La saggezza dei vecchi

24 aprile 2013 Commenti disabilitati su La saggezza dei vecchi

Bellissimo articolo di Marina Corradi:

E viene da domandarsi perché, per trovare l’impronta di questa volontà positiva e comune, bisogna guardare a chi ha più di ottant’anni? Forse è perché questi due uomini sono cresciuti in anni terribili, imparando però dalla storia che un bene comune esiste e va ostinatamente cercato? E che cosa si è interrotto allora, cosa non viene più tramandato? Una poesia di Mario Luzi domandava: “E ora che cosa non ricordano, che cosa non sanno?”, alludendo quasi a una rottura nella catena delle generazioni.
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Fiat lux

18 aprile 2013 Commenti disabilitati su Fiat lux

Il sacerdote belga Georges Edouard Lemaître è il primo teorizzatore del Big Bang; egli intuì l’espansione delle galassie e ne pubblicò la teoria nel 1927, con la pubblicazione dell’ipotesi dell’atomo primigenio. La teoria inizialmente non fu accettata dalla comunità scientifica, mentre Pio XI ne intuì la genialità e la possibilità che potesse andare d’accordo con il “Fiat lux” della Genesi.

Cielo sulla terra

10 aprile 2013 Commenti disabilitati su Cielo sulla terra

“Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della chiesa”. 
Benedetto XVI

Recentemente un professore russo mi diceva che se la Chiesa d’Oriente ti fa entrare in una dimensione metafisica assistendo alla sua liturgia, Bulgakov definì la liturgia ortodossa come “Cielo sulla terra”, essa rimane “separata” dalla vita, al contrario della Chiesa in Occidente, che trasmette una fede che si fa vita, non ne è distante. Senz’altro è vero. Tuttavia è necessario difendere in Occidente ancora quel poco di liturgia sacra che picconata dopo picconata si riduce sempre di più nelle nostre chiese. Per capirne l’importanza invitiamo a leggere questo articolo di Mattia Rossi:

È sfuggito, in questi anni di convulsioni post conciliari, la natura squisitamente divina della liturgia: un affacciarsi del Cielo sulla terra, la prefigurazione terrena della Gerusalemme che, pertanto, ne deve richiamare la maestà e la gloria.

[…] Con il paramento egli [il sacerdote, ndr] non è più un uomo privato, ma “prepara” (parare) il posto a qualcun altro: e quel qualcun altro è il Re dell’Universo. Impoverire la maestosità del paramento significa, inevitabilmente, impoverire Cristo.

[…] Pio XII, emblema collettivo dell’opulenza liturgica, si dice che dormisse su tavole di legno nude e crude e seguisse modestissime diete. Ma in privato. L’ancoraggio liturgico alla tradizione fatta di mozzette, pianete e fanoni, è parziale manifestazione della Gerusalemme celeste, della liturgia degli angeli, come dice san Gregorio.

[…] B-XVI, nella scuola di liturgia delle sue messe papalici ha insegnato magnificamente questo: ristabilire il primato della liturgia, fonte e culmine della vita della chiesa, e il primato di Cristo.
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Leggi anche “Nostalgie benedettine” di Annalena Benini

Nomen omen

8 aprile 2013 Commenti disabilitati su Nomen omen

La chiesa che contiene le spoglie di s. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, è la chiesa del Santissimo Nome di Gesù a Roma, chiesa-madre della Compagnia. Ma il titolo ufficiale della chiesa è Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina. 

Il Cristo morto

2 aprile 2013 Commenti disabilitati su Il Cristo morto

Il venerdì santo sera (dopo la celebrazione della Passione di Gesù)  non era previsto l’esposizione del Cristo morto, come era invece consuetudine nella parrocchia. Le insistenti richieste delle anziane e dei fedeli al parroco e al sacrestano, però, hanno fatto sì che nella mattinata successiva del Sabato Santo il “simulacro” fosse esposto.

Il sabato sera, poche ore prima della Veglia, il sacrestano ha commentato: “Ma ormai è risorto. Perché tutti vogliono vederLo morto?”.
“Abbiamo bisogno di vedere la carne, la carnalità di Cristo”. E di mangiarla.

