I due amori

18 maggio 2012 § 2 commenti

Non ho mai capito perché la gente che può ingoiare l’enorme improbabilità di un Dio personale, si ribelli all’idea di un Diavolo personale. […] Nemico dell’amore, non è questo che si ritiene sia il Diavolo? Posso immaginarmi che se esistesse un Dio che amasse, il Diavolo sarebbe spinto a distruggere anche la più debole, la più scadente imitazione di quel suo amore.
Graham Green, Fine di una storia

Un romanzo d’amore. Un romanzo drammatico. La storia di due anime che si incontrano e si donano amore, questo è Fine di una storia. Ma si donano in modo diverso l’uno all’altra. Lei, Sara, si dona totalmente. Vuole amare in modo appassionato, totale, senza conservare nulla per sé, fino a donare se stessa, racchiudendo il suo amore in quella frase: “Non ho mai amato nulla e nessuno quanto amo te“, suscitando la seguente riflessione di un Maurice sorpreso: “La maggior parte di noi esita a fare una così completa dichiarazione; ricordiamo, prevediamo e dubitiamo. Essa non aveva dubbi. Solo il momento contava“.

Un Maurice sorpreso, perché il suo amore non va al di là della passione. Non comprende, non sopporta, non accetta, quindi non ama.

“Molti l’hanno amata”.
Padre Crompton volse gli occhi verso me come un direttore di scuola che senta un’interruzione a tergo della classe, provenienete da qualche giovincello impertinente”.
“Forse non abbastanza”.

Davvero il romanzo autobiografico di Green ci porta su un percorso d’amore forse sconosciuto ai più, quello di un amore ancora più forte di quello passionale. Ci fa intravedere l’amore come morte di sé per amore dell’altro e ci fa disprezzare l’infatuazione, l’uso consapevole dell’altro. Con la sorpresa di un terzo incomodo speciale.

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