Egli viene

24 dicembre 2010 § 1 Commento


 

«Il Natale è la nascita assoluta che riflette e assume, illumina e redime, benedice e consacra tutte le nascite di prima e tutte le nascite di poi. Ogni uomo che venga alla luce ripete il miracolo del Natale di Cristo; perché è Dio che decide quella nascita; è Lui che vuole quella vita. È proprio ciascuna di quelle nascite, ciascuna di quelle vite, nessuna esclusa, che l'ha spinto da sempre a incarnarsi».
Giovanni Testori

Profezie e Realtà

21 dicembre 2010 Commenti disabilitati su Profezie e Realtà

[…] Tanto più siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita.

In questo contesto, mi è venuta in mente una visione di sant’Ildegarda di Bingen che descrive in modo sconvolgente ciò che abbiamo vissuto in quest’anno. “Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: ‘Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!’

E proseguì: ‘Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa.

Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità’.

E sentii una voce dal cielo che diceva: ‘Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura»’ (Mc 16,15)” (Lettera a Werner von Kirchheim e alla sua comunità sacerdotale: PL 197, 269ss). […]
Benedetto XVI – Discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana

Chi unisce e chi divide

20 dicembre 2010 § 2 commenti

La creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l'uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio. […] la ragione trova ispirazione e orientamento nella rivelazione cristiana, secondo la quale la comunità degli uomini non assorbe in sé la persona annientandone l'autonomia, come accade nelle varie forme di totalitarismo, ma la valorizza ulteriormente, perché il rapporto tra persona e comunità è di un tutto verso un altro tutto. […] Questa prospettiva trova un'illuminazione decisiva nel rapporto tra le Persone della Trinità nell'unica Sostanza divina. La Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura. La trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame dell'una con l'altra totale, perché costituiscono un'assoluta unità e unicità. […] alla luce del mistero rivelato della Trinità si comprende che la vera apertura non significa dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda. Questo risulta anche dalle comuni esperienze umane dell'amore e della verità. Come l'amore sacramentale tra i coniugi li unisce spiritualmente in « una carne sola » e da due che erano fa di loro un'unità relazionale e reale, analogamente la verità unisce gli spiriti tra loro e li fa pensare all'unisono, attirandoli e unendoli in sé.
Benedetto XVI, Caritas in Veritate, n. 53-54

Diavolo – ricordiamo – è colui che divide.

Confidare

15 dicembre 2010 § 3 commenti

Un altro peso si aggiunse sulle sue spalle.
La vecchina piegò di nuovo le spalle e si avviò. Non aveva altra meta quella mattina oltre la chiesa. Desiderava con tutto il cuore entrare in quel duomo enorme e silenzioso, freddo e vuoto per trovare un po' di luce e di calore.
La notizia gli era giunta attraverso una gelida telefonata. Avrebbe trascorsa un'altra settimana da sola, nel silenzio della sua casa, un silenzio diverso da quello che trovava nel duomo. Un silenzio solitario, mentre in chiesa il silenzio era accompagnato da una compagnia nel cuore cui non sapeva dare risposta.
Il figlio non sarebbe giunto per il fine settimana e probabilmente nemmeno per Natale. Ondate di lacrime risalivano, trattenute a stento da battiti di ciglia sempre più veloci. Una strana sensazione di formicolio alle mani la prendeva sempre quando una forte emozione l'assaliva.
Si diresse subito verso la cappella del Santissimo, confusa, i pensieri a ruota libera.
– Perché ancora da sola? Questo peso mi affligge. Non posso stare da sola anche a Natale.
La messa in cripta portava una voce lontana, rimbombante.
Le tenui fiammelline tremolavano.
– Signore io confido in Te.
Tra un pensiero angosciante e il velo di tristezza si ripeteva a singhiozzo quella frase, letta da qualche parte.
– Signore io confido in Te.
Quale soluzione poteva prendere?
Non aveva potere su suo figlio. Non poteva fargli cambiare idea. Non poteva sapere quanto soffriva a rimanere da sola, soprattutto a Natale. Avrebbe voluto così tanto rivedere suo figlio e il nipote.
– Signore io confido in Te. Pensaci Tu, perché a me non vengono in mente soluzioni.
Le 9.00 arrivarono velocemente. Si alzò e si diresse velocemente alla fermata dell'autobus.
Arrivata a casa, aprì il cancelletto e guardò nella cassetta della posta. Intravide una busta gialla, di quelle gonfie.
Salì le scale ed entrò finalmente in casa, stanca ma un poco rinfrancata.
Prese il tagliacarte e aprì la busta.
Una lettera della sorella e un portachiave.
Lesse la lettera commossa. Un pensiero gentile e inatteso.
Rilesse la lettera più volte.
Lo fece molte volte, poi guardò distrattamente il portachiave. Vi era una scritta.
Lo raddrizzò e rimase stupita, una scritta in gomma riportava quella frase stampata in testa e letta da qualche parte: "Gesù io confido in Te".

Due mondi

13 dicembre 2010 § 3 commenti

Entrare in una chiesa ortodossa, anzi, in una chiesa cattolica i cui arredi sono ridisegnati per ospitare cerimonie ortodosse è un'esperienza affascinante. La pareti sono costellate di icone; i candelabri non reggono pseudocandele elettriche, sempre vuote, per altro, ma piccole e sottili candele che vengono accese di continuo dai fedeli. L'iconostasi si erge all'inizio del presbiterio e separa la navata, in cui si ferma il popolo, dal santuario in cui vi possono accedere solo i celebranti. Questo tenere "nascosta" la celebrazione vera e propria, mentre i fedeli partecipano solamente attraverso i continui canti, dona un mistero che si desidera "vedere" e "toccare". Ma solo con la distribuzione del Pane eucaristico, pane lievitato, si potrà "vedere".
La bellezza della liturgia, della chiesa, dell'iconostasi, della danza dei celebranti che entrano ed escono dal santuario, della fede del popolo che sosta per circa tre ore in piedi nella navata, ci fa assaggiare e assaporare una fede per il mistero da noi molto affievolita. Da noi si cerca di "partecipare", di "movimentare" e soprattutto di "capire". Si "spiegano" i riti, i gesti, i sacramenti. Si spiegano le processioni offertorali, si spiegano i misteri della messa. Si spiega tutto e il mistero infinito si riduce al nostro piccolo mondo.

Uomo allo specchio

7 dicembre 2010 § 1 Commento

«Le modalità con cui l'uomo tratta l'ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all'edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano. […]

Ogni lesione della solidarietà e dell'amicizia civica provoca danni ambientali, così come il degrado ambientale, a sua volta, provoca insoddisfazione nelle relazioni sociali. La natura, specialmente nella nostra epoca, è talmente integrata nelle dinamiche sociali e culturali da non costituire quasi più una variabile indipendente. […]

Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l'« ecologia umana » è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio. Come le virtù umane sono tra loro comunicanti, tanto che l'indebolimento di una espone a rischio anche le altre, così il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura. […]

Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile […].

I doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri».
Benedetto XVI, «Caritas in Veritate», n. 51

La connessione tra ambiente e uomo, tra ambiente curato a misura d'uomo e vita "ordinata", tra degrado ambientale e vita sociale è sorprendente. Ci sono interconnessioni nascoste eppure evidenti che sconfessano l'idea di uomo-tubo digerente.

 

Italia Uber Alles

6 dicembre 2010 § 1 Commento

«Si è tentato di configurare un progetto e una "missione" che indichino un cammino per l’Italia, e in essa per la Chiesa e per i cattolici. Cercherò ora di portare un contributo in questa direzione. Faccio riferimento a tal fine anzitutto agli interventi di Giovanni Paolo II agli inizi del 1994, in un momento di gravi difficoltà per l’Italia e per i cattolici: su questi interventi il Prof. Riccardi ha già fortemente richiamato la nostra attenzione. "Sono convinto che l’Italia come Nazione ha moltissimo da offrire a tutta l’Europa. Le tendenze che oggi mirano a indebolire l’Italia sono negative per l’Europa stessa e nascono sullo sfondo della negazione del cristianesimo… All’Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in modo speciale il compito di difendere per tutta l’Europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo": queste parole di Giovanni Paolo II (Lettera ai Vescovi italiani sulle responsabilità dei cattolici del 6 gennaio 1994, n. 4) mostrano un senso davvero alto della missione storica dell’Italia – senso di cui spesso manchiamo noi italiani – e legano questa missione all’anima cattolica del nostro paese e alla speciale presenza anche istituzionale che in essa ha la Chiesa. Di fatto rappresentano un autentico rovesciamento, come ha detto il Prof. Giovagnoli, di quella tesi di Machiavelli che ha avuto e continua ad avere tanto corso nella cultura italiana.

Il problema vero però, dal nostro punto di vista di cattolici italiani, riguarda l’esistenza, oggi, delle condizioni effettive per corrispondere a una simile missione. E’ chiaro, anzitutto, che tali condizioni non possono essere un dato acquisito una volta per tutte, ma vanno invece sempre di nuovo realizzate. Convinzione di Giovanni Paolo II era comunque che non si trattasse di mera utopia: "la Chiesa in Italia – egli scrive (ivi, n. 8) – è una grande forza sociale che unisce gli abitanti dell’Italia, dal Nord al Sud. Una forza che ha superato la prova della storia". Nell’ottobre 2006, parlando al Convegno di Verona, Benedetto XVI ha detto, a sua volta, che "L’Italia… costituisce… un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana. La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione". Anche nel libro-intervista Luce del Mondo (p. 199) Benedetto XVI, sia pure incidentalmente, ha confermato questa valutazione».
Cardinale Camillo Ruini, Nei 150 anni dell'Unità d'Italia: prospettive, pag. 5

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