Mr Beaver

31 Maggio 2011 Commenti disabilitati su Mr Beaver

La famiglia. La paternità. La crescita. Il dolore. La malattia. L'amicizia.
Mr Beaver è un film complesso, che viaggia su vari binari.
Walter Black è un uomo reso solo e distrutto dalla depressione. Talmente disperato da tentare il suicidio.
La famiglia si sta allontanando da lui. Il figlio grande è già troppo lontano da lui, così la moglie. Solo il figlio piccolo resta, nella disperata ricerca di un padre.
Sembra che tutto si stia sgretolando quando una figura sorprendente, Mr Beaver, si presenta a Walker e inizia ad aiutarlo a ritrovare se stesso. È un amico Mr Beaver, che lo sprona a mostrare un lato di sé ormai cancellato dalla malattia. Grazie a questo castoro, un pupazzo, Walker recupera quella autostima che aveva perduto e riconquista la famiglia, il figlio piccolo, il lavoro, la moglie. Ma non tutto dura. Né i momenti felici di una volta erano durati, né  la malattia, né ora, di nuovo, i momenti felici. La vita è un rincorrersi di situazione felici ad altre meno felici, ma il guaio è quando si rimane soli.
Ma non è solo questo. Mr Beaver diventa talmente presente da rendere più grave la malattia di Walter. La sceneggiatura ha un nuovo sobbalzo. Walter deve allontanare da sé ciò che lo rende schiavo. E lo deve fare in modo radicale. Non ci sono vie di mezzo, non ci sono pillole che tengano. Ciò che nuoce va allontanato da sé.
Solo allora potrà riprendere il suo cammino, la riscoperta di nuovi rapporti, rappacificatori. La ristabilità fisica diventa metafora di una ristabilità interiore ritrovata.
Altri aspetti del film, come la storia della ragazza di Porter (figlio maggiore di Walter) sono parallele e danno significato alla trama principale. Tutto infatti è rivelato da quel discorso finale che Porter le ha preparato: non è vero che "va tutto bene", come sostengono insegnanti, genitori, medici, ecc. Perché nella vita non "va tutto bene". La realtà non è edulcorata come ci vogliono far credere. La realtà si presenta all'improvviso con malattie, morte, e noi non siamo preparati. Del resto: “Non tutto andrà bene nella vita, ma non bisogna per forza essere soli”.

Costantino e dintorni/8

28 Maggio 2011 § 1 Commento

Ma il sogno di Costantino, dunque, è vero o fa parte di un mito postumo?
La ricostruzione storica del Veyne pare non lasciare troppi dubbi:

«Costantino agisce subito come ci si aspettava nel caso in cui il celebre racconto della sua conversione e del sogno fosse stato vero. A cominciare dall'inverno successivo alla sua vittoria, egli fa restituire ai cristiani i beni confiscati durante le persecuzioni, senza risarcire quelli che li detenevano, e comincia a privilegiare il clero: invia denaro alla Chiesa d'Africa (ma non ai donatisti, precisa: infatti, è già al corrente dei conflitti interni) e dispensa i chierici da ogni carica e dovere in ambito pubblico, affinché possano dedicarsi al solo servizio divino, a maggio vantaggio dell'impero romano e degli uomini".
Quello stesso inverno la tradizione vuole che Costantino abbia fatto costruire per il vescovo di Roma una grande chiesa a pianta ufficiale, basilicale (l'attuale San Giovanni in Laterano).

[…] Da che cosa si poteva riconoscere la sua nuova fede? Ma da tutti i suoi comportamenti in pubblico, dalle guerre che combatteva, dalle leggi che emanava! Inoltre, aveva sempre sulla bocca il nome di Cristo, si faceva spesso il segno della croce sulla fronte, rivolgea una preghiera a Dio nel preambolo dei suoi editti, aveva fatto collocare una grande effigie del crisma all'entrata del suo palazzo: il suo biografo Eusebio non conosce prove più evidenti.

Questo "presidente" della Chiesa rinuncia a convertire coloro che ancora esitano e non si cura di sradicare il paganesimo, per dedicarsi alla missione più urgente: fare in modo che il vero Dio venga adorato in tutto l'impero e a tal fine favorire la chiesa, lasciando che si diffonda il più possibile, arricchendola, indirizzandola egli stesso nella giusta direzione e dando il buon esempio con la propria fede e con le numerose chiese di cui ordina la costruzione.

