Maestro

14 settembre 2011 Commenti disabilitati su Maestro

Può una persona educare pur non essendo genitore?
E se sì, come può educare senza interferire nell'educazione del genitore?
Come può educare, sapendo che ciò che la persona in questione trasmette è probabilmente del tutto controcorrente rispetto a ciò che trasmettono i genitori?
Veniamo alle risposte.
Certamente ci sono altri educatori rispetto ai genitori, o almeno ci sono figure che dovrebbero essere considerate "educatori", come gli insegnanti, gli allenatori, altri adulti vicini al bambino, come i nonni, gli zii, nell'ambiente cristiano i padrini o le madrine, il parroco, il catechista, ecc.
Ognuna di queste figure, è vero, hanno una propria peculiarità. Ma non si può dire che esse non siano educatori, chi consapevolmente, chi meno, chi con il desiderio di esserlo, chi con mal sopportazione.
Tuttavia, chi – tra queste figure – si prende la responsabilità di educare? Poche credo. Soprattutto se andiamo a vedere cosa significhi veramente "educare":

"A dispetto di tutte le regole tratte dall’esperienza, e degli scopi e degli ordinamenti, egli [l'educatore] deve — con il suo intimo atteggiamento — sempre di nuovo ritornare a quella consapevolezza che non si esprime con affermazioni come: "questo bambino qui, in mezzo ad altri cinquanta", bensì dice: "tu, bambino; unico nel tuo essere – di fronte a me" chi non è capace di agire così, è un allevatore di individui utilizzabili dallo Stato; è un addestratore di abili forze economiche – ma non un vero educatore di uomini" [Etica, Morcelliana, Brescia, 2001, 895]. Ed è solo l’amore che fa guardare l’altro come "unico nel suo essere":
[Romano Guardini, cit. in La responsabilità dell'educatore, card. Carlo Caffarra]

C'è molta consolazione in questa affermazione, in questa verità sull'educatore e sull'educazione. Con questa frase ben in mente si capisce che alle domande poste all'inizio la risposta c'è ed è chiara. Sì, si è educatori anche senza essere genitori; sì, si può educare "controcorrente", perché all'educatore interesserà formare uomini e trasmettere all'educando gli strumenti per diventare uomo pieno, non "un'abile forza economica". E non importa se l'educatore vedrà poco il giovane, conta la forza degli argomenti, la forza con la quale l'educatore ha in considerazione l'educando, vuole il suo bene, il suo unico bene. E conta la libertà con cui esercita questo "voler bene", libertà che a volte il genitore non ha, priviligiando una sorta di possesso.

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