Imprigionati

16 febbraio 2011 § 2 commenti

«Io sono fatto così».
Come colpire un muro. E non si tratta di bambini, stavolta, ma di adulti, bloccati nella pietra. Ingessati. Incatramati.
Che non vogliono crescere, non vogliono cambiare, ascoltare, misurarsi, piegarsi, ridursi, in definitiva amare. Si piacciono così, deformi, un blocco unico di pietra.
Eppure noi dovremmo essere come blocchi di marmo sotto le mani di uno scalpellatore: miglioriamo, prendiamo forma e linea, diventiamo belli.
Da solo, certo, un blocco di marmo rimane tale.

    

Di che meravigliarsi

15 febbraio 2011 Commenti disabilitati su Di che meravigliarsi

In Principio/6

12 febbraio 2011 § 2 commenti

Ed eccoci arrivare alle conclusioni di Rodney Stark.
Al termine del libro "La scoperta di Dio", di cui abbiamo riportato alcuni brani scelti e che sono tutti sotto la titolazione "In Principio" (Etichetta: Storia), l'autore tira le somme del suo excursus sulle religioni del mondo e si pone la domanda (presupponendo l'esistenza di Dio): "tutte le religioni hanno contribuito alla scoperta di Dio? […] La risposta alla domanda deve essere: no". E individua tre criteri "tramite i quali è possibile separare le fedi in due gruppi, quelle che potrebbero rispecchiare un'effettiva ispirazione divina, nel senso che accrescono la nostra conoscenza di Dio, e quelle che non sembrano affatto ispirate".
I criteri sono: il presupposto che "Dio si riveli", la "coerenza" ("non è plausibile presumere che le sue [di Dio] rivelazioni siano completamente contraddittorie"; infine la "complessità progressiva", sul quale ci soffermiamo, riportando le considerazioni dell'autore.

«Il principio dell'accomodazione divina insegna che Dio rivela se stesso all'interno dei limiti della capacità umana di comprendere. Se applichiamo questo principio alle religioni in questione, esso significa che nel corso della storia le rivelazioni di Dio devono avere progredito dal più semplice al più complesso. Dunque, non dovremmo scoprire che delle tribù dell'Età della Pietra possedevano una piena conoscenza della Legge di Mosè, e nemmeno che concezioni di Dio più tarde siano meno complesse delle precedenti. […] Questa supposizione porta alla conclusione che se le fedi venissero ordinate in base al loro inizio, quelle ispirate mostrerebbero uno schema progressivo, vale a dire che le religioni comparse in epoche successive direbbero di più su Dio di quelle anteriori.

[…] Poi arrivarono gli antichi ebrei. È chiaro che loro contribuirono alla scoperta di Dio anche se non iniziarono da un monoteismo maturo. […] Ad ogni modo, l'evoluzione del monoteismo ebraico implicò una serie di rivelazioni […].
Il cristianesimo esempilfica la religione rivelata e offre una visione di Dio notevolmente più complessa e sfaccettata, come si confà a una fede che completa l'Antico Testamento e presenta una dottrina della salvezza più complessa.
[…] Ci si trova a dover affrontare il punto più difficile nell'identificazione del nucleo di religioni ispirate, vale a dire la valutazione dell'Islam. La rivendicazione più importante fatta da Maometto e conservata nel Corano è che l'Islam sia la parola definitiva di Dio all'umanità: Dio non promise mai di mandare un messia, tutte le fedi tranne l'ebraismo e il cristianesimo sono completamente false, e i cristiani e gli ebrei hanno corrotto a tal punto le verità di Dio che Egli mandò Maometto come ultimo profeta per guidare l'umanità fuori dall'errore. […] Forse per risolvere la questione potremmo chiederci se l'Islam è progressivo o regressivo nella sua comprensione di Dio. Non è necessario dubitare della sincerità di Maometto per concludere che la fede rivelata nel Corano e nata secoli dopo gil altri grandi monoteismi è moralmente e teologicamente regressiva. Nel sostegno delle teocrazie e nella repressione delle innovazioni, l'Islam assomiglia alle religioni di tempio delle civiltà antiche. E per quanto riguarda la scoperta di Dio, le principali concezioni di Allah lo vedono talmente imprevedibile e inconoscibile che non è possibile nemmeno supporre che sia razionale, o virtuoso, il cha ha davvero bloccato lo sviluppo di una teologia islamica – è inutile ragionare sull'irragionabile. Alcuni apologeti occidentali dell'Islam spiegano che queste evidenti "mancanze" sono dovute al fatto che la cultura araba era così "primitiva" che un messaggio più sofistivato sarebbe stato inappropriato. Ma allora perché Dio avrebbe dovuto mandare un messaggio regressivo alle tribù arabe sulla via della conversione all'ebraismo o al cristianesimo?
Dunque secondo il terzo criterio, ritengo sia inappropriato includere l'Islam nel nucleo centrale di religioni ispirate».
Rodney Stark, La scoperta di Dio, pp. 523-529

