In Principio/6

12 febbraio 2011 § 2 commenti

Ed eccoci arrivare alle conclusioni di Rodney Stark.
Al termine del libro "La scoperta di Dio", di cui abbiamo riportato alcuni brani scelti e che sono tutti sotto la titolazione "In Principio" (Etichetta: Storia), l'autore tira le somme del suo excursus sulle religioni del mondo e si pone la domanda (presupponendo l'esistenza di Dio): "tutte le religioni hanno contribuito alla scoperta di Dio? […] La risposta alla domanda deve essere: no". E individua tre criteri "tramite i quali è possibile separare le fedi in due gruppi, quelle che potrebbero rispecchiare un'effettiva ispirazione divina, nel senso che accrescono la nostra conoscenza di Dio, e quelle che non sembrano affatto ispirate".
I criteri sono: il presupposto che "Dio si riveli", la "coerenza" ("non è plausibile presumere che le sue [di Dio] rivelazioni siano completamente contraddittorie"; infine la "complessità progressiva", sul quale ci soffermiamo, riportando le considerazioni dell'autore.

«Il principio dell'accomodazione divina insegna che Dio rivela se stesso all'interno dei limiti della capacità umana di comprendere. Se applichiamo questo principio alle religioni in questione, esso significa che nel corso della storia le rivelazioni di Dio devono avere progredito dal più semplice al più complesso. Dunque, non dovremmo scoprire che delle tribù dell'Età della Pietra possedevano una piena conoscenza della Legge di Mosè, e nemmeno che concezioni di Dio più tarde siano meno complesse delle precedenti. […] Questa supposizione porta alla conclusione che se le fedi venissero ordinate in base al loro inizio, quelle ispirate mostrerebbero uno schema progressivo, vale a dire che le religioni comparse in epoche successive direbbero di più su Dio di quelle anteriori.

[…] Poi arrivarono gli antichi ebrei. È chiaro che loro contribuirono alla scoperta di Dio anche se non iniziarono da un monoteismo maturo. […] Ad ogni modo, l'evoluzione del monoteismo ebraico implicò una serie di rivelazioni […].
Il cristianesimo esempilfica la religione rivelata e offre una visione di Dio notevolmente più complessa e sfaccettata, come si confà a una fede che completa l'Antico Testamento e presenta una dottrina della salvezza più complessa.
[…] Ci si trova a dover affrontare il punto più difficile nell'identificazione del nucleo di religioni ispirate, vale a dire la valutazione dell'Islam. La rivendicazione più importante fatta da Maometto e conservata nel Corano è che l'Islam sia la parola definitiva di Dio all'umanità: Dio non promise mai di mandare un messia, tutte le fedi tranne l'ebraismo e il cristianesimo sono completamente false, e i cristiani e gli ebrei hanno corrotto a tal punto le verità di Dio che Egli mandò Maometto come ultimo profeta per guidare l'umanità fuori dall'errore. […] Forse per risolvere la questione potremmo chiederci se l'Islam è progressivo o regressivo nella sua comprensione di Dio. Non è necessario dubitare della sincerità di Maometto per concludere che la fede rivelata nel Corano e nata secoli dopo gil altri grandi monoteismi è moralmente e teologicamente regressiva. Nel sostegno delle teocrazie e nella repressione delle innovazioni, l'Islam assomiglia alle religioni di tempio delle civiltà antiche. E per quanto riguarda la scoperta di Dio, le principali concezioni di Allah lo vedono talmente imprevedibile e inconoscibile che non è possibile nemmeno supporre che sia razionale, o virtuoso, il cha ha davvero bloccato lo sviluppo di una teologia islamica – è inutile ragionare sull'irragionabile. Alcuni apologeti occidentali dell'Islam spiegano che queste evidenti "mancanze" sono dovute al fatto che la cultura araba era così "primitiva" che un messaggio più sofistivato sarebbe stato inappropriato. Ma allora perché Dio avrebbe dovuto mandare un messaggio regressivo alle tribù arabe sulla via della conversione all'ebraismo o al cristianesimo?
Dunque secondo il terzo criterio, ritengo sia inappropriato includere l'Islam nel nucleo centrale di religioni ispirate».
Rodney Stark, La scoperta di Dio, pp. 523-529

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