La scoperta di Simenon

15 settembre 2011 Commenti disabilitati su La scoperta di Simenon

Dall'alto di pregiudizi ho sempre letto molto poco della letteratura, narrativa francese. Un po' Stendhal, un po' Dumas padre e abbiamo finito. Colpa di certe reminescenze scolastiche, di certe antipatie e, appunto, di certi pregiudizi. Quest'estate però un amico ci ha parlato di Georges Simenon, il grande scrittore belga di nascita ma di lingua e cultura francese, autore di una sterminata produzione, circa 400 libri. Certo, lo conoscevo. Il padre del commissario Maigret, l'autore per eccellenza del noir, chi non lo conosce? Ma letto poco, quasi nulla. Qualcosa a scuola. Forse un libro iniziato e mai terminato. Facciamo nulla. Qui entra in gioco il nostro amico che ci ha incuriosito. Discorrendo di Simenon, della sua vita agiata, inquieta e, oseremmo dire, edonistica – due mogli, tante donne, tanti agi, ecc. – ci fa notare che lo scrittore, non credente, ha però uno sguardo sull'umano molto accentuato. Nei suoi libri, in cui spesso le situazioni descritte sono squallide e tristi, c'è un'attenta psicologia dell'uomo, di cui risalta il bisogno infinito, il desiderio del cuore incompiuto, intuito, ma non afferrato completamente dall'autore. Preso tra le mani il romanzo breve "La fuga del signor Monde", abbiamo voluto tuffarci in questo mondo di Simenon, alla ricerca di questa umanità.

Il signor Monde è un piccolo proprietario di un'azienda parigina, ereditata dal padre. Due mogli. La prima lo ha abbandonato con due bambini piccoli. La seconda pare un manichino, inespressiva, arida. Il figlio dalle tendenze ambigue. La figlia esosa. Il giorno del suo compleanno, il signor Monde non regge più quella vita ipocrita, meccanica, borghese, fatta di doveri, e se ne va, sperando che quella decisione già comporti un cambiamento dentro di lui:

«Era tutto ancora troppo nuovo per lui. La metamorfosi non era giunta al suo termine. […] Il giorno della prima comunione, al Collège Stanislas, dopo essere tornato al suo posto con aria compunta, a occhi bassi, era rimasto a lungo immobile, con il viso tra le mani, ad aspettare la metamorfosi che gli avevano annunciato».

Il cambiamento però non avviene, come non era avvenuto quello atteso alla Prima Comunione. Perché non è così che funziona. Parte verso il Sud insieme a una donna conosciuta per caso. Si trasferisce a Nizza. Qui vive in uno squallido albergo, portando avanti la sua vita squallida, senza palpiti, senza orizzonti. Lentamente. Finché non incontra la sua prima moglie. L'imprevisto che cambia la vita. Ed ecco la forza dirompente della natura dell'uomo che tracima fuori dagli argini della consuetudine entro i quali tendiamo a rinchiuderci:

«Ma sì! Ma sì! Erano tutte cose irrilevanti. In poche ore, forse in pochi minuti, non sapeva nemmeno esattamente quando, aveva fatto un salto talmente straordinario che adesso poteva guardare con fredda lucidità l'uomo e la donna che mormoravano sul pianerottolo di un albergo mentre stava per sorgere il sole.
Eppure non si era staccato dal suo corpo. Era sempre il signor Monde, anzi Désiré, Désiré certo… No! Non importa… Era un individio, che per molto tempo aveva portato in sé la propria condizione di uomo senza esserne consapevole, come altri si portano addosso senza saperlo una malattia. Era stato un uomo tra gli uomini e si era dato da fare come loro, sgomitando, a volte svogliatamente, a volte con accanimento, del tutto ignaro di dove stesse andando.
E ora, a un tratto, alla luce della luna, vedeva la vita in modo diverso, come se avesse dei portentosi raggi X.
Tutto ciò che prima aveva valore, la pelle, la polpa e la carne, ora non esisteva più, come d'altronde le apparenze e quasi tutto il resto, e al loro posto…
Ma appunto, non valeva la pena di parlarne [… ] sarebbe stato impossibile. Non era una cosa che si poteva comunicare [in corsivo nel testo]».

La realtà del signor Monde cambia. E tutto della vita precedente del signor Monde si trasfigura.

«Non sei cambiato».
E lui con quella calma che si era portato dietro e che lasciava scorgere una specie di vuoto vertiginoso, rispose:
«Sì, invece».
Solo questo. Era sereno. Era dentro la vita, mutevole e fluido come la vita stessa.

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