Sassolini/2

1 luglio 2011 § 3 commenti

«In questa prospettiva è impossibile negare che la nomina di Scola ad arcivescovo di Milano suona come un'umiliazione pesante, forse l'ultima, per il cattolicesimo democratico. Dopo gli episcopati di Martini e Tettamanzi la diocesi milanese era rimasta l'unico punto di riferimento nazionale per quei cattolici che ancora non hanno dimenticato le speranze conciliari di rinnovamento. Si poteva scegliere se continuare in quella linea, se moderarla o se contrastarla frontalmente. La scelta di Benedetto XVI è stata la terza. Solo così a mio avviso si spiega la sua scelta, mai vista nella storia, di trasferire un Patriarca di Venezia ad Arcivescovo di Milano, visto che da Venezia i Patriarchi sono sempre andati via solo per fare il Papa (Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I per stare al '900).
[..]
Di certo però con l'uscita di scena di Tettamanzi e l'arrivo al suo posto di un vescovo di formazione ciellina al cattolicesimo democratico non è rimasto più nulla, non un solo rappresentante dell'attuale gerarchia che lo rappresenti. Un tempo si avevano vescovi come Lercaro a Bologna, Pellegrino a Torino, Ballestrero a Bari e poi a Torino, Bettazzi a Ivrea, Tonino Bello a Molfetta, Giuseppe Casale a Foggia, Piero Rossano a Roma come ausiliare, e appunto Martini e Tettamanzi a Milano, che costituivano un punto di riferimento per i cattolici progressisti di questo paese.
[…]
Oggi non c'è più nessuno così tra i vescovi delle principali diocesi italiane, ai cattolici progressisti di questo paese è stato tolta anche l'ultima possibilità di avere un punto di riferimento nella gerarchia, e non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo visto che di Vangeli ne ha ispirati quattro, e non uno solo.
Vito Mancuso, Scola arcivescovo di Milano: "Obbedisco", La Repubblica, 29 giugno 2011

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