Luce da luce/2

10 febbraio 2011 Commenti disabilitati su Luce da luce/2

Dalla stessa luce, dal suo comportamento fisico, proseguendo sulla strada della valorizzazione delle arti del quadrivio, e dell'ottica geometrica in particolare, Grossatesta desume che le leggi matematiche geometriche siano l'«anima» del mondo sensibile: dalla luce come «forma prima» alla matematica come «scienza prima», dal Dio come luce a Dio come «Numerator et Mensurator primus». Questo stesso rapporto tra luce e numero si afferma anche in architettura, fino al XII secolo «un'arte da logici», divenuta preso «un'arte da ingegneri». Lo si vede chiaramente nell'abbazia di Saint Denis, dove «per la prima volta la struttura di un monumento era stata determinata col soccorso della geometria e dell'aritmetica»; nella catedrale di Chartres, in cui, come afferma Sedlmayr, «alla sua claritas come evidente potenziamento della luminosità corrisponde un'accentuata claritas dei rapporti numerici e di misura che vi vigono nonché del suo carattere di cristallo»; nelle cattedrali dell'Inghilterra, dove gli studi di ottica promossi da Grossatesta portarono a una «geometria rigorosamente fondata» che servì da «armatura alla rigida architettura» inglese.
Può essere allora suggestivo pensare che non senza una influenza diretta di Grossatesta […] la cattedrale di Lincoln appaia oggi «il più notevole monumento del Gotico del tredicesimo secolo in Inghilterra», capace di coniugare la teologia dell'Incarnazione e della storia […] alla teologia della luce, cioè all'immagine della città santa dell'Apocalisse, lucente per lo splendore abbagliante della divinità, ma anche insigne per l'ordine aritmetico e geometrico che vi si riscontra:

E io Giovanni vidi la città santa… con un muro grande, alto e dodici porte… A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. […] Colui che mi parlava aveva come misura una canna d'oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L'angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza sono eguali. (Ap. 21, 15-17)

A Lincoln la luce invade generosamente l'edificio attraverso «la prima finestra a tracery a occupare l'intera ampiezza di una chiesa inglese» – costruita proprio negli anni dell'episcopato di Grossatesta – tramite porte e vetrate intessute di simbolismi numerici, con un'abbondanza e varietà sconosciuta al romanico: tre i portali, di cui tre, quelli principali, sormontati da altrettanti rosoni, sette i rosoni della trifora centrale, all'interno della quale sono disposti in modo da apparire a gruppi di tre, con sette cerchi in quello più grande…: il tre della Trinità, della luce come suo «esempio», delle tre parti che per Grossatesta costituiscono «l'essenza della luce bianca», e lo studio dll'ottica geometrica; sette come gli spiriti di Dio – simboleggiati, nell'Apocalisse e a Saint Denis, da sette candelabri luminosi -, come i sacramenti, come i colori in cui il nostro scompone la luce e quelli dell'arcobaleno; come la somma del tre, numero divino, e del quattro, il nomero del mondo creato…
A Lincoln, ma nel gotico in generale, parallelamente all'affermazione della luce, i numeri e le figure geometriche care a Grossatesta raggiungono un'abbondanza rigogliosa, permessa anche dall'aver limitato le strutture portanti, le grandi masse romaniche, lasciando un notevole spazio alla decoratività, sui vetri e sulla pietra, traforata e smagrita, quasi spiritualizzata.
[…] Meno di due secoli dopo il Rinascimento italiano avrebbe esaltato la perfezione geometrica, enlle tante progettazioni di città ideali, a scacchiera o radiocentriche, nei celebri disegni di Leonardo […], ma soprattutto avrebbe scoperto la prospettiva artistica, la geometria applicata alla rappresentazione […]. Questa prospettiva […] era figlia dei secoli precedenti: della teologia della storia, legata alla teologia dell'Incarnazione e alla visione francescana della natura, della pittura di Giotto e della nuova spazialità dell'architettura e della statuaria gotica.
Francesco Agnoli, Roberto Grossatesta. La filosofia della luce, pp.172-178

