Profeti/2

23 febbraio 2011 § 1 Commento

Al tempo in cui il Santo [San Francesco] giaceva infermo a Rieti, gli fu portato un prebendario, di nome Gedeone, uomo sensuale e mondano. Giaceva in un lettuccio, colpito da grave infermità. Con le lacrime agli occhi, implorava da Francesco – e lo chiedevano anche tutti i presenti – di benedirlo tracciando su di lui un segno di croce.
– Come ti posso benedire – rispose il Santo – se tu hai vissuto tutta la tua vita secondo i desideri della carne, senza mai temere i giudizi di Dio? Tuttavia, per le preghiere di questi tuoi intercessori, ti segnerò col segno della Croce nel nome del Signore. Tu, però, ricordati che sarai colpito da disgrazie ancora maggiori se, una volta guarito, tornassi alle tue brutture. Difatti, per il peccato d'ingratitudine vengono inflitti sempre dei castighi più gravi dei precedenti.
Tracciato, quindi, un segno di croce sull'infermo, questi, che giaceva tutto rattrappito, all'istante si levò dal letto perfettamente guarito.
– Sono stato liberato dal mio male! – esclamò, infatti, lodando il Signore.
Molti dei presenti sentirono poi scricchiolare le ossa della sua schiena, come quando si spezza con le mani della legna secca.
Passato un po' di tempo, però, l'uomo, dimentico di Dio, abbandonò di nuovo il suo corpo alle impudicizie. Ma ecco che una sera, avendo cenato in casa di un canonico ed esser rimasto lì per la notte a dormire, il tetto della casa improvvisamente crollò travolgendo tutti. Ma, mentre tutti gli altri sfuggirono alla morte, quel disgraziato, e lui soltanto, vi rimase imprigionato e ucciso.
Nel giusto giudizio di Dio, dunque, l'ultima condizione di quell'uomo divenne peggiore della prima (Mt. 12,45).
E ciò a causa del peccato d'ingratitudine e del disprezzo di Dio. Perché la gratitudine per il perdono ricevuto è un dovere; mentre la colpa, quando è ripetuta, dispiace doppiamente al Signore.
San Bonaventura, Vita di San Francesco, Cap.XI , n. 5.

Verità sorprendenti escono fuori da questo breve episodio della vita di San Francesco. Verità ormai omesse e taciute, forse addirittura smentite e contraddette. Non è un caso che in molti non fanno più recitare l'"Atto di dolore" in quanto contiene quel "perché peccando ho meritato i tuoi castighi" o vorrebbero che si mutasse il "non ci indurre in tentazione" del Padre nostro. D'accordo, non è da queste paure che parte la conversione, come ben dimostra il prebendario Gedeone, tuttavia non si deve neppure avere il timore di dire ciò che Francesco – il pacifista? – spiattella con sincerità.

§ Una risposta a Profeti/2

  • ago86 scrive:

    Matteo 12,43: “Quando lo spirito immondo esce da un uomo se ne va per i luoghi aridi… e la condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima”

Che cos'è?

Stai leggendo Profeti/2 su Quid est Veritas?.

Meta

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: