Rimane la sofferenza

26 settembre 2012 Commenti disabilitati su Rimane la sofferenza

La sofferenza spiegata da un uomo, uno psicologo, che ha vissuto la terribile esperienza dei lager nazisti. Un uomo, seppur privo di vita ricettiva e vita creativa, perché privato di tutto, ha ancora la sofferenza come significato dell’esistenza.

La libertà spirituale dell’uomo, quel bene che nessuno può sottrargli finché non esala l’ultimo respiro, fa sì ch’egli trovi, fino al suo ultimo respiro, il modo di plasmare coerentemente la propria vita. Poiché non ha senso solo la vita attiva, nella quale l’uomo ha la possibilità di realizzare dei valori in modo creativo; e non ha un senso solo la vita ricettiva, cioè una vita che permette all’uomo di realizzarsi sperimentando la bellezza nel contatto con arte e natura; la vita conserva il suo senso anche quando si svolge in un campo di concentramento, quando non offre quasi più nessuna prospettiva di realizzare dei valori, creandoli o godendoli, ma lascia solamente un’ultima possibilità di comportamento moralmente valido, proprio nel modo in cui l’uomo si atteggia di fronte alla limitazione del suo essere, imposta con violenza dall’esterno. La vita creativa e quella ricettiva gli sono da tempo negate. Ma non solo la vita creativa e quella ricettiva hanno un senso: se la vita ha un significato in sé, allora deve avere un significato anche la sofferenza. La sofferenza, in qualche modo, fa parte della vita – proprio come il destino e la morte. Solo con miseria e morte, l’esistenza umana è completa!

Viktor E. Frankl, Uno psicologo nei lager

Le scoperte dell’acqua calda

25 settembre 2012 § 1 Commento

Quando la natura può più dell’educazione.

 È boom tra le bambine dell’uso dei cosmetici, con rischi per la pelle e un incremento di dermatiti da contatto o allergiche, che fanno registrare un +16,7% nella fascia di età 8-12 anni.
[Leggi tutto]

I più depressi d’Europa

18 settembre 2012 § 3 commenti

I 60enni italiani sono i più depressid’Europa (quasi l’85%) come emerge da uno studio dell’Istituto francese di studi demografici (Ined) sulla qualità di vita dei senior, pubblicato dal quotidiano Le Parisien. In Italia, solo il 15% degli uomini e il 17% delle donne di 60 anni è soddisfatto della propria vita.
[Leggi tutto]

Ora, c’è da domandarsi cosa possa portare i sessantenni di oggi ad essere depressi. È la generazione nata negli anni Cinquanta, hanno sempre vissuto in tempo di pace, erano giovanotti nel ‘Sessantotto, quindi, secondo la vulgata, se la sono anche goduta (mica come i repressi sfigati dei loro genitori e nonni). Hanno avuto le scuole migliori, le università migliori, grandi opportunità di lavoro. Hanno costruito case, villette, hanno iniziato a viaggiare, hanno imparato lingue ai loro genitori sconosciute, hanno ottenuto le leggi che facevano loro comodo, come quella sul divorzio e quella sull’aborto.
Cosa c’è dunque che non li soddisfa? O, rigirando la domanda, cosa dovrebbero avere per sentirsi “soddisfatti della loro vita” ed essere felici? Forse ciò che questa generazione, ora depressa, ha rinnegato e dimenticato, o semplicemente deriso.

Abitudine

11 settembre 2012 Commenti disabilitati su Abitudine

Cammino per vie conosciutissime e mi accorgo che non le avevo mai viste sotto quella luce. Mi accorgo della loro bellezza alle sette della sera. Con il sole ormai disteso, prima che i raggi si spengano. Ombre, colori, tutto muta. Ci abituiamo stancamente alla bellezza che ci avvolge. E del mistero in cui siamo cullati.

Il mistero della tavolozza

6 settembre 2012 § 1 Commento

I colori.
Perché i bambini sono così attratti dai colori?
Perché un tempo le case erano colorate, di rosso, di giallo, di arancione, ed ora sono scatoloni grigi?
Eppure anche il grigio ha il suo perché, come racconta Annalisa Teggi:

Il grigio con la sua tiepidezza di tono è un naturale risaltatore dei colori: è grazie alla sua presenza sullo sfondo che il clamore di una novità – come uno scarlatto pennuto che vola attorno a San Marco – ci lascia stupefatti.  Il grigio è il trampolino di lancio della sorpresa e della meraviglia.

E cita Chesterton:

Chesterton riservò un’attenzione cortese anche al grigio e si accorse che quando parliamo del grigiore della vita, forse, stiamo parlando di un tempo di attesa e non semplicemente di un frustrante tempo insipido. Se ne rese conto alzando gli occhi e osservando che il grigio del cielo al mattino si protende via via, col sorgere del sole, verso sfumature infinite e insolite, dal rosa al celeste, al verde, all’arancio.
[Leggi tutto]

Di ritorno da un giro in montagna è questo di cui ci si accorge. Abbiamo un assoluto bisogno di immergerci nel colore. Il grigio dell’autostrada già ci sprofonda nella malinconia. L’arcobaleno, invece, è un contraccolpo al cuore.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per settembre, 2012 su Quid est Veritas?.