Mistero della scienza

19 luglio 2012 § 1 Commento

«[…] Einstein è il più grande esempio di apertura di uno scienziato verso il mistero. È lo scienziato più religioso che sia mai esistito».

Che la verità non può essere mai esaurita, compresa, colta interamente. Questo mi ha colpito molto. Peraltro è un’intuizione molto presente negli scienziati, ma non nella scienza popolare, nella divulgazione. Facciamo un esempio. La forza di gravità. Si dice: gli oggetti cadono perché c’è la gravità. È sbagliato! La teoria non è la ragione per cui gli oggetti cadono. La ragione per cui gli oggetti cadono è un mistero. Non la conosciamo. La causa del movimento è nel suo senso più profondo sconosciuta. La gravità è un grande mistero: sappiamo che c’è, ma non sappiamo perché ci sia. Facciamo un altro esempio: l’entropia. La termodinamica ci mostra che la natura va verso il disordine, non verso l’ordine. Che ha una capacità distruttiva, mai costruttiva. E allora l’ordine da dove viene? Come si spiega questa contrapposizione?
Così, nell’insegnare scienza, la cosa più importante da tener presente è che ogni teoria descrive, ma non spiega. E ogni scienza ha dunque un aspetto di mistero.
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Immuni

16 luglio 2012 Commenti disabilitati su Immuni

L’esperienza di un agnostico moderno. La vita come una scatola chiusa, un bunker. La capacità del Potere di immunizzare la coscienza. La salvezza che può arrivare solo dalla Bellezza e da una delle sue muse, l’arte.

«Quando diventai ciò che retrospettivamente chiamo un ‘agnostico’ le domande svanirono dalla mia coscienza. Occasionalmente, per avere qualcosa da discutere con un credente, le avrei fatte uscire a passeggio, ma per quanto riguarda me non erano più domande vitali. Il mio ‘agnosticismo’ non era dunque tanto una posizione, quanto un’evasione. Reagendo all’oscuro spettro del cattolicesimo mi asserragliai non in una posizione filosofica convinta, ma in qualcosa come una scatola, costruita da me, chiusa alle domande che alla mia coscienza allora parevano irrilevanti. Mi son costruito una scatola e ci ho vissuto dentro, lasciando che la logica del mondo rispondesse a tutte le mie domande. Nella società moderna non è affatto difficile per un adulto, perché così tanto delle sua realtà sono cose prefabbricate, sterili, sicure. Ci sono certo anche rischio e paura, ma, sempre con mezzi artificiali, possono benissimo essere tenuti a bada. L’arte ha sempre avuto un ruolo sociale intimamente connesso con la religione, oggi però non serve ad altro che a isolare le scatole di uomini di mezza età dalle possibili incursioni della realtà. L’arte tratta, senz’altro, delle cose fondamentali, ma le compartimenta, le  tiene a distanza,  garantendo perciò la sicurezza. Come se fosse stato vaccinato con un batterio culturale, il cittadino viene immunizzato contro l’interferenza di qualunque cosa possa provenire da oltre la sua realtà prefabbricata
John Waters, Lapsed Agnostic, capitolo 4: The Unquenchable Thirst

Qualche settimana fa il sacerdote che celebrava la messa, terminata la lettura del Vangelo, ha mostrato all’assemblea una pagina strappata del messale. Una di quelle immagini astratte, senza alcun significato, che contraddistinguono il nuovo Lezionario. L’aveva strappata per motivi pratici, sì, ma soprattutto perché brutta. Non arte sacra certamente. Finché la Chiesa non recupera la Bellezza che nei secoli passati ha “creato” e diffuso, la salute dell’anima dell’uomo non potrà che peggiorare.

La luna di Ciàula

10 luglio 2012 § 2 commenti

Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima  liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassú lassú si apriva come un occhio chiaro, d’una deliziosa chiarità d’argento.
Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaría cresceva, cresceva sempre piú, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.
Possibile?
Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprí le mani nere in quella chiarità d’argento.
Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sí, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.
Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola, eccola là, la Luna… C’era la Luna! La Luna!
E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore.
Luigi Pirandello, Ciàula scopre la luna (da Novelle per un anno, vol. I, Mondadori, Milano 1956) 

Rileggere questa novella vent’anni dopo e scoprirci una poesia prima sconosciuta. Non più solo le trite osservazioni sullo sfruttamento dei lavoratori e le loro condizioni all’inizio del XX secolo, ma una condizione di vita quotidiana in cui un incontro, imprevisto, con la bellezza le dà un contraccolpo sconcertante. Ciò di cui si è sempre sentito parlare, “come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza”, entra nella propria vita come una saetta penetrante, come mai potrebbero essere le parole di chi l’ha già conosciuta. Ecco, siamo tutti un po’ come Ciàula, che trascorre la vita al buio di una miniera e allo stesso tempo ha paura del buio della notte, di ciò che è al di fuori del proprio mondo, del proprio “conosciuto”. L’imprevisto è in attesa però, sbalorditivo, sorprendente, come solo lui può esserlo.

