Sesto potere: spegnere il quinto

22 novembre 2012 Commenti disabilitati su Sesto potere: spegnere il quinto

E’ curioso guardare gli spezzoni di “Quinto potere” su Youtube. Si trovano facilmente tutti i monologhi di Howard Beale, il commentatore televisivo che diviene per la sua rete una sorta di profeta solo perché permette di alzare gli ascolti, ma si trova con più difficoltà il dialogo tra Max Shumacher (William Holden) e Diana Christensen (Faye Dunaway) al termine del film, dialogo che racchiude tutto il significato dell’opera di Sidney Lumet.

Vuol proprio dire che tutti quelli che guardano il film si comportano come gli spettatori dello spettacolo di Howard Beale nella finzione, spettatori che si mettono a urlare dalla finestra solo perché il giornalista dice loro di farlo. Del resto, “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più” è uno slogan facile, banale, che ancora oggi risuona sul web sotto varie forme. Insomma, è la nemesi del film. Lumet dimostra ancora oggi che il potere della televisione (mezzo del Potere) porta ad essere degli umanoidi, dei semplici replicanti che si bevono la finta ribellione al potere (che invece è la televisione che trasmette finti slogan).

Il dialogo rivelatore, la chiave del film, è invece quello tra Max Shumacher e Diana Christensen. Il primo è uomo maturo che sa ancora distaccarsi dal mezzo televisivo per vivere nella realtà, ne sono un esempio l’amicizia con Beale, la resistenza a farne un personaggio da baraccone, fino all’amore per Diana. Questa, cinica, insensibile, fredda a qualsiasi cosa la faccia rimanere nella realtà, come donna, perde l’occasione della sua vita di redimersi con l’amore. La decisione finale di Diana su Howard Beale la condannerà completamente. Max è l’unico a rimanere uomo, “finché potrò provare piacere, sofferenze e amore”.

L’ipervitaminazione dei fanciulli

17 novembre 2012 Commenti disabilitati su L’ipervitaminazione dei fanciulli

Non sono genitore, ma so osservare. I bambini subiscono oggi un’ipervitaminazione spaventosa, e non solo fisica e biologica. È così necessario per loro?

Scrive A. A. Gill, il critico del Sunday Times, su Vanity Fair Usa di dicembre, che a sei anni la felicità è già alle spalle, rottamata, i momenti migliori dei figli sono passati, perché li stiamo allevando per il successo. […] “Dopo aver speso una grande quantità di denaro per educare i primi due figli, mi sono reso conto che non ho imparato niente. Ma nessuno di noi ha idea di quello che stiamo facendo. Io sto ai cancelli della scuola e guardo la paura negli occhi di altri padri”. Paura che i figli non siano all’altezza, che i compagni imparino la poesia a memoria più in fretta e giochino meglio a minibasket.

Secondo Gill è colpa nostra: trasmettiamo ai nostri figli la nevrotica paura del fallimento, lasciamo che assorbano le nostre surreali discussioni intorno alle migliori scuole elementari in cui iscriverli, come se solo la giusta scuola (anzi sezione migliore della scuola migliore) preparasse alla giusta università e quindi a una vita degna di essere vissuta. A essere sinceri, alle festine di compleanno (con animatore, meglio se famoso per la sua intelligenza) le madri non parlano d’altro: metodo francese, scuola americana, scuola pubblica solo con la garanzia che ci sia quella maestra bravissima di cui parlano tutti. La bambina sta soffiando su quattro candeline tremolanti, la madre è angosciata per il suo futuro, ha paura di sbagliare (sarà meglio la ginnastica ritmica o il violino?), e la canzoncina di compleanno viene cantata in otto lingue […]. “Abbiamo bisogno di ragazze au pair che parlino tre lingue e bambinaie musicali e atleti professionisti con problemi al ginocchio per insegnare il coordinamento occhio-mano. Abbiamo bisogno di ortodontisti e insegnanti di yoga e allenatori vocali e maestri di judo. Campi di scrittura creativa e di tennis e istruttori di nuoto e strateghi per gli esami. Analisti e nutrizionisti e logopedisti.
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Lo sconosciuto Platone che condanna l’omosessualità

7 novembre 2012 Commenti disabilitati su Lo sconosciuto Platone che condanna l’omosessualità

Omosessualità e Grecia antica. Un libro di Francesco Colafemmina, autore anche del blog Fides et Forma, cerca di uscire dai luoghi comuni ormai diffusi e inculcati nella mentalità dominante sul legame tra omosessualità, pedofilia e società ellenica classica.

«La promiscuità sessuale è tipica di taluni ambienti aristocratici ateniesi e Platone ci racconta anche questo. Eppure più che il soddisfacimento delle nostre pruderie storiche dovrebbe interessarci ciò che Platone ha davvero scritto sull’omosessualità: quattrocento anni prima di Cristo e duemilaquattrocento anni prima del Catechismo della Chiesa cattolica, Platone scrive che l’omosessualità è «contro natura». Nelle Leggi (636, c), ad esempio, si legge testualmente: «Il piacere di uomini con uomini e donne con donne è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere».

Dove sono?

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