Sassolini

30 giugno 2011 § 2 commenti

Madonnina, sono moderatamente contento per Scola arcivescovo di Milano. Sarei stato molto contento se il Papa avesse nominato Crepaldi, moltissimo contentissimo se avesse nominato Negri. Ma nonostante Scola sia troppo teologo per i miei gusti (non c’è bisogno di teologia, c’è bisogno di Maria), nonostante lo sgarbo a Venezia a cui viene fatto sapere che il suo patriarcato vale meno di un’arcidiocesi, mi commuove l’idea che a Milano ci sia un arcivescovo cattolico. Non succedeva dal 1979. Io ho campato tutta una vita milanocentrica senza nemmeno riuscire a immaginarmelo, un arcivescovo cattolico. Ormai non ci speravo quasi più, pensavo che dopo Martini e Tettamanzi sarebbero arrivati direttamente i loro amici imam e buonanotte. Invece, Madonnina, ecco la smentita delle mie fosche previsioni: dopo tanti anni, nuovamente, ti te dominet Milan.
Camillo Langone, Il Foglio, 29 giugno 2011 

Profeti/9

28 giugno 2011 Commenti disabilitati su Profeti/9

«Quand'ero studente di liceo alla vigilia della guerra non ci saremmo assolutamente aspettati la catastrofe che ci cadeva addosso. Siamo nella stessa situazione: può essere che queste piccole rivoluzioni nei Paesi arabi mediterranei, con l'appoggio determinante della Turchia, si scarichino contro Israele: il quale per difendersi dovrà usare le bombe atomiche. Questo pericolo è stato già preavvertito nel mondo della Trascendenza alcuni anni fa: alludo alle apparizioni nel 1968 della Madonna di Zeitun in Egitto, in un momento storico pure delicatissimo».
Eugenio Corti

Urge

24 giugno 2011 Commenti disabilitati su Urge

«Il fatto che la cristianità primitiva non potesse farsi un'idea cronologicamente adatta della durata di questi "kairoì" (tempi) dei pagani, immaginandoli sicuramente piuttosto brevi, è in fin dei conti secondario. L'essenziale sta nell'affermazione fondamentale e nel preannuncio di un tale tempo, che dai discepoli, senza calcoli sulla sua durata, doveva essere ed è stato interpretato innanzitutto come un compito: realizzare ora cià che è stato annunciato e richiesto, portare cioè il Vangelo a tutte le genti.
L'instancabilità con cui Paolo era in cammino verso i popoli, per portare a tutti il messaggio, per adempiere il compito possibilmente ancora durante la sua vita – questa instancabilità, appunto, si spiega soltanto con la sua consapevolezza del significato storico ed escatologico dell'annuncio: "Una necessità mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!" (1Cor 9, 16).
In questo senso l'urgenza dell'evangelizzazione nella generazione apostolica è motivata non tanto dalla questione circa la necessità della conoscenza del Vangelo per la salvezza individuale di ogni singolo, quanto piuttosto da questa grande concezione della storia: affinché il mondo raggiunga la sua meta, il Vangelo deve arrivare a tutti i popoli. In alcuni periodi della storia, la percezione di questa urgenza si è assai indebolita, ma si è poi anche sempre riaccesa, suscitando un nuovo dinamismo nell'evangelizzazione».
Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, pp. 55 e 56

C'è una parola che ultimamente ricorre in alcune circostanze e che mi provoca particolarmente, il verbo "urgere", l'"urgenza". Che non va confusa con la parola "fretta", che è qualcosa di rabberciato. Piuttosto "urge" qualcosa che sta veramente a cuore, che vorresti poter trasmettere solo per osmosi, che vorresti che gli altri comprendessero. Ecco, quell'urgenza che avevano gli apostoli: avercela.

Stalker

22 giugno 2011 Commenti disabilitati su Stalker

Non è semplice affrontare "Stalker", il film del 1979 di Tarkovskij. Molte le interpretazioni. Molti i significati.
Cosa è la Zona?
Cos'è la Stanza?
Chi è il Professore?
Chi è lo Scienziato?
A quale senso della vita vuole giungere Tarkovskij?
E via di questo passo.

