Indignazione

31 marzo 2011 Commenti disabilitati su Indignazione

« “Combattere le ingiustizie” sembra essere infatti la più elevata condotta etica che si concepisce in questa parte del mondo. Lo stato normale dell’uomo etico, secondo questa prospettiva, è l’indignazione; la sua arma, la denuncia. Ma non ha senso muovere guerra a un male o denunciarlo quando si ha il potere di impedire che questo si realizzi. Esclusa l’improbabile ipotesi di una previsione profetica della più occulte intenzioni, è possibile denunciare ingiustizie solo dopo che siano state commesse. E siccome un uomo, essendo signore dei propri atti, ha sempre il potere di astenersi dal commettere ingiustizie, segue la conclusione fatale: una etica che enfatizza soprattutto il combattimento e la denuncia è una etica che induce l’individuo più a controllare gli altri che a dominare se stesso. È un’anti-etica, che, adottata su scala nazionale, avrà come risultato trasformare il popolo […] in una orda di irresponsabili indignati. Indignati con gli altri e perfettamente soddisfatti con se stessi, nella tranquillità della falsa coscienza che, nel denunciare, crede di aver compiuto il suo massimo dovere».
Olavo de Carvalho
[Leggi tutto], via Shaphiro

Moglie e marito

30 marzo 2011 Commenti disabilitati su Moglie e marito

La moglie:
– "Mi piacerebbe fare volontariato"
Il marito:
– "Perché non inizi a fare volontariato in casa?"

Non è una battuta seria e acida di un uomo dominus, di uomo padrone nei confronti di una moglie vittima. È la semplice constatazione ragionevole di chi vede che la propria consorte è prodiga di tempo per non specificate amiche, ma miope nei confronti dei bisogni del consorte e della casa. Qual è la giusta "sottomissione" in questo caso, sottomettersi alla realtà della casa e del marito, al "prossimo" prossimo, o sottomettersi a qualcosa di lontano da sè e dalla propria vita? È naturale che in questa ultima attività vi possa essere qualcosa di buono, ma basta a supplire l'ignorare il bisogno del tuo prossimo? Il meno che si dà al prossimo è bilanciato dal bene che si dà ad un "lontano"? La "sottomissione", di cui parla Costanza Miriano, a nostro parere si riferisce anche a questo. Si cominci a fare volontariato in casa, poi verrà anche il resto.

P.s. Ci si astenga dai commenti sul "volontariato" degli uomini. Va da sé che quando si parla di amore per il prossimo, gli uomini non sono esclusi dal considerare "prossimo" la propria moglie.

Madre e padre

28 marzo 2011 § 1 Commento

I bambini hanno tanti difetti, ma di certo tra questi non c'è l'ipocrisia, tipico atteggiamente da adulti.
Sì, i bambini fanno i capricci, ma non diranno che vogliono mangiare un uovo di pasqua a colazione perché fa bene, ma solo perché ne hanno voglia, perché sì, così, semplicemente.
Al contrario gli adulti sono molto bravi a mascherare i propri desideri con una presunta oggettività. Prendiamo l'esempio della fecondazione artificiale e dell'aborto, non è tutto una mascherata ipocrisia? Da una parte il diritto alla vita, dall'altra il non riconoscimento di una vita fino ad un determinato periodo di tempo. E così via…
Poi c'è il caso dell'abolizione del lavoro per i minori di 12 anni prima, di 14 poi, di 16 ora. Giustissimo. I bambini hanno il diritto alla loro infanzia, al gioco, all'innocenza. Sempre più genitori fanno di tutto per tenere lontani i bambini dalla sofferenza reale, di un parente, di un vicino, di un conoscente. Ai funerali non vengono portati, figuriamoci al cimitero; non si può loro parlare di morte, di malattia, di sacrificio, di dolore, di sofferenza, neppure di peccato, di errori, di sbagli. Le insufficienze sono sostituite dalle lettere (F?); gli esami sono posticipati, quello di 5a elementare eliminato, quello di 3a media ridicolo come sempre.
Ora, riusciamo a preservare i bambini da tutto questo e poi?
Poi infliggiamo loro dolori enormi e ferite incancellabili permettendo la separazione tra i suoi genitori. Ipocrisia.
Ancora una volta l'esperienza semplice di un bambino non sbaglia. Il suo desiderio di ricevere amore da una madre e da un padre dimostra che tutto ciò che l'adulto costruisce di diverso è falso.

Costantino e dintorni/5

26 marzo 2011 Commenti disabilitati su Costantino e dintorni/5

Ancora su ciò che contraddistinse il cristianesimo nei primi tempi:

«Più dello spirito evangelico, o la cultura della spiritualità o ancora la futura esaltazione di Cristo sofferente e della Vergine madre, sono state sufficienti altre attrattive, sconosciute al paganesimo, a suscitare la maggior parte delle conversioni: la pietà affettuosa che respirava questa religione d'amore, il calore della comunità durante le lunghe sinassi settimanali di un culto comunitario, ecclesiale, la speranza e la gioia di un destino soprannaturale, la pace dell'anima, […]».

