, ha mostrato all’assemblea una pagina strappata del messale. Una di quelle immagini astratte, senza alcun significato, che contraddistinguono il nuovo Lezionario. L’aveva strappata per motivi pratici, sì, ma soprattutto perché brutta. Non arte sacra certamente. Finché la Chiesa non recupera la Bellezza che nei secoli passati ha “creato” e diffuso, la salute dell’anima dell’uomo non potrà che peggiorare.

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