La conversione al cattolicesimo di un’intellettuale buddhista

25 marzo 2013 Commenti disabilitati su La conversione al cattolicesimo di un’intellettuale buddhista

«Guardami. Sono stata brava. Devi applaudirmi». La sera, nella luce fioca del camerone, parla sempre e solo con lui. Il suo nemico. Gli ha anche dato un nome: “il Dio degli occidentali”. Non esiste, è solo l’oggetto mentale su cui concentrarsi: da seria intellettuale buddhista lo ha scelto per scaricare la rabbia e l’angoscia. Per non morire di dolore. E per non tradire la coerenza della via di mezzo che conduce al nirvana. «Nel buddhismo non si possono provare sentimenti negativi. E Lui era l’unico a cui potevo dire cosa stavo vivendo». Prigioniera della violenza di un killing field, i campi di lavoro forzato creati dal regime di Pol Pot per realizzare l’utopia comunista.

[…]Prende la strada dei profughi verso la Thailandia e da lì, nel 1980, emigra in Francia. Una delle prime cose in cui s’imbatte, nei nuovi studi, è un’enciclica di Giovanni Paolo II, la Dives in Misericordia. «L’ho letta e, da filosofa, volevo verificarne la coerenza. Così sono andata da un prete che mi aveva aiutata appena arrivata e gli ho chiesto una copia del Vangelo. Ho iniziato a leggerlo».
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Precisazioni di Papa Francesco

22 marzo 2013 Commenti disabilitati su Precisazioni di Papa Francesco

Francescanamente, Papa Francesco pone i punti sulle “i”, anche per confutare quei benpensanti che stanno facendo di tutto per sottolineare le differenze tra Papa Francesco e Benedetto XVI. Ecco invece la realtà:

Come sapete, ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco di Assisi, una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire, in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi possiate constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati, e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste.

Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra.
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“Gesù lo si incontra in una presenza umana”

14 marzo 2013 Commenti disabilitati su “Gesù lo si incontra in una presenza umana”

“Come vediamo, questa concezione cristianamente autentica della morale che Giussani presenta non ha niente a che vedere con i quietismi spiritualoidi di cui sono pieni gli scaffali dei supermercati religiosi oggigiorno. Inganni. E neppure con il pelagianismo così di moda nelle sue diverse e sofisticate manifestazioni. Il pelagianismo, al fondo, è rieditare la torre di Babele. I quietismi spiritualoidi sono sforzi di preghiera o di spiritualità immanente che non escono mai da se stessi. Gesù lo si incontra, analogamente a 2000 anni fa, in una presenza umana, la Chiesa, la compagnia di coloro che Egli assimila a sé, il Suo corpo, il segno e sacramento della Sua presenza”.
J.M.Bergoglio [Leggi tutto]

Vjeruju

10 marzo 2013 Commenti disabilitati su Vjeruju

E poi niente. Il Vjeruju di Gretchaninov. Un “Credo” forte, deciso.

“L’unica risposta è che s’incontri una presenza diversa”

4 marzo 2013 Commenti disabilitati su “L’unica risposta è che s’incontri una presenza diversa”

“Come ha detto Gesù: «Tutto il mondo è sottoposto alla menzogna», e, adesso, la menzogna è giunta al suo parossismo completo perché il concreto della vita è cancellato; ma la vicenda della menzogna si gioca nella persona. Infatti uno s’ammazza o uno vive come un morto, accetando d’essere morto; ed è questo, poi, il vero suicidio. Quindi è ancora nella persona che si gioca la ripresa, il risorgimento, la rivoluzione. E, tuttavia, come fa adesso ad accadere questa ripresa? È questo il punto da affrontare. Esteriormente, l’unica risposta è che s’incontri una presenza diversa; che ci si imbatta in una presenza diversa; questa presenza può fare allora da reagente, da catalizzatore delle energie ormai latitanti.

[…] E il risveglio della memoria avviene in compagnia di uno che vive già questa memoria. Non ci sono altre soluzioni. È il moltiplicarsi di queste presenze. Dice la Bibbia: «Ad ogni uomo Dio ha dato responsabilità del fratello»: uno che ha una fede anche in modo semplicemente implicito non può non conservare la fiducia nell’umano; deve perciò preoccuparsi della gente che lo circonda e diventare presenza per chiunque gli stia vicino; e, innanzitutto, per il marito, la moglie, i figli, gli amici di scuola, i compagni d’università e di lavoro. Ma se questo si verifica, è impossibile che poi queste persone non si riconoscano tra di loro, che non stabiliscano una solidarietà; che non sentano nascere tra di loro un bisogno, come dicevo prima, «sindacale». È dal moltiplicarsi di questi atomi che sorge un movimento; e un movimento allora contesta il meccanismo del potere. Però il tipo di inaridimento, il tipo di complesso nichilistico che la società ingenera, in cui la società cresce oggi la gente, questo complesso nichilistico rende stentata la ripresa di coscienza della responsabilità che si ha anche in chi conserva la fede, anche in chi conserva la fede naturale nel valore della vita; e perciò rende quasi impossibile la nascita del movimento. Comunque, secondo me, questo è l’aspetto fondamentale di un contrattacco nella società di oggi. Che la verità, che ha come suo luogo la mia persona, il mio stesso «io», si rianimi, abbia veramente il coraggio del suo essere, del suo vivere; che si renda conto di se stessa”.
[Leggi tutto: “Don Luigi Giussani, Giovanni Testori. Impetuoso dialogo tra due uomini innamorati della verità“].

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