Mission

8 febbraio 2011 Commenti disabilitati su Mission

Della serie "Chiedi e ti verrà dato". Saltuariamente perdo di vista la motivazione del blog, i motivi per cui è nato, per cui è cresciuto, ed io con esso. Sono passati ormai sei anni dal primo post ed oggi, rileggendo il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni, ho ritrovato gli stessi stimoli di allora, dalla motivazione del titolo alla mission.

«II web sta contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa. Anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvatore dell’uomo e della storia, Colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro compimento (cfr Ef 1,10). La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza; una forma che richiama lo stile di Gesù risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), i quali furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c’era nel loro cuore.

La verità che è Cristo, in ultima analisi, è la risposta piena e autentica a quel desiderio umano di relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazione massiccia ai vari social network. I credenti, testimoniando le loro più profonde convinzioni, offrono un prezioso contributo affinché il web non diventi uno strumento che riduce le persone a categorie, che cerca di manipolarle emotivamente o che permette a chi è potente di monopolizzare le opinioni altrui. Al contrario, i credenti incoraggiano tutti a mantenere vive le eterne domande dell'uomo, che testimoniano il suo desiderio di trascendenza e la nostalgia per forme di vita autentica, degna di essere vissuta. È proprio questa tensione spirituale propriamente umana che sta dietro la nostra sete di verità e di comunione e che ci spinge a comunicare con integrità e onestà».

 

In Principio/5

7 febbraio 2011 § 16 commenti

Stima dei tempi di conversioni del 50% delle popolazioni:

Conversione all'Islam  
Siria 252 anni
Iraq 253 anni
Iran 200 anni
Egitto e Nord Africa 264 anni
Spagna 247 anni
   
Impero Romano al Cristianesimo 310 anni

 

 

 

Non sorprende che a converire l'Impero al Cristianesimo ci sia voluto più tempo rispetto all'Islam. Se i cristiani avessero intrapreso i loro sforzi di conversione a Roma sotto un imperatore cristiano e con il controllo di tutte le funzioni governative, di sicuro il loro compito sarebbe stato più facile – e non ci sarebbero state persecuzioni. Piuttosto è vero il contrario, cioè che è davvero notevole il fatto che i cristiani abbiano avuto lo stesso successo dei musulmani in un periodo di tempo paragonabile.
Rodney Stark, (cit.)

In un capitolo precedente Stark sosteneva che la conversione si propaga da uomo a uomo, tramite relazioni personali e parentele. In 310 anni il Cristianesimo si propaga senza l'aiuto del "potere", al contrario, come sostiene Stark in questo brano, dell'Islam, che si è sempre propagato grazie al controllo politico. Per questo non c'è motivo di temere nulla. Il Cristianesimo tornerà (e lo sta già facendo) a contagiare da persona a persona, senza l'ausilio del 'potere'.

Come bambini/17

5 febbraio 2011 § 7 commenti

– Guarda che lo so che Dio ha creato il mondo e poi ha creato il primo uomo e la prima donna che hanno avuto due figli, uno buono e uno cattivo.
– Ah, già Caino ed Abele.
– Come ha fatto Caino ad uccidere Abele?
– Bhè, l'ha colpito con un bastone.
(Silenzio)
– Ecco perché esiste il male.

 

I bambini mica danno la colpa alla società…

Dove sono?

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