Francesco e Antonio

27 novembre 2014 Commenti disabilitati su Francesco e Antonio

Tranquilli, prima di tutto non è un libro eretico. Si trova di peggio nelle librerie cattoliche, per esempio i libri di Vito Mancuso e Dan Brown, quindi non abbiate timore di acquistarlo, non andrete all’Inferno, per lo meno non ci andrete per averlo acquistato o addirittura letto.

Certo, il libro è critico e a volte duro con Papa Francesco, ma non più di quanto altri cattolici lo siano stati con Benedetto XVI. Quindi perché questo scandalo? Questa censura?

La prima parte è incentrata su Benedetto XVI e la rinuncia non al ministero, al quale “era impegnato sempre e per sempre dal Signore”, ma “all’esercizio attivo del ministero”, definizione sulla quale Socci si sofferma a lungo facendo leva anche sullo studio di Stefano Violi, docente alla Facoltà di Teologia di Lugano e alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, “La rinuncia di Benedetto XVI. Tra storia, diritto e coscienza”. È la parte più bella, commovente e interessante.

Nella seconda parte abbiamo l’analisi che tanto ha fatto parlare i media, quella riguardante il conclave. Sinceramente non si capisce la polemica che ne è sorta. Socci si basa esclusivamente sul libro della giornalista Elisabetta Piqué, argentina, molto amica di Bergoglio, che ha scritto la biografia del Papa “Francesco. Vita e rivoluzione”. È in questa parte che vengono descritte le fasi decisive del conclave e in cui Socci mette in rilievo una possibile violazione delle disposizioni della Universi Dominici Gregis. Le perplessità sollevate da Socci sulla regolarità del voto non siano così fantasiose, anche se forse troppo calcate e insistenti. L’autore solleva il dubbio, lecitamente, finendo per convincersi troppo facilmente della sua ricostruzione.

Seguono i passaggi più famosi e contraddittori del primo anno di Francesco. Le perplessità intorno alle interviste rilasciate a Scalfari, al Corriere, a Civiltà Cattolica. Ma non solo. Nonostante trovi le considerazioni di Socci piuttosto pertinenti e condivisibili, il fare supponente ed eccessivamente malizioso rendono questa parte piuttosto pesante.

Ultima parte riservata alle profezie che nei decenni passati farebbero cenno ai tempi presenti e futuri della Chiesa. Dalla Emmerich a Fatima, da Leone XIII alla Valtorta, fino ad arrivare a Joseph Ratzinger, che in tempi non sospetti immaginò per la Chiesa un futuro non proprio felice.

«Dalla crisi di oggi verrà fuori domani una chiesa che avrà perduto molto. Diventerà più piccola, dovrà ricominciare tutto da capo. Non potrà più riempire molti degli edifici che aveva eretto nel periodo della congiuntura alta. Oltre che perdere degli aderenti numericamente, perderà anche molti dei suoi privilegi nella società. Si presenterà in modo molto più accentuato di un tempo come la comunità della libera volontà, cui si può accedere solo per il tramite di una decisione.
Come piccola comunità solleciterà molto più fortemente l’iniziativa dei suoi singoli membri. Certamente essa conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati, che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura d’anime sarà normalmente esercitata in questo modo. Ma accanto a queste forme sarà indispensabile la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora. Ma, nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio unitrino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine […]
Sarà una chiesa interiorizzata, che non mena vanto del suo mandato politico e non flirta né con la sinistra né con la destra. Farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione le costerà anche talune buone forze. La renderà povera, la farà diventare una chiesa dei piccoli […] Si può prevedere che tutto questo richiederà del tempo […]
Ma dopo la prova di queste divisioni uscira da una chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi scopriranno allora la piccola comunitù dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta a domande che essi da sempre di nascosto si sono poste. A me sembra che si stanno preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si devono fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la chiesa del culto politico, ma la chiesa della fede.
Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte»
J. Ratzinger, Fede e futuro (1970), Queriniana, Brescia 2005, pp. 112-117. [Questo brano è una versione più estesa di quella inserita da Socci nel suo libro].

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