Beato Giovanni Paolo II

2 maggio 2011 Commenti disabilitati su Beato Giovanni Paolo II

Ad un esame di Letteratura italiana, discorrendo di Guido Morselli, grande scrittore italiano, mai pienamente riconosciuto ed apprezzato, che scrisse tra le altre cose un grande romanzo come "Roma senza Papa", il professore, noto agnostico ed anche, vista la sua sanguigna fiorentinità, acceso anticlericale, reagì con l'altrettanta fiorentina ironia tagliente alla mia dichiarazione di fede e al giudizio su quel romanzo, a mio modo di vedere profetico: "Il disastro per la Chiesa cattolica – disse – è stato Giovanni Paolo II che ha affossato il Concilio Vaticano II e ha rispedito la Chiesa nel conservatorismo". Parole più, parole meno.
Per me vale più un'affermazione del genere sul valore e sulla grandezza di Giovanni Paolo II che non tanti servizi mielosi che dipingono il Papa polacco come un sentimentale sdolcinato che tutti amavano, "ma che bello che sapeva sciare ed andare in canoa". Ma a questi ha ben risposto ieri Giuliano Ferrara:

"La chiesa di sinistra, pauperista, spiritualista, parla e sparla di Pa­pa Wojtyla, oggi beato, come di uno che «faceva politica». I set­tori più tradizionali si preoccupano di ricordare che aveva una vena misti­ca profonda, e che la sua devozione mariana testimonia la profondità del­la sua fede orante. Quante sciocchez­ze e ipocrisie ­in una giornata così bel­la e importante per la chiesa universa­le e per il mondo. […] Un Papa polacco in crocia­ta per le libertà era intollerabile per i vecchi equilibri imperiali garantiti dalla oculata ma ormai intenibile Ostpolitik, l'appeasement struttura­le con il comunismo ateo e materiali­sta governato con saggezza e spirito conservatore da Agostino Casaroli e da Achille Silvestrini, quelli sì attori eminentemente politici sulla scena del mondo".
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Ieri, durante la proclamazione di Giovanni Paolo II Beato, questo è apparso evidente: cosa si ricorderà di lui la storia, la storia della Chiesa? Si ricorderà per sempre di "una roccia", come ha detto Benedetto XVI nella sua omelia, che ha guidato la Chiesa. E non si è piegato né al più terribile totalitarismo della storia, né alle sirene del progressismo che gli avrebbero dato in vita gli onori. Ma per la Chiesa e i cristiani, contano gli onori da morti, mica da vivi.

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