Sindone e Fisica

4 luglio 2012 § 24 commenti

Ma il corpo come è sparito?
Risponde Baldacchini: “L’unico fenomeno conosciuto in Fisica che conduca alla sparizione completa della massa con produzione di energia equivalente è il processo di annichilazione materia-antimateria (AMA), che oggi può essere riprodotto solo a livello subatomico nei laboratori di particelle elementari, ma che è stato invece dominante subito dopo il Big Bang, cioè negli istanti iniziali di esistenza del nostro universo”.

Giuseppe Baldacchini, fisico, prende sul serio il “problema Sindone” e lo indaga in modo scientifico (come altri prima di lui). Ne è risultata una relazione sintetica in cui ha indicato il suo pensiero. Interessante l’esposizione di alcuni FATTI che escludono categoricamente l’origine medievale della Sindone (ma non sono una novità), per esempio il fatto che l'”immagine corporea” sia un negativo fotografico difficilmente riproducibile, che i chiodi siano sui polsi e non nelle mani (al contrario della iconografia classica), che sul lato destro della cassa toracica ci sia una macchia di sangue e siero (“conseguenza della morte istantanea per rottura della parete del cuore, scoperta recente della medicina”), ecc.
Ok, non è un falso. Si tratta di un poveraccio dell’antichità crocifisso, ma non di Gesù Cristo. Ma come mai l’hanno incoronato di spine? Come mai un lenzuolo costoso e pregiato è stato utilizzato per avvolgere il corpo di un condannato a morte? Perché il telo non contiene “tracce di liquidi e gas putrescenti” (prodotti dopo circa 40 ore dalla morte)? Si potrebbe rispondere a questa domanda dicendo che il corpo è stato rimosso prima. No. Non ci sono tracce di “trascinamento in corrispondenza delle macchie di sangue”.
L’illogicità di alcuni potrebbe portare a credere che qualcuno sia stato sottoposto alle stesse torture descritte dai Vangeli per creare artificialmente una reliquia. Ma con questa illogica e ridicola teoria non si spiegherebbero comunque i FATTI prima elencati.

Dunque? Il fisico Baldacchini è molto categorico: “La Sindone è stata realmente il lenzuolo utilizzato per coprire il cadavere di Gesù Cristo circa 2000 anni fa.

Dopo questa affermazione, naturalmente si passa alla ipotesi scientifica, che qui non riporterò, ma che si può leggere integralmente nella sua relazione. A me bastano alcune considerazioni:

Se la Resurrezione è realmente avvenuta, allora, secondo la mia opinione, deve anche essere stato come per la creazione dell’Universo. Infatti l’inizio del Big Bang può essere considerato un evento casuale (dagli agnostici) o sovrannaturale (dai credenti), ma il suo sviluppo è sicuramente avvenuto seguendo le leggi della Fisica.

Genuflessione

2 luglio 2012 Commenti disabilitati su Genuflessione

Povero Papa. Che con umiltà indica quali siano le azioni, i comportamenti da tenere; indicazioni ignorate dai più. I sacerdoti non le insegnano ai fedeli. I catechisti non le insegnano ai ragazzi. E così tutti in piedi al passaggio del Santissimo. Tutti in piedi alla Consacrazione. Se non seduti. Tristezza.

L’inno della Lettera ai Filippesi ci offre qui due indicazioni importanti per la nostra preghiera. La prima è l’invocazione «Signore» rivolta a Gesù Cristo, seduto alla destra del Padre: è Lui l’unico Signore della nostra vita, in mezzo ai tanti «dominatori» che la vogliono indirizzare e guidare. Per questo, è necessario avere una scala di valori in cui il primato spetta a Dio, per affermare con san Paolo: «ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore» (Fil 3,8). L’incontro con il Risorto gli ha fatto comprendere che è Lui l’unico tesoro per il quale vale la pena spendere la propria esistenza.
La seconda indicazione è la prostrazione, il «piegarsi di ogni ginocchio» nella terra e nei cieli, che richiama un’espressione del Profeta Isaia, dove indica l’adorazione che tutte le creature devono a Dio (cfr 45,23). La genuflessione davanti al Santissimo Sacramento o il mettersi in ginocchio nella preghiera esprimono proprio l’atteggiamento di adorazione di fronte a Dio, anche con il corpo. Da qui l’importanza di compiere questo gesto non per abitudine e in fretta, ma con profonda consapevolezza. Quando ci inginocchiamo davanti al Signore noi confessiamo la nostra fede in Lui, riconosciamo che è Lui l’unico Signore della nostra vita.
Benedetto XVI, Catechesi di mercoledì 27 giugno

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