Costantino e dintorni/6

9 aprile 2011 Commenti disabilitati su Costantino e dintorni/6

«La produzione di Costantino è stata molto vasta e i testi scriti di suo pugno, leggi, discorsi, editti, lettere in cui le confessioni personali non mancano, sono documenti imperiali come solo Marco Aurelio e Giuliano hanno lasciato; sono la dimostrazione, scrive Dorries, di quanto egli fosse convinto della propria missione e ogni riga testimonia del più ortodosso dei cristianesimi: Dio, Cristo, il Logos, l'Incarnazione. Talvolta la sua teologia appare ingenua, ma non è mai confusa. Non lo si può certo definire un grande teologo: le discussioni cristologiche gli sembrano "bizantine" ante litteram e ai suoi occhi non fanno altro che dividere inutilmente il popolo cristiano. Nonostante questo, bisognerebbe non averlo letto per fare di lui un "sincretista" che metteva nello stesso calderone Cristo, Apollo o il Sole, di cui non pronuncia mai il nome, se non per dire che il sole, la luna, gli astri e gli elementi sono governati dal Dio onnipotente.
Che abbiano fede o meno, gli storici oggi sono concordi nel vedere in Costantino un sincero credente. […] Per quale motivo la conversione di Costantino risulterebbe più sospetta di quella dell'imperatore indiano Asoka che si dichara profondamente buddhista? Evitiamo il tutto politico, come il tutto sociale.
[…] La "rivoluzione" costantiniana, la "svolta costantiniana" o Wende, di cui parlano gli storici tedeschi, fu religiosa e nulla più: Costantino ha insediato la chiesa nell'impero, ha assegnato al governo centrale un nuovo incarico, quello di aiutare la vera religione e in tale modo ha permesso al cristianesimo di diventare un giorno una delle grandi religioni del mondo. Egli non ha cambiato la società, né cristianizzato il diritto, e sarebbe troppo ottimista sperare che la cristianizzazione abbia migliorato i costumi. Eppure, ai suoi occhi e a quelli dei suoi contemporanei cristiani, Costantino ha fatto infinitamanete di più: grazie alla pietà che Dio nutre nei confronti degli uomini, ha potuto aprire, a un'umanità che continuava a errare nelle tenebre, la via della salvezza illuminata dall'incomparabile luce divina (Lettera al Concilio di Arles).
[…] Il lettore ricorderà che, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, Costantino aveva ricevuto in sogno la rivelazione del crisma, segno e promessa di vittoria. Certo, nulla era più consueto, all'epoca, che prendere una decisione in seguito a un sogno, considerato un messaggio giunto dal cielo. È per noi moderni che questo sogno rappresenta una singolarità storica che ha i colori del tempo e sulla quale gli storici non cessano di dissertare. […] Ricondotto al suo contenuto latente, il sogno del 312 non ha determinato la conversione di Costantino, piuttosto dimostra che egli aveva autonomamente deciso di convertirsi o, nel caso si fosse convertito già da qualche mese, di mostrare a tutti i segni della sua conversione».
Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Cap. 4

 

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