In Principio/3

7 gennaio 2011 § 11 commenti

Delle strane impostazioni ideologiche hanno portato alcuni studiosi contemporanei […] a sostenere che fu il cristianesimo a dare origine all'antisemitismo […] pur sapendo molto bene che a Roma prevaleva una profonda ostilità nei confronti degli ebrei molto prima della nascita di Gesù. Per aggirare questo fatto ovvio i revisionisti fanno ricorso a giochi di parole. Dunque, si ammette che ogni tanto gli antichi provassero dell'"antagonismo" nei confronti degli ebrei, ma che poteva essere attribuito interamente a conflitti politici come la rivolta dei maccabei – le guerre generano sempre rancore. Questi "scoppi occasionali" di rabbia, si dice, sono diversi sia nelle motivazioni sia nella virulenza dal vero antisemitismo, il quale sarebbe qualcosa di assolutamente nuovo introdotto dal cristianesimo e frutto dell'arroganza e dell'ambizione cristiane. Se fosse davvero così, allora molti importanti intellettuali romani avrebbero dovuto essere cristiani pur scrivendo molto prima della nascita di Gesù!
Fu il grande filosofo e statista romano Lucio Anneo Seneca a denunciare gli ebrei come un "popolo di mascalzoni" e a condannarne l'influenza. Fu Marco Tullio Cicerone […] a lamentarsi del fatto che i riti e le leggi ebraiche fossero "in disaccordo con la gloria del nostro Impero, [e con] la dignità del nostro nome". Fu lo stimato storico romano Cornelio Tacito a inveire contro gli ebrei perché "disprezzavano gli dei" e a definire le loro pratiche religiose "assurde e cupe". Non solo, secondo Tacito gli ebrei si erano "trincerati nella loro malvagità" e cercavano "crescenti ricchezze" attraverso "la loro caparbia lealtà" reciproca, "ma covano un odio fazioso nei confronti di tutti gli altri". Non riesco a capire come le accuse mosse da Tacito differiscano dall'antisemitismo europeo che segnò il XIX e il XX secolo.
E non era nemmeno solo questione di parole. Gli ebrei furono espulsi da Roma nel 139 BCE (Avanti Cristo) con un editto che li accusava di aver tentato "di introdurre i loro riti" fra i romani e quindi "di infettare la morale romana". Poi, nel 19 CE (dopo Cristo), l'imperatore Tiberio ordinò che gli ebrei di Roma bruciassero tutte le loro vesti religiose e mandò tutti i maschi in età militare a sopprimere il brigantaggio in Sardegna, dove, secondo Tacito, "se poi fossero morti per l'insalubrità del clima, sarebbe stato poco danno". Inoltre, tutti gli altri ebrei vennero banditi non solo dalla città, ma da tutta la penisola italiana "con la minaccia di schiavitù perpetua in caso di disobbedienza", come disse Paolino Svetonio.
Rodney Stark, La scoperta di Dio, pp. 193-194

§ 11 risposte a In Principio/3

  • ago86 scrive:

    BCE= before common era. Ha sostituito la dicitura "avanti Cristo" nei paesi anglosassoni.

    Tornando al post, gli ebrei stavano antipatici anche ai greci che arrivarono in palestina con Alessandro Magno. L'avversione verso di loro è antichissima, ben precedente al cristianesimo. Che poi ci siano stati dei cristiani che abbiano avuto simili pregiudizi, è ovvio.

  • quidestveritas scrive:

    Peccato che poi ci si ricordi solo di Isabella di Castiglia.

  • ago86 scrive:

    E' molto comodo dare la colpa al cristianesimo, specialmente cattolico, per tutti i casini del mondo. Serve per non essere costretti ad essere buoni, per non vedere le proprie colpe.

  • utente anonimo scrive:

    L'iniziativa dell’anafora ecumenica proposta da Ministrante è da lodare perché permette di chiarificare l’impasse teologica dell'istituzione ecclesisatica, che si caratterizza per idee teologiche inadeguate alla Parola.   
    La critica biblica ha chiarito alcuni concetti che i teologi ufficiali non hanno ancora purtroppo recepito, lasciando solo ad alcuni la testimonianza profetica. Ecco i risultati inoppugnabili di questa critica biblica e teologica.
       
