Le verità di Mauro Corona

2 maggio 2012 Commenti disabilitati su Le verità di Mauro Corona

Mauro Corona è un personaggio particolare. Lo si ricorderà come quell’uomo barbuto un po’ burbero dall’aspetto montanaro, non poco appariscente con quella bandana in testa e la canotta anche in Tv. Del resto viene da Erto, il paese della valle del Vajont, e quindi ne ha ben donde. Tuttavia, alcune settimane fa, è stato ospite ad una trasmissione televisiva, in cui ha parlato del suo ultimo libro, non più incentrato sulla natura, come i suoi precedenti, ma autobiografico. Ne viene fuori un ritratto di un uomo che ha sofferto e che, percorrendo il suo cammino – non particolarmente religioso probabilmente -, è giunto ad alcune verità, che si possono ascoltare qui dal minuto 9′ in avanti.

Verità sull’amore possessivo: “Tutti noi siamo incompiuti, tutti noi non sappiamo amare. Noi pretendiamo di amare con ricevuta di ritorno. È questo il dolore della vita”.  Verità sulla felicità egoistica: “Se vuoi perseguire la tua felicità, seppur breve o piccola, chiamiamola contentezza, lo fai, ma qualcuno ci rimane male, lo facciamo a scapito di qualcuno”. Il racconto della sua infanzia, la madre che ha tentato il suicidio con lui in braccio, il padre picchiatore, delineano una persona piena di cicatrici che, consapevolmente, sa di essere quella che è a causa di quel passato: “Non siamo figli di papà e mamma, ma di quello che ci è accaduto e questo porterà conseguenze fino alla tomba”, ma allo stesso tempo ha cercato la guarigione per se stesso, una redenzione, trovandola nella scrittura, che lo “ha liberato”. Dalla liberazione dalle ferite, alla confessione della propria storia: “Sono convinto che il proverbio ‘I panni sporchi vanno lavati in casa‘ ha distrutto l’umanità, i panni sporchi vanno lavati fuori”, “L’amore è silenzio o dovrebbe esserlo. Io ti amo e quindi sto, mi fermo lì. (…) Accettazione e anche rassegnazione. Invece non ci amiamo, siamo gelosi, possessivi arroganti, intrattabili, (…), se mi ami non devi farmi male. Invece ci facciamo male a vicenda (…), noi non ci amiamo, ci possediamo, è questo il dolore della vita”.

Le considerazioni dello scrittore bellunese sono di una verità abbagliante, perché molto umane, vissute, raggiunte forse a fatica. Tuttavia sono ancora incomplete per lui (e per noi). Perché è evidente che quelle ferite mancano di una risposta, che non può essere solo la scrittura. È evidente la necessità di una comunità alla quale raccontare la propria storia, una comunità dal quale essere compreso. È evidente il desiderio di un amore vero che c’è, ma che va incontrato. È evidente il desiderio di “confessare quello che si è, per essere perdonato”. Parole incredibilmente vere e belle quelle di Corona perché umane e perché in attesa di qualcosa che c’è e che va incontrato.

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