Imprevisti

22 agosto 2011 Commenti disabilitati su Imprevisti

«Un imprevisto è la sola speranza».
Così sostiene Silvio Cattarina, fondatore della comunità terapeutica "L'Imprevisto" di Pesaro. L'imprevisto, "un'eccedenza della realtà, una sovrabbondanza di grazia che ci viene incontro avvolgendoci di meraviglia".
Nel libro, "Torniamo a casa", Cattarina raccoglie le sue riflessioni, le sue considerazioni personali, aneddoti, fatti che colpiscono il lettore per una differente considerazioni dei "tossici". Non malati, non "perdenti", non "deboli", piuttosto giovani che hanno dentro di sé un grande desiderio, un desiderio infinito che non è stato loro mostrato e di cui hanno grande nostalgia.
Due sue considerazioni da annotare tra le tante che ho registrato leggendo e ascoltando Cattarina.
La prima è su quell'espressione che i tossici utilizzano frequentemente: "mi faccio", "mi sono fatto": «Che drammaticità, che menzogna, una cosa impossibile, "mi faccio". Non è possibile farsi e farsi da soli. Come se questa sola espressione fosse già una pesante e grande accusa. Come se dicessero: "Tu non mi hai fatto, non mi hai fatto grande e ricco di umanità, di forza, di coraggio, di bellezza… allora mi faccio io, io da solo, con le mie mani"».
La seconda è l'importanza dell'oggi, che vince sul passato.
Alla tradizionale indagine del passato, della storia personale, dei perché di una scelta, questo sviscerare, indagare, scandagliare le persone, quasi fossero oggetti da vivisezionare, contrappone il "qui e ora", l'oggi, il desiderio grande presente in ciascun uomo che va nutrito di cose belle e giuste. Non più teorie sul passato, ma la persona come è oggi. Solo partendo dall'oggi, ci si può riconciliare con il passato e magari perdonare. Come per il Cristianesimo, in cui si può sempre ripartire dall'oggi, dimenticando e perdonando il passato.
Infine quell'imprevisto che deve tenere svegli, che non ci permette di addormentarci, "la sola speranza".

"Io prego che i conti non tornino mai: vorrei che la misura con cui pensiamo e facciamo le cose non fosse la nostra. Non possiamo pensar mai di essere arrivati e di aver capito tutto".
Silvio Cattarina

Update: «Non essendo stati incontrati da qualcosa di grande ci si arrabbia con tutto e con tutti. Se quel che desideri non trova un nome, una luce, una strada ci si arrabbia. Con se stessi e con la parte più vera e bella di noi, le persone più care, i nostri genitori. Perché nessuno ci ha detto che c’è chi ha preparato per noi un banchetto splendido». […] «Il bisogno del cuore dell’uomo è così grande che o incontra una salvezza o è una vaga pena. Meglio andar via, conviene continuare la vita di prima, dico ai miei ragazzi. A meno che qualcuno salvi il passato, il presente e ci venga incontro con una bellezza infinita».
[Leggi l’intervista a Silvio Cattarina]

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