    1. La morte del Gesù storico non è stata un sacrificio rituale ebraico, semmai una pena capitale irrogata dai romani per motivi essenzialmente politici.   
    2. Meno che mai la Cena ultima è stata un sacrificio o un pasto sacrificale e ciò sarebbe stato impossibile per ebrei osservanti.   
    3. Non è stata neanche un sacrificio di un nuovo rituale. Se la comunità dei discepoli del Gesù storico avesse anche interpretato in modo realistico e non metaforico le parole della Cena, si sarebbe macchiata di gravi peccati: cibarsi della carne di un uomo, bere o entrare in contatto col suo sangue, suggellare un patto di sangue, equivaleva alla peggiore maledizione, a uscire dall’ebraismo entrando nel paganesimo.                            
    4. Il vangelo di Luca è il meno inappropriato: il riferimento all’alleanza di Geremia non ha a che fare con sacrifici, e neppure le parole sul pane dicono più di una metafora (è un pane dato “perché lo mangiate” e dunque “a voi” e non “per voi”, in senso salvifico-espiatorio).   
    5. La morte del Gesù storico non è stata neppure un nuovo evento sacrificale inaugurante una nuova economia salvifica, perché anche questo sarebbe stato un peggiore paganesimo: richiederebbe un Dio di sangue, che prescrive un sacrificio umano attraverso carnefici istituzionali, dopo averlo rifiutato all’inizio.
    6. La lettera a Ebrei che sembra sostenere questo, invece sovverte (cap. 13) l’economia sacrificale decretandola inutile e dannosa.
    7. Né può valere l’idea di R. Girard di un sacrificio che pone termine ai sacrifici, perché richiederebbe comunque un rituale di collegamento con questo sacrificio inaugurale, mentre è dimostrato senza alcun dubbio che la lettera a Ebrei esprime una comunità che non celebrava alcun pasto sacrificale, sia pure spiritualizzato (perché la mentalità sacrificale rimane, traslata ma rimane con i gravi danni psichici che si vedono nelle vittime di questa mentalità).   

    L’anafora ecumenica è da lodare perché permette l’uscita da queste idee teologiche e mentalità psicologiche inadeguate all’instaurazione del Regno di giustizia, di amore e di pace voluto da Gesù, regno che non ha bisogno di nuovi sacrifici, né di un sacrificio inauguratore.   
    Semmai, ci sarebbe da criticare il residuo ambiguo del racconto dell’istituzione: sarebbe stato meglio e più in linea con la critica biblica più progressiva o escludere lo stesso racconto o almeno evitare il rischio di una ipersacramentalizzazione, dicendo (invece che parlare ambiguamente di “corpo” o “sangue”) “questo è il mio segno dato a voi”.
     d. mercenaro

  • utente anonimo scrive:

    «BCE= before common era. Ha sostituito la dicitura "avanti Cristo" nei paesi anglosassoni.»

    Ti risulta che sia una sigla approvata dal sistema internazionale? A me no, a me pare che sia utilizzata solo da quei quattro gatti degli antiteisti.

    Ateofago

  • quidestveritas scrive:

    A me viene da tradurre con Before Christ Era

  • utente anonimo scrive:

    "Peccato che poi ci si ricordi solo di Isabella di Castiglia."

    Vero, anche se a Isabella va resa comunque un po'di giustizia. Fin quando potè, tenne un atteggiamento alquanto equilibrato verso le comunità ebraiche del tempo. Dovette emettere quell'editto di espulsione con dolore, a seguito dei conflitti continui tra ebrei e cristiani scatenatisi nel suo regno. Con buona pace dell'idilliaca visione di una Spagna in cui musulmani, ebrei e cristiani vivevano in armonia. 
    Paolo

     ""

  • utente anonimo scrive:

    Sono molto d'accordo sul testo, ma vorrei ricordare che noi cristiani avremmo potuto far uscire dal ghetto gli ebrei e non mi pare che l'abbiamo fatto. Nelle nostre liturgie preconciliari si pregava per "il popolo che un giorno fu il prediletto" e il venerdì santo c'era un'orazione appositamente dedicata ai "perfidi ebrei".
    Dopo il 313, anno che considero mortale per la vivacità del cristianesimo delle origini e l'autenticità del messaggio cristiano stesso, abbiamo avuto molto potere "politico" e non mi pare che l'abbiamo usato per impedire i ghetti che tuttora si visitano nelle più importanti città europee.
    Detto questo dirò che gli ebrei ci hanno messo del loro per non rendersi simpatici fin dagli inizi della loro storia che è stata di conquista di territori altrui nel nome di Dio (il Dio di Cristo!) e di gestione delle finanze (in genere quando si parla di usura chissà perchè la storia rimanda agli ebrei della diaspora).

