A D.D.

7 dicembre 2011 Commenti disabilitati su A D.D.

La messa alla domenica, la confessione a Natale e Pasqua. Il “gruppo” settimanale. Qualche preghiera. Insomma la norma. Il cristiano medio che si ritiene impegnato. Fino a quando in quella Veglia di Pasqua (o era la Vigilia di Natale?), ci fu l’incontro con D.D. che minacciò la non assoluzione. Troppo tiepidismo aveva riscontrato. Troppa normalità. Poca fede. Poco amore. Come si può avere fede, del resto, se non ci si comunica tutte le domenica?

Fu un trauma. Inizialmente scattò la ribellione. Mica si è ucciso nessuno. Tipico di chi non ha capito. Tipico del cristiano tiepido del so tutto io. Poi, violentandosi, il rapporto diviene più costante, il dialogo sempre più approfondito. D.D. con pazienza e amore fa apprendere anche le cose più ostiche, addirittura la messa quotidiana, al cui solo sentirne parlare fa scattare risolini su bigottismi e dintorni. Soprattutto ai cristiani adulti, del so tutto io.

Macché bigottismi: “Dacci oggi il nostro Pane quotidiano”. E se ci cibiamo di pane quotidiano, non si capisce perché il cristiano non si debba cibare di altro Pane, il “pane elfico” di gergo tolkeniano. Anzi, il Pane di Vita di cui parla Cristo.

O come l’Adorazione Eucaristica, o l’adorazione di chi entra per pochi minuti in chiesa, alla ricerca del silenzio dentro e fuori di sè. Al solo sentirne parlare gli occhi strabuzzano. Ma di che parla? Poi al ritorno da Roma, quella battuta improvvisa: “Dopo il discorso del Papa, volevo chiamarti”.

È così. D.D. è stato colui che ha illuminato il cammino di un fedele poco fedele.
Grazie D.D.

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