Follie! Follie!

7 marzo 2011 § 2 commenti

Violetta può passare da un piacere ad un altro.
Violetta è libera (pensa e crede di esserlo).
Violetta ama (ma di quali amori? Neppure lei si sente amata: Che dite?…ha forse alcuno cura di me?)

Poi avviene la manifestazione di un amore più grande.
Un uomo, Alfredo, che ricorda precisamente l'incontro da cui è scaturito l'amore per lei:

Un dì, felice, eterea,
mi balenaste innante,
e da quel dì tremante
vissi d'ignoto amor.
Di quell'amor ch'è l'anima
dell'universo intero,
misterioso, altero,
croce e delizia al cor.

Un modo di ricordare simile, in qualche misura, a ciò che ricordava Dante del suo incontro con Beatrice, il momento e i sentimenti suscitati:

Nove fiate già, appresso lo mio nascimento, era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la qual fu da molti chiamata Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare. [La vita nova]

E mentre la folla invita di nuovo a "goder" [La città di feste è piena, volge il tempo dei piacer; nel riposo ancor la lena si ritempri per goder], Violetta ripensa a quelle parole che hanno trafitto il suo cuore, che l'hanno ridestata, perché per la prima volta si è sentita amata:

È strano!… è strano!… in core
scolpiti ho quegli accenti!
Sarìa per mia sventura un serio amore?
Che risolvi, o turbata anima mia?…
Null'uom ancora t'accendeva… o gioia
ch'io non conobbi, essere amata amando!…
E sdegnarla poss'io
per l'aride follie del viver mio?

Ma ecco, che pur di fronte ad un incontro, a qualcosa che l'ha ridestata [e che si ripresenta nella voce fuori scena di Alfredo], anche Violetta cede ai ragionamenti, alle giustificazioni, al disimpegno, alla facilità (e superficialità) del vivere:
 

Follie!… follie!… delirio vano è questo!…
in quai sogni mi perdo,
povera donna, sola
abbandonata in questo
popoloso deserto
che appellano Parigi,
che spero or più?… che far degg'io?… Gioire,
di voluttà nei vortici finire
.

[…] Sempre libera degg'io
trasvolar di gioia in gioia,
perché ignoto al viver mio
nulla passi del piacer
.

Nasca il giorno, il giorno muoia,
sempre me la stessa trovi;
le dolcezze a me rinnovi
ma non muti il mio pensier
.

L'amore però l'avrà vinta, finché Violetta, dopo un breve periodo di felicità a fianco di Alfredo, nel terzo atto giungerà a sacrificare il suo amore affinché la sorella di lui si possa sposare con onore:

Conosca il sacrifizio
ch'io consumai d'amor
che sarà suo fin l'ultimo
sospiro del mio cor.

Un'ascesi. Una discoperta del vero amore. Una maturazione: dalla presunzione di libertà, alla vera liberazione, quella di giungere al sacrificio per un bene più alto, per un bene di un altro. Non è nulla di romantico, almeno non del tutto.
Anche musicalmente Violetta cresce. Dalle arie leggere con cui risponde alla dichiarazione intensa di Alfredo, ad un registro più profondo e drammatico della musica, che necessita di una voce più matura [grazie a C. per questa nota].

 

§ 2 risposte a Follie! Follie!

  • utente anonimo scrive:

    Grazie a te🙂
    Sacrificio, croce… tutte parole oggi un po' accantonate:( la tua riflessione su questa splendida opera è quindi particolarmente illuminante. Si dovrebbe ricordare più spesso che l'Amore è qualcosa di più della soddisfazione del piacere effimero, momentaneo. Qualcosa di più alto, che conduce anche al sacrificio, se necessario. Qualcuno, circa 2000 anni fa, ce lo aveva detto…

    C.

  • quidestveritas scrive:

    Mi si è aperto un mondo, C.🙂
    Non tutte le opere saranno come La Traviata, però, insomma, ci vuole un bello spirito profetico per far "maturare" un personaggio così, e ricordiamo che Verdi non è mai stato particolarmente "religioso", anzi probabilmente massone e, tra l'altro, ha convissuto con la Strepponi.

Che cos'è?

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