La conversione al cattolicesimo di un’intellettuale buddhista

25 marzo 2013 Commenti disabilitati su La conversione al cattolicesimo di un’intellettuale buddhista

«Guardami. Sono stata brava. Devi applaudirmi». La sera, nella luce fioca del camerone, parla sempre e solo con lui. Il suo nemico. Gli ha anche dato un nome: “il Dio degli occidentali”. Non esiste, è solo l’oggetto mentale su cui concentrarsi: da seria intellettuale buddhista lo ha scelto per scaricare la rabbia e l’angoscia. Per non morire di dolore. E per non tradire la coerenza della via di mezzo che conduce al nirvana. «Nel buddhismo non si possono provare sentimenti negativi. E Lui era l’unico a cui potevo dire cosa stavo vivendo». Prigioniera della violenza di un killing field, i campi di lavoro forzato creati dal regime di Pol Pot per realizzare l’utopia comunista.

[…]Prende la strada dei profughi verso la Thailandia e da lì, nel 1980, emigra in Francia. Una delle prime cose in cui s’imbatte, nei nuovi studi, è un’enciclica di Giovanni Paolo II, la Dives in Misericordia. «L’ho letta e, da filosofa, volevo verificarne la coerenza. Così sono andata da un prete che mi aveva aiutata appena arrivata e gli ho chiesto una copia del Vangelo. Ho iniziato a leggerlo».
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