Restiamo umani

26 aprile 2011 § 4 commenti

"Restiamo umani".
Detto così come non sottoscrivere?
Rimanere umani, ritrovare la propria umanità, scoprire l'umano che c'è in noi. Vuol dire far da parte il cinismo, l'odio, l'egoismo. Vuol dire aprirsi agli altri, amare, non odiare.
Ma non solo amare chi piace a noi, ma amare tutti, indistintamente. Non vuol dire non odiare uno chiunque, ma non odiare nemmeno il nemico.
La morte di Vittorio Arrigoni mi ha molto colpito. Perché è facile avere un sentimento di giustizia e riporlo dove vogliamo noi. E vedere nell'altro solo l'ingiustizia, l'ingiusto.
Il "Restiamo umani" del povero Arrigoni è un ideale mal riposto, non per la scelta di campo (sarebbe lo stesso se a dirlo fosse stato un israeliano, parlando solo dei coloni trucidati dai palestinesi), ma perché senza una parte di quell'ideale, "L'amare il nemico", è a metà, inutile.

Settimana Santa

16 aprile 2011 § 1 Commento

La Settimana Santa si avvicina con alcune domande che ronzano in testa utili per la riflessione personale. Non vengono da me le domande, vengono da bambini di 6, 7, 9 anni:

– Perché l'hanno ucciso?
– Perché sanguina?
– Che cos'è quella cosa che gli hanno messo in testa?
– Ma ha provato dolore?

Pillole/16

14 aprile 2011 Commenti disabilitati su Pillole/16

L'umiltà porge all'uomo la vera conoscenza di sé medesimo, e questa essendo la pura verità, lo avvicina a Dio, e per conseguenza gli apporta quella vera grandezza che invano egli cerca fuori di Dio.
Beata Elena Guerra

Costantino e dintorni/6

9 aprile 2011 Commenti disabilitati su Costantino e dintorni/6

«La produzione di Costantino è stata molto vasta e i testi scriti di suo pugno, leggi, discorsi, editti, lettere in cui le confessioni personali non mancano, sono documenti imperiali come solo Marco Aurelio e Giuliano hanno lasciato; sono la dimostrazione, scrive Dorries, di quanto egli fosse convinto della propria missione e ogni riga testimonia del più ortodosso dei cristianesimi: Dio, Cristo, il Logos, l'Incarnazione. Talvolta la sua teologia appare ingenua, ma non è mai confusa. Non lo si può certo definire un grande teologo: le discussioni cristologiche gli sembrano "bizantine" ante litteram e ai suoi occhi non fanno altro che dividere inutilmente il popolo cristiano. Nonostante questo, bisognerebbe non averlo letto per fare di lui un "sincretista" che metteva nello stesso calderone Cristo, Apollo o il Sole, di cui non pronuncia mai il nome, se non per dire che il sole, la luna, gli astri e gli elementi sono governati dal Dio onnipotente.
Che abbiano fede o meno, gli storici oggi sono concordi nel vedere in Costantino un sincero credente. […] Per quale motivo la conversione di Costantino risulterebbe più sospetta di quella dell'imperatore indiano Asoka che si dichara profondamente buddhista? Evitiamo il tutto politico, come il tutto sociale.
[…] La "rivoluzione" costantiniana, la "svolta costantiniana" o Wende, di cui parlano gli storici tedeschi, fu religiosa e nulla più: Costantino ha insediato la chiesa nell'impero, ha assegnato al governo centrale un nuovo incarico, quello di aiutare la vera religione e in tale modo ha permesso al cristianesimo di diventare un giorno una delle grandi religioni del mondo. Egli non ha cambiato la società, né cristianizzato il diritto, e sarebbe troppo ottimista sperare che la cristianizzazione abbia migliorato i costumi. Eppure, ai suoi occhi e a quelli dei suoi contemporanei cristiani, Costantino ha fatto infinitamanete di più: grazie alla pietà che Dio nutre nei confronti degli uomini, ha potuto aprire, a un'umanità che continuava a errare nelle tenebre, la via della salvezza illuminata dall'incomparabile luce divina (Lettera al Concilio di Arles).
[…] Il lettore ricorderà che, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, Costantino aveva ricevuto in sogno la rivelazione del crisma, segno e promessa di vittoria. Certo, nulla era più consueto, all'epoca, che prendere una decisione in seguito a un sogno, considerato un messaggio giunto dal cielo. È per noi moderni che questo sogno rappresenta una singolarità storica che ha i colori del tempo e sulla quale gli storici non cessano di dissertare. […] Ricondotto al suo contenuto latente, il sogno del 312 non ha determinato la conversione di Costantino, piuttosto dimostra che egli aveva autonomamente deciso di convertirsi o, nel caso si fosse convertito già da qualche mese, di mostrare a tutti i segni della sua conversione».
Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Cap. 4