Dunque niente di diverso da ciò che accade ancora oggi e che attrae e affascina.
A ciò che colpiva del cristianesimo, si accompagna naturalmente anche ciò che era criticato, osteggiato, deriso. E anche qui pare non essere trascorsi 2000 anni:

«Nel II secolo si rideva dei cristiani o si mostrava nei loro confronti un'indifferenza astiosa; nel III si tuonava contro o se ne discuteva seriamente. […] I suoi avversari la criticavano come accae ai pensieri d'avanguardia: era un'invenzione molto recente, all'ultima moda, non aveva un passato, né radici nazionali […], era fatta di sofismi puerili, che si basavano su testi anacronistici. Peggio ancora, aveva una sua metafisica e imponeva un suo stile di vita e con ciò si considerava una filosofia; il fatto è che la religione è aperta a tutti, grandi o piccoli, mentre alla filosofia si deve accostare solo un'élite sociale erudita. Il cristianesimo, così, metteva nelle mani di individui di scarsa cultura ciò che sarebbe dovuto rimanere privilegio di pochi; agli occhi di questo spirito di casta, il cristianesimo era una religione insolente, fatta di poveri e schiavi.
[…] Sì, nel II-III secolo, tra i pagani colti, il cristianesimo, per la sua originalità, la sua capacità di essere toccante, il suo dinamismo e il suo senso dell'organizzazione, non lasciava indifferenti; suscitava un vivo interesse oppure un violento rifiuto. Non che il suo trionfo fosse inevitabile; al contrario, è stata la conversione di Costantino a deciderne le sorti. Questo vivo interesse spiega la sua conversione, come tutte le altre; per Costantino e per coloro che presero la sua stessa decisione fu una questione di fede personale, di convinzione sincera e disinteressata. Non si trattò del calcolo di un ideologo: solo un pregiudizio sociologista potrebbe far credere che l'imperatore cercasse nella nuova religione "i fondamenti metafisici dell'unità e della stabilità interna dell'impero"», [come, recita la nota, sostengono numerosi studiosi, tra cui Gibbon, secondo il quale la caduta dell'impero romano è dovuta all'influsso del cristianesimo].
Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Cap. 3

Costantino e dintorni/4
Costantino e dintorni/3
Costantino e dintorni/2
Costantino e dintorni

Titolo: Sposati e sii sottomessa

23 marzo 2011 § 2 commenti

La libraia mi domanda se nel libro si parla delle donne sottomesse. Le pare strano tutto questo interessamento per un libro che non è tra i best sellers di Repubblica e di Feltrinelli (Ed anche se ci fosse sarebbe – diciamo – trascurato), e di cui ha già ordinato altre copie presso la Vallecchi, non la migliore distributrice del mondo editoriale, si vede.
No, il titolo cita provocatoriamente San Paolo: "Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore", ma prosegue con: "il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo".
Ebbene, il libro, presentato su Il Foglio da una straordinaria intervista di Camillo Langone all'autrice Costanza Miriano, si intitola appunto "Spòsati e sii sottomessa – Pratica estrema per donne senza paura" – (qui il blog ad esso dedicato)è un'autentica bomba per chi è in cerca di una boccata di ossigeno, fuori dai luoghi comuni di un femminismo d'antan, chiuso in una logica di scontro e di lotta tra i sessi, che già solo a sentir parlare di "sottomissione", scatta in piedi e si allontana schifati, senza neppure ascoltare, come gli intelletturali ad Atene di fronte alla parola Resurrezione pronunciata sempre dallo stesso Paolo (uno che andava a rompere le uova nel paniere, a ben guardare…).
Il libro, di agile lettura, brioso ed ironico, si presenta come epistolario, l'autrice scrive ad amiche e ad amici per sostenerli nella scelta del matrimonio, per sostenere le donne nel loro ruolo di mogli e di madri, elargendo anche consigli da donna a donna, da moglie a moglie (o futura moglie), da amica ad amica/o, da mamma a mamma. E da credente a, nella maggior parte dei casi, non credenti. Non un manuale per giovani mogli perfette, ma un tentativo ben riuscito di far prevalere quella cosa in via d'estinzione, il buon senso che ci dice che le donne sono diverse dagli uomini e che esse hanno il compito di stare "sottomesse", cioè, poste sotto: a fondamento (del matrimonio e della vita).

Un posto così

21 marzo 2011 § 4 commenti

[…] «Mi chiamo A-Long, faccio l’operaio». Mi sono presentato così al prete che Hu mi ha fatto conoscere. È italiano (non tutti gli stranieri sono americani…). Don Paolo Costa vive in una casa vicino alla chiesa che sorge in mezzo a un mercato tradizionale cinese. Con lui vive un altro sacerdote, anche lui italiano. Entrambi sui trent’anni, come me. E vicino a loro tanta gente, taiwanesi come me, aborigeni come Hu. Niente draghi. Niente offerte di incenso e frutta. Ma tanti bambini che abbracciano le loro mamme e i loro papà. Vedevo gente che si voleva bene. Non era un film. Era vero. Così sono tornato a casa e l’ho detto a Lin Luen, che è mia moglie: voglio che i miei bambini crescano in un posto così, voglio che i miei figli sappiano cosa vuole dire essere amati.
[Leggi tutto]

Sabato mattina, tramite link, leggo questo articolo, commovente ed emozionante. Chi non vorrebbe vivere un'esperienza così? Ma non capita spesso. È quel tipo di esperienza di cristianesimo vero, originale, che trafigge e di cui non si può più fare a meno e che permette di superare quei limiti che prima o poi si riscontrano nelle persone e che rischiano di allontanare.
Domenica mattima ho assistito ad un'esperienza simile. Amici che sono scoppiati a piangere assistendo ad una messa particolarmente partecipata, celebrata da un sacerdote che predica Gesù Cristo forte e chiaro. Commossi, emozionati, hanno ringraziato, grati.
Il cristianesimo vissuto, Gesù Cristo testimoniato, non sono cose antiche e passate. Sono qui, ora.

Il tempio dei miracoli

19 marzo 2011 § 1 Commento

Che cosa è la messa per voi?

– Una preghiera
– Dove si sta in silenzio ad ascolare il sacerdote
– Un luogo buono
– Un tempio dei miracoli

Per fortuna a sei anni non è naturale rispondere: "un'assemblea".

Dove sono?

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