Sofferenza

5 ottobre 2011 Commenti disabilitati su Sofferenza

Ricordo quando al tempo delle Superiori, noi studenti commentavamo dispregiativamente i filosofi, gli scrittori particolarmente "tristi", nostalgici, le cui considerazioni spesso si soffermavano sulla sofferenza, sul dolore, sullo struggimento, ecc. Foscolo, Leopardi, per citarne due grandissimi. E giù insofferenze e commenti irrispettosi, soprattutto verso il genio di Recanati. Eppure è proprio come dice Mounier: «Non resta che la sofferenza per riconciliarsi con le cose e con la vita stessa». Non è nell'ilarità superficiale, nella spensieratezza, che si capiscono gli altri e la vita: «Un'eccessiva salute intellettuale, un'eccessiva tranquillità in tutti i campi, è un grosso ostacolo all'equilibrio stesso del pensiero e della vita», dice ancora Mounier.

Il contrario di ciò che avviene oggi, che tutto pare, tranne che le cose vengano prese seriamente. Basta guardare la home del Corriere o di qualsiasi altro quotidiano on line. Vicino alle notizie "serie" di economia, politica, cronaca, sono poste in evidenza le notizie di gossip, di spettacolo, di cattivo gusto, di nessuna importanza. Si propina l'eccessiva tranquillità, salvo poi partire e aizzare le folle con le pandemie e i terrorismi psicologici in stile Fukushima. Ma volenti o nolenti la realtà si presenta:

«Sono contento di appartenere a una famiglia modesta. Sono contento di aver avuto una carriera piena di alti e bassi. E senza voler essere melodrammatico, ringrazio Dio per aver sofferto al momento giusto, quando, dopo la lunga crisi interiore del mio amico di P.C.N., ebbi con lei tre anni di convalescenza e di felicità anche troppo calmi: non resta che la sofferenza per riconciliarsi con le cose e con la vita stessa.
Il giorno della morte del mio amico ha messo la parola fine a tutta una giovinezza e ha portato in primo piano, tra i miei pensieri, tutto il dramma di una vita che aveva in sé il dramma di una famiglia, di una generazione, di un'umanità. Ne ho ricevuto un tale arricchimento che, nonostante l'irreparabile, ci sono delle ore e delle settimane che non vorrei non aver vissuto. E penso che sia proprio questo che manca, soprattutto a quelle anime tronfie di professori: il sacrificio accettato spontaneamente, o la prova, questo sacrificio imposto a viva forza».

«Non si è veramente grandi… fino a quando la vita non ci mette alla prova rifiutandoci nettamente, senza appello, qualcosa cui si aspira con tutto il proprio essere».

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