Il vecchio e il soldato

26 agosto 2011 Commenti disabilitati su Il vecchio e il soldato

La collina sembrava non finire mai. L'erba alta ostacolava il cammino. Le mosche si appiccicavano al volto sudato. Il sole picchiava inclemente sull'elmetto. Il fucile pesava sempre più. Il soldato lo spostava da una spalla all'altra. I piedi pulsavano.
Che senso aveva quella missione?
Oltre la collina non ci sarebbe stato nulla, solo un'altra collina di erba alta.
In città, nei sobborghi, nel sottosuolo si doveva andare. Non in quello spazio aperto, troppo aperto. Troppo isolato. Non avrebbe trovato nessuno. Non più oramai.
Ancora qualche passo ed avrebbe visto la valle al di là della collina.
Qual era il nome di quella collina? E il nome della valle? Il nome del ruscello? Non lo sapeva. I nomi di quei luoghi si erano ormai persi da tempo. Forse qualche vecchio o chi ancora sapeva leggere.
Finalmente il soldato raggiunse la cima. Si fermò a perlustrare. Le cime degli alberi coprivano tutto lo spazio da lì fino la linea dell'orizzonte. Si udivano il vento, gli insetti, le cicale, le mosche, ronzii. Nient'altro. Svuotò quel che rimaneva della borraccia. Portò il fucile sulla spalla destra. Ancora lo sguardo sull'orizzonte. Alberi, nient'altro che alberi. Torniamo al plotone.
Non si era neppure voltato che un suono lontano lo richiamò. Guardò di nuovo verso Est, verso quella landa boschiva e solitaria. Alberi, solo alberi. Percepì ancora quel suono lontano. Prese il binocolo e scrùtò di nuovo. Guardò giù a valle, tentato di tornare al suo plotone. Guardò di nuovo in direzione del suono. Forse proveniva da quella radura, un po' più spoglia di alberi. Ma non ne era certo.

Il soldato imbracciò il fucile. Vedeva la linea degli alberi terminare ed uno spiazzo non troppo ampio aprirsi. Ancora il suono. Non aveva smesso di rintoccare quel suono, guidandolo fino a lì.
Si appoggiò ad uno degli alberi e puntò il fucile verso quella strana costruzione di sassi nel mezzo della piccola radura. Ancora il suono. La porticina posta nel mezzo di uno dei muri si aprì e ne uscì un vecchio col bastone ed una brocca.
Il soldato ansimò. Chi poteva essere costui che viveva solo nella landa isolata? Lo aveva a tiro. Avrebbe dovuto sparare. Gli ordini erano chiari. Il vecchio si piegò a curare alcuni fiori.
Il soldato scostò il viso dal mirino del fucile. Sparagli. Rimise nel mirino il vecchio. Il grilletto era vicino a scattare.
Chi è? Chi è costui?
Di nuovo spostò il fucile e si avviò verso il vecchio.
Uscì dalla macchia degli alberi, avanzando lentamente. Imbracciò il fucile.
Il vecchio andava avanti nel suo lavoro.
– Fermo.
Il vecchio proseguì.
– Sei sordo? Fermati e voltati.
– Io sordo? Ci sono voluti una trentina di rintocchi prima che tu giungessi qui.
Rise.
– Chi sei?
– Non lo sai? Chi sei venuto a cercare tu?
Il soldato guardò indietro, verso le colline, verso il plotone. Guardò di nuovo il vecchio.
– Dimmi chi sei!
– Io sono un povero vecchio che ti stava aspettando.
Il vecchio si alzò e versò del vino nella brocca.
– Ecco prendi. Ne hai bisogno.
Il soldato titubò. Il vecchio allungò ancora di più il braccio. Il soldato afferrò il bicchiere e bevve con foga il vino. Poi si asciugò la bocca con la manica lurida.
– Hai fame?
Il soldato fece cenno di sì con la testa.
– Vieni allora. Ho preparato una cena per te.
– Per me?
Il vecchio lo guardò sorridendo.
Entrarono nella costruzione. Una tavola era apparecchiata con poche cose.
– Io non posso fermarmi.
Il soldato guardò l'uscio.
– Non dovrei essere qui.
Fece per uscire.
– Fermati. Mangiamo insieme e poi te ne potrai andare.
Il soldato era indeciso. Non erano questi gli ordini.
– Chi sei?
– Sei qui, sei venuto da me. Volevi uccidermi ma non lo hai fatto. Puoi fermarti a mangiare con me?
Il soldato si avvicinò lentamente al tavolo e si sedette.
Il vecchio iniziò a versargli una minestra. Affettò il pane e glielo porse. Versò il vino.
– Mangia!
Il soldato si abbuffò. Era da tempo che non mangiava una minestra calda.
Terminata la cena, il soldato si alzò.
– È ora che io vada.
– Va bene.
– Non mi hai ancora risposto.
– A che riguardo?
– Chi sei?
– Sono un povero vecchio che non ama stare da solo.
Il giovane lo scrutò nella luce affievolita. Riprese il fucile.
– Dovrei ucciderti, lo sai, vero?
– Amico, sono qua. Io sono felice. Abbiamo mangiato insieme. Ora fai quello che devi fare.
– Gli ordini sono precisi.
Il vecchio sorrise.
Il soldato uscì a prendere una boccata d'aria e si accese una sigaretta.
– Perché hai detto che mi stavi aspettando?
– Perché è così.
– Ma cosa vuol dire?
– Io sono qui che aspetto. Sono qui. E aspetto. Ogni tanto arriva qualcuno che riesce a sentire il rintocco.
– Ma tu hai richiamato me, un soldato che ti deve uccidere.
– Non importa. Ti aspettavo. Tu sei venuto. Ho potuto incontrarti. Avevi fame. Abbiamo mangiato insieme. Ora puoi andare. Puoi raggiungere il tuo plotone prima che faccia buio. Puoi andartene dopo avermi ucciso o puoi andartene sapendo che puoi tornare, magari portando qualche tuo commilitone.
Il soldato si avviò verso la fila di alberi. Si fermò.
Da tempo non si era sentito così bene.
Il soldato si allontanò, carico di domande. Chi era il vecchio. Perché lo aveva chiamato. Perché non aveva paura. Entrato tra gli alberi si girò imbracciando di nuovo il fucile e mirando al petto del vecchio. Gli ordini erano chiari. Nessun uomo poteva vivere liberamente. Scostò il fucile. Non avrebbe ucciso quell'uomo.

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