Il bene non è inutile

9 maggio 2012 Commenti disabilitati su Il bene non è inutile

Sull’autobus un ragazzo sui sedici anni legge un libro di scuola, intento. Accanto a lui un signore sui sessant’anni lo osserva, come diviso tra simpatia e amarezza.Poi, giusto prima di scendere, gli fa: «Ragazzo, lascia perdere i libri. Non serve. In Italia, va avanti chi ruba». Poi le portiere si richiudono, l’uomo si allontana e lo studente, sorpreso, guarda gli altri viaggiatori, che non fiatano. Fissa il libro, lo chiude; e pensieroso osserva Milano scorrergli davanti, in una giornata come tante. Quanta amarezza e disincanto devono covare nell’animo di molti in Italia, perché un pensionato dica a uno sconosciuto adolescente: non studiare, ragazzo, qui non serve? […].
Può bastare una parola, magari tutta da verificare, per far precipitare chiunque nel fango, come se già tutto fosse certo, e già i giudici avessero emesso la sentenza. Fa un po’ paura questo vento, che ha in sé un odore di giacobinismo, e quasi una brutta voglia di ‘fare giustizia’ da sé; aumentando, intanto, i consensi a quelle voci che dicono che tutto è marcio, tutto da sfasciare. Ma mentre si spera che il Governo e la politica e l’Europa trovino la strada che conduca fuori da questa sacca, qualcosa almeno lo può fare ognuno di quei milioni in Italia che, magari distratti, magari lontani, comunque si riconoscono cristiani. Perché nel crescente gridare, accusare, lanciare pietre, c’è qualcosa di radicalmente non evangelico: cioè l’attitudine a sentirci, noi, del tutto innocenti. E dunque la durezza farisaica di chi ritiene, avendo la coscienza del tutto netta, di poter condannare. In una rabbia che si configura, anche, come un’eclisse della misericordia cristiana.Coscienza netta? Ma chi davvero ce l’ha, chi, osservandosi con un minimo di attenzione, davvero può ritenersi ‘a posto’? Guardando la folla eccitata a certi comizi dell’antipolitica viene da domandarsi: e voi? Mai rubato, d’accordo; sempre lavorato, bene; ma tradire la moglie o maltrattarla, o indurla a rifiutare un figlio che arriva ‘per sbaglio’; o fermarsi a sera a raccattare una ragazza molto giovane, all’angolo di una strada; o semplicemente non vedere il vecchio solo che abita alla porta accanto, niente di tutto questo vi riguarda, davvero? Perché quel «confesso che ho molto peccato in pensieri, parole, opere…» che recitiamo in chiesa la domenica, forse distrattamente, è invece un passo essenziale della coscienza cristiana: è un guardarsi dentro e saper vedere – ogni sera, come insegnavano una volta le madri – il proprio, di male, prima che quello degli altri. E in questa coscienza scoprire di avere bisogno, disperatamente, anche noi, di misericordia; coscienza che smorza l’ira e la voglia di scagliare pietre, se ci sappiamo, per primi, bisognosi di perdono.
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Marina Corradi

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