[…] In virtù del principio di uguaglianza tra le due religioni, si limita a concedere al cristianesimo gli stessi privilegi di cui il paganesimo disponeva già. Egli dispensa il clero dagli obblighi fiscali e militari, ma questo accadeva già per i sacerdoti pagani, ed estende il privilegio anche al clero ebraico; autorizza le chiese a ricevere eredità, ma i grandi templi godevano già di tale privilegio».
Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Cap. 6

 

Costantino e dintorni/7
Costantino e dintorni/6
Costantino e dintorni/5
Costantino e dintorni/4
Costantino e dintorni/3
Costantino e dintorni/2
Costantino e dintorni 

Volare

26 Maggio 2011 Commenti disabilitati su Volare

Perché non ci soddisfa mai nulla, pur avendo vite interessanti? Perché appena visti luoghi bellissimi, si desidera visitare altri luoghi altrettanto belli? Perché con la mente non facciamo che voli fantastici, sognando di andare "Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno"?
Non sosteremmo mai; voleremmo come api da un fiore a un altro.
Perché?
Credo che tutto sia stupendamente sintetizzato da questo pensero di Leopardi.

«Il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana».
Giacomo Leopardi, Pensieri, LXVIII

Pretese e attese

24 Maggio 2011 Commenti disabilitati su Pretese e attese

«Per quanto un uomo lo desideri sarà condotto dall'esistenza a scoprire che non si può avere né tutto né subito. Il tempo è una strada necessaria per la crescita della nostra umanità. Perciò è importante l'educazione all'attesa e alla gioia della scoperta. Bisogna interrogarsi su quale insegnamento Dio voglia dare alla nostra vita togliendoci ciò che ci toglie e donandoci ciò che ci dà. Entrare nella logica sconvolgente della sua provvidenza è l'unico modo per gustare il presente».
Massimo Camisasca [Intervista a Tempi]

Accettare, "gustare il presente" per quello che ci offre; pensare che è attraverso di esso che possiamo migliorare, crescere, maturare, appassionarci alla vita, cambia radicalmente le nostre giornate. Non più lamentele e sfida continua ad avvenimenti avversi, ma continue opportunità per scoprire sempre di più a cosa sia attesi.

Profeti/7

23 Maggio 2011 § 1 Commento

"Chi ha con sé il pubblico che ride, non ha bisogno di fornire spiegazioni"
T.W.Adorno

Pillole/19

20 Maggio 2011 Commenti disabilitati su Pillole/19

«Vai e non peccare più».
Padre Aldo Trento l'ha spiegata come un «Vai e stai sempre con Me».

Profeti/6

19 Maggio 2011 § 16 commenti

E se ci è arrivato Napoleone…

"È stata una guerra, un lungo combattimento durato trecento anni, cominciato dagli apostoli e proseguito dai loro successori e dall’onda delle generazioni cristiane. Dopo San Pietro i trentadue vescovi di Roma che gli sono succeduti sulla cattedra hanno, come lui, subìto il martirio. Durante i tre secoli successivi, la cattedra romana  fu un patibolo che procurava sicuramente la morte a chi veniva chiamato. […]  In questa guerra tutti i re e tutte le forze della terra si trovavano da una parte, mentre dall’altra non vedo nessun esercito, ma una misteriosa energia, alcuni uomini sparpagliati qua e là nelle varie parti del globo e che non avevano altro segno di fratellanza che una fede comune nel mistero della Croce. […] Potete concepire un morto che fa delle conquiste con un esercito fedele e del tutto devoto alla sua memoria? Potete concepire un fantasma che ha soldati senza paga, senza speranza per questo mondo e che ispira loro la perseveranza e la sopportazione di ogni genere di privazione? Questa è la storia dell’invasione e della conquista del mondo da parte del cristianesimo. Ecco il potere del Dio dei cristiani e il miracolo perpetuo del progresso della fede. […] I popoli passano, i troni crollano e la chiesa rimane. Qual è, dunque, la forza che mantiene in piedi questa chiesa, assalita dall’oceano furioso della collera e dell’odio del mondo? [….] Che abisso tra la mia profonda miseria e il regno eterno di Cristo, pregato, incensato, amato, adorato, vivo ancora in tutto l’universo”.
Napoleone Bonaparte, tratto da «La guerra contro Gesù», di Antonio Socci e recensito da Assuntina Morresi per il Sussidiario

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