Buone azioni? No grazie

6 giugno 2011 § 7 commenti

Un'amministrazione prova ad inserire in uno stesso contesto residenziale studenti e portatori di handicap, con lo scopo di arrivare, a tavolino, ad un "vicinato solidare".
Il progetto fallisce miseramente. Non si crea nessun "vicinato solidale", anzi si inaspriscono gli animi tra studenti e portatori di handicap. Fino ad arrivare ad insulti scritti sui muri.
Come mai? Cosa non ha funzionato in un così ambizioso e benemerito progetto?
È l'ideologia del buonismo, la convinzione che i buoni sentimenti (senza alcun fondamento, se non vaporosi doveri civili) possano far cambiare il cuore dell'uomo. La convinzione che l'uomo è buono e che per decreto possa compiere buone azioni.
Ma la realtà è diversa. La realtà ha a che fare con uomini e donne cinici, menefreghisti, cattivi. E se non si può imporre a nessuno di compiere buone azioni, figuriamoci di "amare" il prossimo.

§ 7 risposte a Buone azioni? No grazie

  • utente anonimo scrive:

    È possibile avere un link che descriva cosa è successo con più dettagli?

    IlCensore

  • IlCensore_ scrive:

    «"Sono anni che gli studenti abitano qui e da quando ci sono spesso non si riesce a dormire. Organizzano delle feste e alla mattina i bidoni per la raccolta del vetro sono pieni di bottiglie vuote di alcolici. Il problema vero è la confusione che fanno fino a tarda notte. Noi non ce l’abbiamo con i ragazzi, ma evidentemente ci sono esigenze diverse".»

    «Nelle palazzine Acer di via Neve abitano dal 2006, da quando cioè è partito il progetto di Vicinato solidale (inserito nel servizio di quartiere di prossimità), giovani studenti del Politecinico e anziani disabili. Il progetto è stato studiato e messo in atto dalla rete formata da Politecnico, Acer e Comune di Piacenza. Questa iniziativa prevede che per 3 ore alla settimana gli studenti aiutino gli anziani disabili a fare la spesa, a comprare le medicine o a tenere compagnia ai disabili soli. Cosa che è sempre avvenuta senza problemi.»

    A me pare si tratti di normali problemi di convivenza in un quartiere abitato da studenti universitari.

    IlCensore

  • quidestveritas scrive:

    E chi dice il contrario…la riflessione parte da altri presupposti.

  • utente anonimo scrive:

    Hai scritto «Il progetto fallisce miseramente. Non si crea nessun "vicinato solidale", anzi si inaspriscono gli animi tra studenti e portatori di handicap. Fino ad arrivare ad insulti scritti sui muri.»

    L'articolo dice invece che «Questa iniziativa prevede che per 3 ore alla settimana gli studenti aiutino gli anziani disabili a fare la spesa, a comprare le medicine o a tenere compagnia ai disabili soli. Cosa che è sempre avvenuta senza problemi»

    A partire da questa premessa, attacchi il buonismo.

    Sia chiaro, a me del buonismo non me ne frega niente. Semplicemente hai scelto l'esempio sbagliato.

    IlCensore

  • quidestveritas scrive:

    La "Cosa che è sempre avvenuta senza problemi" mi sembra sia stata smentita. Comunque non mi interessa pesare il pelo nell'uovo. È evidente che la solidarietà decretata a tavolino ha dei limiti e si scontra con la natura dell'uomo. Poi se non condividi questa conclusione è un altro discorso.

  • IlCensore_ scrive:

    Smentita da chi? L'ho ripresa dall'articolo che mi hai segnalato tu.

    Quanto al "fallimento", a me pare che abbiano avuto gli stessi problemi di convivenza che si hanno nei quartieri ad alta densità di universitari.

    IlCensore

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