Mi interessa però il ruolo dello Stalker. Un traghettatore, un miserabile che offre la sua vita per cercare di salvare gli altri. Pare un hobbit. Si sobbarca il fardello di portare i disperati verso la felicità, attraverso un cammino tortuoso, insicuro, pericoloso, talvolta mortale, la Zona. Nel viaggio descritto dal film, inoltre, lo Stalker subisce le angherie dei due compagni di viaggio. Essi lo deridono, lo sfottono, lo sbeffeggiano, attingendo a piene mani al loro cinismo. I Sapienti, del resto, si ritengono superiori alle persone umili.
Da ricordare i monologhi dello Stalker. Oltre a quello ricordato qui, segnaliamo quello sulla Musica, in cui conclude così: «Tutto in fin dei conti ha un senso, un senso e una ragione»:  

 Lo Scrittore, tuttavia, non appare colpito dalla poesia, dalla filosofia, dal senso della vita che lo Stalker propone. Ancora prevale il cinismo, accusandolo con tipici luoghi comuni (gli stessi che in genere vengono affibiati ai sacerdoti e ai credenti):

«Zitto. Sta zitto! Ormai ho imparato a conoscerti bene. Te ne freghi tu della gente. Tu guadagni soldi sfruttando la nostra angoscia. Sì, la nostra angoscia. E non è neanche una questione di soldi… è perché qui tu te la godi. Sei signore e padrone. Tu verme pidocchioso decidi chi deve vivere e chi deve morire. Sceglie! Decide! Finalmente sono riuscito a capire il motivo per cui voi Stalker non entrate mai nella stanza. Ma perché? Qui vi ubriacate di potere, di segreti, di autorità. Quali altri desideri ci possono essere?».

Lo Stalker risponde: «Ma l'importante è solo credere. Ora potete andare».
La risposta è lì a due passi, non lontano da dove lo Scrittore pronuncia queste parole. Basterebbe entrare nella Stanza.

Costantino e dintorni/9

18 giugno 2011 Commenti disabilitati su Costantino e dintorni/9

Nonostante la dimostrata conversione, Costantino mantiene certe usanze pagane:

«Ha mantenuto la carica di pontefice massimo dei culti pagani, pubblici e privati, come faranno i suoi successori cristiani fino all'ultimo quarto del secolo. In tal modo l'impero manteneva un'apparenza pagana. […] Al momento della sua morte, nel 337, Costantino, secondo la regola ancestrale, sarà posto per decreto nel novero degli dèi, proprio dal senato di Roma, baluardo del paganesimo; [tuttavia] il corpo di questo devoto megalomane sarà invece seppellito nella chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, circondato dai monumenti dei dodici apostoli. […]La prova che Costantino volesse mantenere un'apparenza pagana si riscontra nella sua monetazione, in cui inizialmente sembra tutto immutato [con raffigurazioni di dei pagani, ndr].
[…] Fino all'ultimo decennio del IV secolo la decisione sarà quella di tollerare parzialmente il paganesimo e ancora di più i pagani. […] Tutto il IV secolo ripete che non si può mettere fretta alle coscienze, indurre a credere ricorrendo alla forza [«Non è compito della religione obbligare alla religione» Tertulliano, nota 15.».

«[…] Il primo obiettivo di Costantino è rendere un culto al vero Dio, e non cercare invano di convertire i pagani nell'intento caritatevole di risparmiare loro la dannazione e l'inferno. […] Non avendo il coraggio di abolirlo, bisognava fare concorrenza a questo culto pagano che pretendeva di aver assicurato le vittorie e la salvezza dell'impero».

In che modo? Per esempio inserendo in modo innocuo cardini cristiani, come la domenica:

«Prima di giungere alla grandissima e difficilissima riforma, il divieto di compiere sacrifici ai demoni, un colpo più indolore e ben assestato fu nel 321 l'istituzione legale del riposo domenicale da parte di Costantino. Dando prova di una scaltra macchinazione, l'imperatore impose al mondo antico, che usava un diverso calendario, il ritmo temporale della settimana in uso ancora ai giorni nostri».