Papa Francesco e il “potere della grazia”/2

1 aprile 2013 Commenti disabilitati su Papa Francesco e il “potere della grazia”/2

Nel suo primo Regina Coeli, nel Lunedì dell’Angelo, Papa Francesco è tornato sul “potere della grazia”, di cui aveva già parlato nell’omelia della Messa Crismale del Giovedì Santo. Una breve ma intensa catechesi sulla “Grazia”, ecco il passaggio più significativo:

“[…] Sì, il Battesimo che ci fa figli di Dio, l’Eucaristia che ci unisce a Cristo, devono diventare vita, tradursi cioè in atteggiamenti, comportamenti, gesti, scelte. La grazia contenuta nei Sacramenti pasquali è un potenziale di rinnovamento enorme per l’esistenza personale, per la vita delle famiglie, per le relazioni sociali. Ma tutto passa attraverso il cuore umano: se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica. Questo è il potere della grazia! Senza la grazia non possiamo nulla. E con la grazia del Battesimo e della Comunione eucaristica posso diventare strumento della misericordia di Dio”.
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La grazia ci “unisce a Cristo”. Quindi non bisognerebbe titubare nel concedere l’Eucaristia il prima possibile ai bambini, anche dagli 8 anni, come si è sempre fatto. Purtroppo, per cercare “soluzioni” alla fuga dai Sacramenti delle famiglie, si tende a dispensarli più tardi. Da qualche parte la Prima Comunione viene concessa anche in prima media, in via sperimentale. Eppure “senza la grazia non possiamo fare nulla”. Che bisogno c’è di aspettare?

 

Papa Francesco e il “potere della grazia”

1 aprile 2013 Commenti disabilitati su Papa Francesco e il “potere della grazia”

Fa specie leggere di tutta questa attenzione nei confronti di Papa Francesco, attenzione “positiva”, si intende, da parte dei Mass Media. E capiamo e condividiamo certi sfoghi da parte di chi ha amato e ama Benedetto XVI. Come era capitato proprio a Benedetto XVI, scopriamo, però, andando a leggere i discorsi integrali, non piegati a proprio uso e consumo dai giornalisti e dalle testate giornalistiche, scopriamo che i discorsi hanno un significato molto più profondo di quel che ci vogliono far credere e pensare. Se prima erano piegati per denigrare Benedetto XVI, oggi lo sono per dare un’immagine pro domo sua di Papa Francesco. Un esempio, per la Messa Crismale del Giovedì Santo, il messaggio decontestualizzato è stato: “Siate pastori con l’odore delle pecore”. Messaggio bello anche preso così semplicemente, ma in verità del tutto minimo se raffrontato al discorso integrale del Papa sul ruolo e compito del sacerdote.

A parte la voluta e completa omissione del discorso sulla bellezza della liturgia di cui Papa Francesco ha parlato (“Dalla bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio“), del tutto normale in questo continuo raffronto tra la semplicità di Francesco e la presunta pomposità di Benedetto XVI, ho trovato interessantissima la parte in cui il Papa ha approfondito il ruolo del sacerdote, che non solo deve prendere “l’odore delle pecore”, ma soprattutto deve portare “il profumo dell’Unto… che giunge attraverso di noi”, perché “la grazia passa attraverso di noi”. Attenzione, “Grazia”:

“La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che prechiamo giunge alla sua vita quotidiana… E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore... Quando siamo in questa relazione con Dio e con il suo Popolo e la grazia passa attraverso di noi, allora siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini. Ciò che intendo sottolineare è che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale – ma lo è solo apparentemente – il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato, perché sa che noi lo abbiamo. Intuire e sentire, come sentì il Signore l’angoscia piena di speranza dell’emorroissa quando toccò il lembo del suo mantello. Questo momento di Gesù, in mezzo alla gente che lo circondava da tutti i lati, incarna tutta la bellezza di Aronne rivestito sacerdotalmente e con l’olio che scende sulle sue vesti. È una bellezza nascosta che risplende solo per quegli occhi pieni di fede della donna che soffriva perdite di sangue. […] Non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i corsi di autoaiuto nella vita possono essere utili, però vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente”.
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Ecco, “Vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso all’altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia“. Mai parole furono più chiare, e mai parole furono più ignorate. Sacerdoti pelagiani, cioè coloro che incitano ad essere bravi, a sforzarsi di migliorare, minimizzando “il potere della grazia”. Se ne è parlato di questo “potere della grazia” nei resoconti dei Mass Media sulla Messa Crismale celebrata da Papa Francesco? No. Perché? Perché i nemici della Chiesa vogliono sacerdoti-operatori-sociali, non “somministratori” di “Grazia”.

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