Tolkien e la storia dello Hobbit

19 dicembre 2012 Commenti disabilitati su Tolkien e la storia dello Hobbit

E’ già uscito nelle sale il grande film tanto atteso dedicato al romanzo di Tolkien, “Lo Hobbit”, la storia del viaggio di Bilbo Baggins, una sorta di prequel de “Il Signore degli Anelli”. Per prepararsi alla visione è bene aver letto il libro, ma non solo. Ecco alcuni spunti interessanti per addentrarsi nella “mitologia” del romanzo e del romanziere.

Cosa dire, nel dettaglio, de “Lo Hobbit”? Ci sarebbero, ovviamente, da riempire pagine e pagine, ma limitiamoci a poche linee. Intanto, l’inizio: Bilbo Baggins è uno hobbit, un mezzo-uomo, una creatura piccola e attaccata alla vita comoda a benestante, alle grandi dormite, alle mangiate e alle bevute. E, soprattutto, detesta una cosa su tutte: le avventure. “Brutte, fastidiose scomode cose! Fan fare tardi a cena!”. Un giorno, però, ecco presentarsi sul suo uscio il vecchio stregone Gandalf, venuto apposta a reclutarlo per un’avventura! Ecco qui, nascosto, l’elemento cristiano. Chi è Gandalf? Come si evince dal Silmarillion, Gandalf è uno degli Ainur, creature angeliche a cui Eru, l’Uno, chiamato anche Ilùvatar (in altre parole, Dio!) affidò Arda, la Terra. Ecco dunque, che un Angelo si presenta alla porta di questa piccola e fragile creatura, e la chiama al suo grande destino. […] All’inizio non ne vuole sapere, ma qualcosa in lui, invece, brama l’avventura, e proprio questo qualcosa, alla fine, prende il sopravvento, fra l’incredulità dei Nani, che lo vedono inizialmente come un peso. Bilbo ha detto il suo “Sì” alla chiamata, un “Sì” dato liberamente e venuto dal cuore. […] Bilbo non è Achille o Sigfrido, non è il Superuomo nietzschiano, è una piccola, fragile ed impaurita creatura trovatasi di fronte ad una responsabilità all’apparenza più grande di lui, ma che riesce, nel continuo sacrificio di sé, nell’accettazione delle difficoltà e delle prove che gli si parano davanti, a terminare un viaggio che si rivelerà, alla fine, un vero e proprio pellegrinaggio interiore.
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La casa editrice tedesca, secondo le leggi del Reich, chiese a Tolkien un certificato o una auto attestazione di razza arisch, cosa che in effetti il suo cognome lasciava ben sperare. La risposta di Tolkien è un piccolo capolavoro. Alla buona creanza – “Grazie per la vostra lettera” – segue una sistematica distruzione filologica delle confuse mitologie di Hitler e compagni: “Temo di non aver capito chiaramente che cosa intendete per arisch. Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati”. Fino alla stoccata finale: “Ma se voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo tra i miei antenati non ci siano membri di quel popolo così dotato”.
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