Luce da luce/2

10 febbraio 2011 Commenti disabilitati su Luce da luce/2

Dalla stessa luce, dal suo comportamento fisico, proseguendo sulla strada della valorizzazione delle arti del quadrivio, e dell'ottica geometrica in particolare, Grossatesta desume che le leggi matematiche geometriche siano l'«anima» del mondo sensibile: dalla luce come «forma prima» alla matematica come «scienza prima», dal Dio come luce a Dio come «Numerator et Mensurator primus». Questo stesso rapporto tra luce e numero si afferma anche in architettura, fino al XII secolo «un'arte da logici», divenuta preso «un'arte da ingegneri». Lo si vede chiaramente nell'abbazia di Saint Denis, dove «per la prima volta la struttura di un monumento era stata determinata col soccorso della geometria e dell'aritmetica»; nella catedrale di Chartres, in cui, come afferma Sedlmayr, «alla sua claritas come evidente potenziamento della luminosità corrisponde un'accentuata claritas dei rapporti numerici e di misura che vi vigono nonché del suo carattere di cristallo»; nelle cattedrali dell'Inghilterra, dove gli studi di ottica promossi da Grossatesta portarono a una «geometria rigorosamente fondata» che servì da «armatura alla rigida architettura» inglese.
Può essere allora suggestivo pensare che non senza una influenza diretta di Grossatesta […] la cattedrale di Lincoln appaia oggi «il più notevole monumento del Gotico del tredicesimo secolo in Inghilterra», capace di coniugare la teologia dell'Incarnazione e della storia […] alla teologia della luce, cioè all'immagine della città santa dell'Apocalisse, lucente per lo splendore abbagliante della divinità, ma anche insigne per l'ordine aritmetico e geometrico che vi si riscontra:

E io Giovanni vidi la città santa… con un muro grande, alto e dodici porte… A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. […] Colui che mi parlava aveva come misura una canna d'oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L'angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza sono eguali. (Ap. 21, 15-17)

A Lincoln la luce invade generosamente l'edificio attraverso «la prima finestra a tracery a occupare l'intera ampiezza di una chiesa inglese» – costruita proprio negli anni dell'episcopato di Grossatesta – tramite porte e vetrate intessute di simbolismi numerici, con un'abbondanza e varietà sconosciuta al romanico: tre i portali, di cui tre, quelli principali, sormontati da altrettanti rosoni, sette i rosoni della trifora centrale, all'interno della quale sono disposti in modo da apparire a gruppi di tre, con sette cerchi in quello più grande…: il tre della Trinità, della luce come suo «esempio», delle tre parti che per Grossatesta costituiscono «l'essenza della luce bianca», e lo studio dll'ottica geometrica; sette come gli spiriti di Dio – simboleggiati, nell'Apocalisse e a Saint Denis, da sette candelabri luminosi -, come i sacramenti, come i colori in cui il nostro scompone la luce e quelli dell'arcobaleno; come la somma del tre, numero divino, e del quattro, il nomero del mondo creato…
A Lincoln, ma nel gotico in generale, parallelamente all'affermazione della luce, i numeri e le figure geometriche care a Grossatesta raggiungono un'abbondanza rigogliosa, permessa anche dall'aver limitato le strutture portanti, le grandi masse romaniche, lasciando un notevole spazio alla decoratività, sui vetri e sulla pietra, traforata e smagrita, quasi spiritualizzata.
[…] Meno di due secoli dopo il Rinascimento italiano avrebbe esaltato la perfezione geometrica, enlle tante progettazioni di città ideali, a scacchiera o radiocentriche, nei celebri disegni di Leonardo […], ma soprattutto avrebbe scoperto la prospettiva artistica, la geometria applicata alla rappresentazione […]. Questa prospettiva […] era figlia dei secoli precedenti: della teologia della storia, legata alla teologia dell'Incarnazione e alla visione francescana della natura, della pittura di Giotto e della nuova spazialità dell'architettura e della statuaria gotica.
Francesco Agnoli, Roberto Grossatesta. La filosofia della luce, pp.172-178

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