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24 gennaio 2012 Commenti disabilitati su Gesti

«[Dostoevskij] era un ragazzino e viveva nella proprietà del padre, era estate e lui si era allontanato da casa addentrandosi in un boschetto per prendere dei ramoscelli; all’improvviso aveva sentito una voce, o forse gli era soltanto parso di sentirla, e si era spaventato terribilmente, si era messo a correre a più non posso e correndo aveva incrociato un contadino di suo padre, che si chiamava Marej. Arrivato vicino a lui, il ragazzo si era fermato e aveva detto: «Arriva il lupo!». Erano soli, intorno non c’era nessuno. Allora il contadino Marej aveva iniziato a tranquillizzarlo, a consolarlo, gli aveva sorriso con dolcezza, e con le sue grossa dita gli aveva sfiorato le guance dicendogli: «Ma no, stai tranquillo, non c’è nessuno».
Questo è il ricordo che torna in mente a Dostoevskij venti anni dopo. E in quel momento egli si rende conto che il contadino non aveva assolutamente alcun obbligo verso di lui, un ragazzino spaventato, e che a parte Dio nessuno li poteva vedere, nessun occhio umano stava osservando la scena. Certo, chiunque avrebbe tranquillizzato un bambino, ma lui aveva dimostrato una tenerezza e una carità così grandi verso il figlio del suo padrone, l’aveva saputo confortare con tale dolcezza, che Dostoevskij, venti anni dopo, se lo ricordava ancora come una delle cose più belle della sua vita e a ventinove anni si era sorpreso a pensare: «Ecco, io adesso ho intorno ubriaconi, gente corrotta, eppure ciascuno di loro potrebbe essere quel contadino Marej, perché, in altre circostanze, quello stesso Marej avrebbe potuto finire anche lui qui nel reclusorio, e quindi in ciascuno di questi uomini che ho intorno adesso potrebbe esserci, in fondo, quel contadino che mi ha mostrato tanta carità, dolcezza e affetto». E riflettendo era giunto a constatare: «Certo, per me è molto più facile che per questo polacco, perché lui non ha ricordi come i miei».
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Pare un brano uscito da “I fratelli Karamazov” questo episodio della vita di Dostoevskij. In effetti c’è qualcosa di molto simile tra Mitja e il servo Grigorij da cui è stato allevato, in mancanza del padre.
Dunque per Dostoevskij nessun fatto è vano, nessun accadimento nella vita è trascurabile. Anche il gesto più semplice, più bello, più pulito, più generoso è utile, soprattutto se fatto con carità, gratuitamente.

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