Interessante l'analisi della settimana pagana riportata da Veyne:

«La nostra settimana deve tanto all'astrologia popolare pagana quanto al giudeo-cristianesimo, circostanza che ha permesso a Costantino di accontentare i cristiani senza urtare i pagani. Per una pure coincidenza [per il Veyne, a me pare un segno inconfutabile, ndr] con la settimana ebraica, la dottrina astrologica insegnava che ogni giorno era posto sotto il segno di un pianeta di cui prendeva il nome; e poiché i pianeti erano sette (tra cui il sole, che a quell'epoca si credeva girasse intorno alla terra) si finiva per avere un ritmo di sette giorni, uno dei quali (Sunday, Sonntag) era sotto il segno astrologico del Sole. Questa dottrina aveva riscosso un tale successo che i pagani, senza per questo adottare il ritmo settimanale, conoscevano i nomi astrologici dei sette giorni».

I pagani, dunque, ancor prima di entrare in contatto con la settimana ebraica composta da sette giorni, i sette giorni della Creazione, avevano anche loro una scansione del tempo di sette giorni, uno dei quali dedicato al Sole. Questo fatto – i sette giorni e il giorno del Sole -, che parrebbe una strana coincidenza ad occhi pagani e non cristiani, ai credenti appare come segno di quella Verità che è nascosta in tutte le cose, anche nelle cose pagane.

Ma proseguiamo con la decisione di Costantino:

Un'antica istituzione romana, lo iustitium (In Grecia la ekecheiria), decretava che «se, in un determinato anno, si verificava un avvenimento particolare […] i poteri pubblici decretavano un iustitium, vale a dire fissavano una giornata in cui, quell'anno, ogni attività statale e giudiziaria sarebbe stata sospesa. […] Costantino decise che d'ora in avanti vi sarebbe stato per sempre un iustitium un giorno ogni sette, il giorno del Sole [che per i cristiani divenne il giorno del Signore, Dominus > Domenica > Dimanche > Domingo, ndr]».
Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Cap. 7

Da questo capitolo appare evidente che Costantino non prese decisioni autoritarie, ma rispettò la maggioranza pagana. Quello che colpisce è la "rivoluzione silenziosa", iniziata per esempio con l'istituzione di un giorno di festa dedicata al Sole, il dio Sole per i pagani, raffigurazione di Cristo per i cristiani. Solo più tardi si vieterà il sacrificio di animali per i riti pagani e solo nel 416 sarà interdetto ai pagani l'accesso a incarichi pubblici.

Costantino e dintorni/8
Costantino e dintorni/7

Costantino e dintorni/6
Costantino e dintorni/5
Costantino e dintorni/4
Costantino e dintorni/3
Costantino e dintorni/2
Costantino e dintorni

Pedagogia

17 giugno 2011 Commenti disabilitati su Pedagogia

In retrospettiva, Gregorio Nazianzeno (+ 390 ca) ha cercato di stabilire, a partire dalla fine del tempio gerosolimitano, una specie di periodizzazione della storia delle religioni. Egli parla della pazienza di Dio, che non impone all'uomo niente di incomprensibile: Dio agisce come un buon pedagogo o un medico. Lentamente abolisce certe usanze, ne tollera altre e così porta l'uomo a fare progressi. «Non è una cosa facile cambiare costumi vigenti e da molto tempo venerati… Che cosa intendo dire? Il primo Testamento sopprimeva gli idoli, ma tollerava i sacrifici. Il secondo metteva fine ai sacrifici, ma non proibiva la circoncisione. Una volta accettata l'abolizione [di tale usanza], [gli uomini] rinunciavano a ciò che era soltanto tollerato». Nella visione del Padre della Chiesa, anche i sacrifici, pur previsti dalla Torà, appaiono come una cosa soltanto tollerata – come una tappa nel percorso verso il culto giusto – come qualcosa di provvisorio, che durante il cammino doveva essere superato e che Cristo ha superato.
Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, p. 45