 

Costantino e dintorni/5
Costantino e dintorni/4
Costantino e dintorni/3
Costantino e dintorni/2
Costantino e dintorni

Calli

7 aprile 2011 Commenti disabilitati su Calli

Eppure è così chiaro, tanto è vero che Cristo utilizzava parabole prendendo a prestito la vita agreste: la parabola del seminatore, le viti, il fico che non dà frutto, la potatura, il chicco che dà frutto solo se muore…
Oggi servirebbero parabole che parlassero di automobilisti, di metropolitane e di uffici, eppure basta prendere in mano una zappa che tutto diventa facile da capire. Per rendere fertile un terreno bisogna togliere erbacce (o rovi) e sassi per non "soffocare" il seme. Bisogna seminare sì, ma attendere che il seme gettato dia frutto e non dipende da noi se darà frutto o no. Si deve irrigare certo, ma un temporale, una grandinata è sempre dietro l'angolo e su quello non abbiamo nessun potere, né controllo.
Come è semplice capire la vita, guardando la vita dei campi. Si capisce che nulla è dato per scontato, che tutto è sudore e che se si vuole ottenere frutto non c'è che da lavorare sodo, e così in ogni parte del mondo, per ogni campo, per ogni fattoria, per ogni orto, per noi, contadini e semi.
 

Micro e Macro

5 aprile 2011 § 2 commenti

Le Macro mi ricordano che nell'infinito piccolo si può vedere una traccia dell'infinito grande. Ma se mi limito ad osservare solo il "particulare", allora mi perderò tutto il resto.

017

Profeti/5

4 aprile 2011 § 1 Commento

«Ricorda, ragazzo, ricordalo sempre che la scienza degli uomini è divenuta una grande forza e soprattutto nell’ultimo secolo ha indagato su tutto ciò che di divino ci hanno tramandato i libri sacri, e dopo una spietata analisi, agli eruditi del mondo non è rimasto assolutamente più nulla di quanto prima era sacro. Ma essi hanno sezionato le singole parti, perdendo di vista l’insieme, al punto che risulta persino stupefacente una simile cecità. E invece l’intero è lì, saldo e incrollabile dinanzi ai loro occhi, come prima, e le porte dell’inferno non prevarranno su di lui. Non è forse durato per diciannove secoli e non seguita a vivere tuttora nei moti delle singole anime e nei movimenti delle masse popolari? Persino nelle anime di quegli stessi atei che hanno distrutto tutto esso continua a vivere saldo e incrollabile come prima! Poiché anche chi ha rinnegato il cristianesimo e lo combatte, nella sua intima essenza  è fatto a immagine di Cristo e tale è rimasto giacché fino a oggi né la loro sapienza né il loro ardore hanno saputo creare per l’uomo un’immagine più elevata e più degna di quella indicataci da Cristo nell’antichità. E i tentativi fatti non hanno dato che risultati aberranti».
Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov, Oscar Mondadori, p. 240-241

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