Il Botanico

13 gennaio 2011 § 1 Commento

L'omino entrò nella sua serra e guardò con soddisfazione le sue amate piante. Ognuna di esse aveva una storia e lui avrebbe passato giorni a raccontarle. Passò in rassegna le rose fiorite, analizzò attentamente le foglie e notò che erano spariti quei buchi fastidiosi. La medicina antiinsetticida aveva fatto il suo dovere.
Si fermò vicino all'unico bonsai della serra, prese le forbicine e intervenne su alcuni rametti dispettosi. Mise gli occhiali per vedere ancora meglio i piccoli difetti che andavano corretti.
Riprese poi l'ispezione finchè con la coda dell'occhio non fu attratto da una spiacevole sorpresa. L'ultimo stupendo esemplare arrivato qualche giorno prima si era piegato vistosamente da una parte.
L'omino iniziò a trafficare intorno alla giovane pianticella, inserì nel terreno un legnetto per sostenerla, pulì le foglie e la spostò in una posizione in cui avrebbe ricevuto più luce.
Il giorno dopo entrò di nuovo nella serra e la prima cosa che fece fu di recarsi presso la pianticella che ora attirava le sue attenzioni. Il fusto era ancora più piegato e le foglie ancora più appassite. Si adoperò ancora per tutto il giorno intorno ad essa per cercare di trovare una soluzione e studiare su quale fosse il problema. Ma i giorni passavano e la piantina dava sempre meno segni di vita. Il fusto stava diventando sempre più legnoso e asciutto, le foglie sempre più gialle e di boccioli non se ne vedevano.
A malincuore l'omino decise che non si sarebbe più curato solamente di essa. L'avrebbe riposta tra le piante destinate a diventare secche e poi da ardere. Aveva provato tutto ciò che era in suo potere per riuscire a salvarla, ma non vi era riuscito. Ne ordinò un'altra dello stesso tipo e si dimenticò di essa.

Passarono alcuni mesi. La primavera fiorì e la serra venne svuotata.
I garzoni si recarono dall'omino con una pianta florida e fiorita:
– Questa dove la mettiamo?
L'omino rimase perplesso.
– Non è una mia pianta questa.
– Era nello sgabuzzino, forse ve ne eravate dimenticato.
L'omino spalancò gli occhi e si ricordò di quella pianticella debole e malaticcia, scartata e dimenticata.
– Portatela sul terrazzo, voglio ammirarla e ricordare che non sono io che rendo belle le piante.

 

 

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