Dio pedagogo nella storia (come scrive anche il nostro contemporaneo Rodney Stark), Dio pedagogo con i popoli, Dio pedagogo con la singola persona. Se ci pensiamo bene, anche un singolo uomo deve lasciare i propri idoli, i sacrifici inutili, per ritrovare un'esistenza più piena e più cosciente di sé e della realtà. Sono rari i casi in cui Dio muta un uomo dall'oggi al domani. Ci sono stati e ci saranno, André Frossard ne è un esempio recente. Ma l'agire di Dio in genere è più paziente, più lento. Non ha fretta. Devono accadere delle cose prima nella vita delle persone. A volte queste cose non saranno viste, altre volte saranno ignorate, ma prima o poi quella cosa che accade risveglia. Solo allora potranno cambiare i loro costumi venerati e quelli tollerati in un cammino verso il "culto giusto".
E se Dio non ha fretta, perché ci agitiamo così noi coi figli, con chi sappiamo che ha bisogno di cambiare, con i più "poveri"? Ricordo una simpatica maglietta che circolava non troppo tempo fa: "Rilassati! Dio esiste!"

Controinformazione

16 giugno 2011 Commenti disabilitati su Controinformazione

La tattica è quella di accusare qualcuno di soggiogare, di plagiare, di influenzare l'opinione pubblica, invitanto a non farsi soggiogare, plagiare, influenzare. Lo spiega bene Shaphiro. Chi, anche in buona fede, ma oserei dire, con ignoranza colpevole, assimila ciò che viene trasmesso in questo modo, naturalmente è portato ad accusare di falsità tutto ciò che sostiene il contrario delle sue idee (conculcate con furbizia e accolte con malizia o ignoranza, non importa), e altresì accusa gli altri di essere soggiogati, plagiati e influenzati. La tattica è portata avanti da movimenti, correnti, lobbies che detengono il potere e l'esercitano attravero i grandi mass media, che possono manipolare a loro piacimento le informazioni che decidono di divulgare, di mistificarle (ricordo per esempio il caso del finto golpe in Honduras), oppure di censurare bellamente, nascondendo, occultando, banalizzando. Ma non ci sono solo i grossi mass media. Ci sono i giornali di provincia, le catene editoriali, i supermercati, la scuola, e tanto altro.

«Occorre tenere ben presente l’influsso decisivo che ha su di noi quello che il Vangelo chiama “il mondo” e che si mostra come il nemico del formarsi stabile, dignitoso e consistente di una personalità umana. C’è una pressione fortissima da parte del mondo che ci circonda (attraverso i mass-media, o anche la scuola, la politica) che influenza e finisce per ingombrare – come un pregiudizio – qualsiasi tentativo di presa di coscienza del proprio io»
Don Luigi Giussani, Alla ricerca del volto umano

Come abbiamo detto, "il mondo" ci soggioga e ci convince che "altri" cercano di manipolarci. Mentendo.
La prova di questo è sotto gli occhi di tutti.
Quando si voleva contrastare una guerra, i media parlavano delle vittime civili. Certi movimenti organizzavano marce per la pace, manifestazioni e pacifici lanci di uova o spranghe. Ora silenzio.
Quando si vuole andare contro un Paese sovrano, assolutamente sovrano, si inventano pretesti, come il caso Honduras dimostra, come la Libia dimostra. Come l'Ungheria dimostra.
Poi, quando c'è qualcosa di scomodo: silenzio.
Cristiani perseguitati: silenzio.
Ribellione degli uiguri: silenzio.
Uiguri? I media non ne parlano (tralasciamo le "in breve"). I movimenti pacifisti non appoggiano gli uiguri. Emergency non soccorre gli uiguri. I paesi islamici, sempre pronti a difendere le proprie minoranze, li tradiscono vendendoli al governo cinese. Quello con cui fanno affari. Quello con cui fanno affari gli Stati occidentali.

Quindi? Quindi dubitare di tutte le informazioni è un dovere.
Non guardare i TG è necessario. Non leggere i giornali altrettanto.
Documentarsi con un'informazione mirata e libera (cristiana) un altrettanto dovere.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per giugno, 2011 su Quid est Veritas?.