In Principio/5

7 febbraio 2011 § 16 commenti

Stima dei tempi di conversioni del 50% delle popolazioni:

Conversione all'Islam  
Siria 252 anni
Iraq 253 anni
Iran 200 anni
Egitto e Nord Africa 264 anni
Spagna 247 anni
   
Impero Romano al Cristianesimo 310 anni

 

 

 

Non sorprende che a converire l'Impero al Cristianesimo ci sia voluto più tempo rispetto all'Islam. Se i cristiani avessero intrapreso i loro sforzi di conversione a Roma sotto un imperatore cristiano e con il controllo di tutte le funzioni governative, di sicuro il loro compito sarebbe stato più facile – e non ci sarebbero state persecuzioni. Piuttosto è vero il contrario, cioè che è davvero notevole il fatto che i cristiani abbiano avuto lo stesso successo dei musulmani in un periodo di tempo paragonabile.
Rodney Stark, (cit.)

In un capitolo precedente Stark sosteneva che la conversione si propaga da uomo a uomo, tramite relazioni personali e parentele. In 310 anni il Cristianesimo si propaga senza l'aiuto del "potere", al contrario, come sostiene Stark in questo brano, dell'Islam, che si è sempre propagato grazie al controllo politico. Per questo non c'è motivo di temere nulla. Il Cristianesimo tornerà (e lo sta già facendo) a contagiare da persona a persona, senza l'ausilio del 'potere'.

§ 16 risposte a In Principio/5

  • ago86 scrive:

    Sai che c'è qualcuno che dice che "l'islam è arrivato pacificamente, con nessuna apostasia da parte cristiana"?

  • quidestveritas scrive:

    Sull'Islam c'è un inspiegabile accodiscendenza da parte di certi studiosi, storici e sociologi.
    I dati però sono inoppugnabili. Quello che ha fatto l'Islam occupando il potere, il cristianesimo l'ha fatto in poco più tempo e senza appoggi politici, anzi con le persecuzioni.

  • utente anonimo scrive:

    Non ho capito una cosa: Stark afferma che in 310 anni metà della popolazione dell'Impero romano fosse cristiana? Dato che dice esplicitamente che si riferisce ad un periodo precedente al sostegno imperiale alla Chiesa, immagino i 310 anni si riferiscano al periodo tra Gesù e Costantino, giusto?

    E secondo Stark, all'ascesa al trono di Costantino la metà della popolazione romana era cristiana?

    IlCensore

  • utente anonimo scrive:

    «Non ho capito una cosa: […]»
    Traduzione : "Nego che: […]. Porta prove così le rigetto e ti pseudo-dimostro che […] è falso".

    Ateofago

    P.S. E comunque, Costantino mica da questo grande aiuto… religio licita … e non poteva neanche rifiutarsi (anzi, c'è chi parla di opportunismo), perché i cristiani erano ormai troppi.

  • utente anonimo scrive:

    Quindi? Stark afferma che nel 310 il 50% dell'Impero romano era cristiano, o ho capito male io?

    IlCensore

  • utente anonimo scrive:

    Io sono Ateofago, non sono Stark. Comprati il suo libro. Comunque, mi pare che se hai problemi a leggere o ti serve l'oculista o ti serve una buona grammatica elementare.

    Ateofago

  • utente anonimo scrive:

    Quidestveritas, se hai il libro di Stark, puoi chiarire il mio dubbio? Stark sostiene che nel 310 la metà degli abitanti dell'Impero romano erano cristiani? Perché, in caso contrario, non capisco che conti abbia fatto.

    IlCensore

  • quidestveritas scrive:

    Non nel 310, ma dopo 310 anni, partendo dal 40 d.C., e presupponendo che nel 40 d.C. i cristiani fossero 1000. A questo dato ci arriva partendo da una cosiderazione di Kee, il quale fa notare come "le riunioni dei cristiani avvenivano in case private [il che] fa pensare che i partecipanti al movimento di Gesù nelle città dei gentili durante la prima generazione fossero gruppi di una dozzina, al massimo di una ventina di persone". Stark, dunque, volendo mantenersi "conservatore" ipotizza che nel 40 ci fossero 1000 cristiani. Poi calcola il tasso di crescita "affinché il loro numero raggiungesse le stime di molti storici per l'inizio del IV secolo", stabilendo che la crescita sia stata approssimativamente del 3.4% annuo. Le proiezioni a questo punto stabiliscono che nel 300 d.C. i cristiani siano circa il 10% della popolazione, nel 312 il 14.8% e nel 350 il 53%. Come vedi sono proiezioni, Stark non sostiene la certezza matematica di questi dati, ma anche incrociandoli con altri dati di altri studiosi, sostiene che la crescita del cristianesimo sia avvicini a questa portata. Del resto, nota che altri gruppi religiosi più vicini a noi cronologicamente, come i testimoni di Geova e i Mormoni, abbiano avuto un tasso di crescita superiore al 3.4% anche per più decenni.

  • utente anonimo scrive:

    Grazie.

    A rigor di logica, però, andrebbero esclusi gli anni dal 312 (quando i cristiani erano il 15% circa) e il 350 (quando raggiungono il 50%), perché questi furono fatti sotto sovrani cristiani che aiutarono il Cristianesimo.

    Certo, non si tratta della situazione dei musulmani, che agirono sotto la spinta dei loro eserciti, ma cionondimeno i conti di Stark andrebbero soppesati in base a questa considerazione, non credi?

    IlCensore

  • Asmenos scrive:

    Leggermente laterale alla vostra discussione vi consiglio la lettura di "Pagani e cristiani in un'epoca di angoscia" di Eric Dodds.

    La tesi di Dodds è che la dimensione/tensione soteriologica di quel periodo non si ascriva solo al Cristianesimo ma fosse una sorta di denominatore comune di molte filosofie e religioni del tempo.

  • quidestveritas scrive:

    Ammettendo anche che l'avvento di Costantino abbia dato un'accelerata alle conversioni al Cristianesimo, ma Stark nega la "conversione di massa" come fatto storico, perché la conversione, sostiene, avviene in tutte le latitudini per contatto diretto, personale, mai per imposizione dall'alto, la percentuale del 50% della popolazione la raggiunge in un tempo leggermente superiore all'Islam, che, invece, ha sempre goduto dell'appoggio dell'apparato istituzionale e militare (cosa che comunque non avviene nell'Impero). Questo dato mi pare determinante per constatare la differenza con cui furono accolte le due religioni dalle popolazioni.

  • quidestveritas scrive:

    @As, Stark fa risalire l'entrata nelle fedi del concetto di Salvezza, anzi, della visione etica delle fedi, al VI secolo a.C., vale a dire alla famosa Età Assiale.

  • Asmenos scrive:

    Ok Quid, ma si parla di popolazioni diverse, in contesti diversi ed in epoche diverse. L'Islam si è diffuso quando già un'altra religione monoteista si era diffusa "globalmente". E l'Islam stesso nel suo sorgere presenta l'influenza del cristianesimo. Secondo molti studiosi è abbastanza chiaro che Maometto abbia subito una forte influenza da alcuni gruppi di giudeo-cristiani presenti in quell'area geografica. Tutto questo per dire che certi confronti puramente numerici mi paiono insufficienti per comprendere fenomeni di tale complessità.

  • quidestveritas scrive:

    È una ricerca sociologica, As, e come tale va presa, senza alcuna pretesa scientifica. Una precisazione, però: l'influenza del Cristianesimo in qualche misura c'è, tant'è che inizialmente (e poi anche da successivi pensatori cristiani) l'Islam viene considerato un'eresia cristiana; le popolazioni arabe però erano ancora del tutto pagane, lo testimonia anche il fatto che l'Islam in qualche modo è una fede "regredita" rispetto al Cristianesimo, ma di questo potrei parlarne in un successivo post.

  • Asmenos scrive:

    Regredita?
    Dal tuo punto di vista forse….

    E poi la sociologia è una scienza. Non una hard science ma ha i suoi criteri e le sue metodologie. Ti dico secondo me l'approccio di Stark, da come lo riporti, mi pare fortemente questionabile.

  • quidestveritas scrive:

    Può darsi, ciò non toglie che sia interessante. Sull'Islam posterò.

Che cos'è?

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