  • quidestveritas scrive:

    Certo Paolo, il post è proprio per far conoscere la storia e gettare un po' di luce sulla falsa leggenda nera che riguarda Isabella.
    @Miragoli. Mi pare troppo irrealista questa idea che il cristianesimo delle origini potesse cambiare la realtà come se avesse la bacchetta magica. Dopo il 313 non è che la società sia diventata cristiana tutto ad un tratto, anzi. E se ci si lamenta del fatto che il "potere politico" assunto ha stravolto l'autenticità del messaggio cristiano, come si può poi chiedere che fosse esercitato sulla società? Mi pare una contraddizione.

  • utente anonimo scrive:

    @ Quid:

    Sì, certo. Il senso del post era chiaro. Prendendo spunto dalla tua citazione di Isabella, si è approfittato per sottolineare che la luce negativa gettata su questa figura dalla polemica anticattolica non ha ragione di essere, in nessun senso. 

    @ Miragoli:

    In realtà, la comunità ebraiche nei paesi cristiani non hanno sempre risieduto nel ghetto, che non di rado nasce non per desiderio cristiano, quanto per la  volontà stessa degli ebrei locali di sottrarsi al rapporto stretto con la comunità cristiana, mantenendo il distacco con il mondo degli impuri gojim (gentili). Si è trattato spesso di realtà urbane circoscritte e volutamente create per mantenere inalterata una propria identità. Per altro, per tutto il medioevo le comunità ebraiche si sono integrate anche nel tessuto delle città, e risiedere o meno nel ghetto era sovente una libera scelta degli ebrei. E' dal Cinquecento che le cose mutano un po'. Comunque il famigerato editto di Paolo IV Carafa, così vituperato, aveva, almeno nelle intenzioni, l'idea di tutelare gli ebrei allontanandoli dalla comunità cristiana, spesso presa da eccessi di odio antiebraico.
    E’ chiaro che i rapporti tra Ebrei e Cristiani non sono sempre stati così lineari, con i Cristiani come persecutori e gli ebrei sempre vittime. Luci e ombre hanno segnato questa storia secolare. Tanto per rimanere al Cinquecento,  per dire, alla rigidità di un papa Carafa si può opporre la liberalità di un Paolo III Farnese.
    Insomma, tra medioevo e rinascimento i rapporti sono stati ben più complessi di quanto il commento di Miragoli lascia intendere.  

    Nella liturgia cattolica, poi, la sostanza della visione della Chiesa verso gli Ebrei non è per nulla cambiata. Ancora oggi, nella liturgia Vetus Ordo e in quella nuova – anche se in quest'ultima in modo più sfumato – si prega per la conversione a Cristo del popolo ebraico. E'risaputo che il senso dell'espressione "perfidi giudei" è quella di "ebrei increduli"; cioè, si pregava e si prega per gli ebrei che non credono nel Cristo, luce che illumina la vera fede. Cambiano alcune formule, ma resta la visione di sempre.
    Del resto, anche nel Vaticano II (Nostra Aetate) si ribadisce l'insegnamento della Chiesa Cattolica come Novus Israel, nuovo popolo di Dio che soppianta il Vecchio. E non potrebbe essere altrimenti. Si leggano attentamente le pagine di quella Dichiarazione rivolte al popolo ebraico, al di là degli accenti giustamente rispettosi, anzi, pieni d'amore verso gli Ebrei.
    In definitiva sono cambiati i toni, gli accenti e le sfumature, rese più positive, ma la dottrina è rimasta la stessa.  

    L'osservazione sulla data del 313 vista come mortale per il cristianesimo non ha nessun fondamento. Le considerazioni  di Quid a proposito sono puntuali, e bastano a evitare lunghe dissertazioni storiche e teologiche sulla sostanziale positività di quel momento storico. 

    Paolo 

  • utente anonimo scrive:


    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201101/110112prosperi.pdf

    Un contributo sul tema,

    ciao

    Psico
    UQQuesti  

Che cos'è?

Stai leggendo In Principio/3 su Quid est Veritas?.

Meta

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: