L'enigma del desiderio

19 novembre 2010 § 13 commenti

«Hobbes pensa che noi siamo in definiva piccole macchine desideranti per natura protese alla soddisfazione dei nostri bisogni, all'ottimizzazione dei nostri desideri contro tutti e contro tutto. Ma se fossimo quelle macchinette biologiche che ci raccontano, saremmo già morti come umanità da un pezzo. Perché se diciamo che l'essere umano ottimizza le prestazioni in vista della pura autorealizzazione, in quel congegno non vengono su i figli, con quel congegno non si sarebbe prodotta l'arte. Io ci sto dunque allo schema di Hobbes se cominciamo a discutere e raccontiamo la natura umana almeno in questa sua ambivalenza. E' vero che siamo anche macchinette desideranti che si spremono per avere il loro vantaggio, ma siamo anche altro. E il paradosso è che qualche volta risulta tragica questa esperienza perché noi stessi come esseri umani ci riconosciamo in entrambe le figure.
«Se partiamo da questo presupposto, che siamo entrambe le figure, allora comprendiamo anche quell'esperienza che san Paolo ha scoperto e Agostino aveva raccontato, alla quale dovremmo dare più ascolto e che forse abbiamo liquidato fin troppo disinvoltamente sotto il segno del complesso di colpa: l'esperienza di una volontà divisa in se stessa. Noi desideriamo realizzare noi stessi, stare bene ed essere felici, e con la stessa forza desideriamo la felicità di qualcun altro, poter dire di averne avuto parte anche a costo di qualche sacrificio.

Nessun essere umano riesce a rinunciarvi, perché è proprio una forma del desiderio. La madre che si cova il suo bambino, e dice che viene su bene perché ci si è dedicata, rappresenta una forma di eros. Certo che ti costa, ma c'è una strematezza anche in quelli che tutti i giorni vanno all'assalto sperando di alzare il proprio profitto. Noi guardiamo solo al sacrificio di chi in favore dell'altro rinuncia alla soddisfazione del proprio desiderio e ne paga il prezzo, ma queste macchinette desideranti che sono ogni giorno a caccia della soddisfazione del proprio desiderio, vediamo bene che spesso diventano macchinette sgangherate, deliranti, piene di disperazione in loro stessi, e finiscono per accontentarsi di tutto, alle quali basta niente pur di avere qualcosa a cui aggrapparsi, perché ormai non sono più recettive nei confronti di alcuna vera grande soddisfazione, per cui s'attaccano a quello che capita, ingurgitano quello che capita, si infilzano quello che capita.

[…] Se riescono a convincerci che noi siamo macchinette desideranti e che quindi tutto ciò che intercetta il desiderio di possesso è il male, è il tragico, è la disperazione, i ragazzi continueranno a buttarsi dal balcone per la disperazione di un insuccesso scolastico, perché gli è crollato il sogno dell'autorealizzazione perfetta».

[…] «Ben vediamo che al desiderio si addice la fede, ma dobbiamo anche dire che è la fede a fare la differenza. E' nella vitalità illimitata del desiderio la radice di senso, ma se non si riconosce che l'affettivo nasce ambivalente, facilmente ci ritroviamo nella slavata risciacquatura romantica da ‘poetica del cuore'».
PierAngelo Sequeri

§ 13 risposte a L'enigma del desiderio

  • ago86 scrive:

    E' la vecchia storia del peccato originale. C'è chi ci crede troppo, e pensa che gli uomini siano tutti egoisti, e c'è chi non ci crede, e allora pensa che tutti possano realizzarsi con le loro forze.

  • Asmenos scrive:

    C'è anche chi pensa che Hobbes dicesse certe cose perché a quei tempi andava di moda il meccanicismo e che oggi, spiegare la natura umana è forse un tantino più complesso.

    Personalmente mi interessa capire, la fede da una prospettiva antropologica. Come e perché la gente crede, su che basi e che giustificazioni porta in merito.

  • Asmenos scrive:

    A Quid consiglio la lettura di "L'errore di Cartesio" di Damasio.

  • ago86 scrive:

    Guardare la fede dal di fuori è non vederla. Ma continua, continua, vedrai che non capirai un tubo, ma continua.

  • Asmenos scrive:

    Sei proprio un vero cristiano. Aperto verso il prossimo. Pieno d'amore, traboccante di sentimento.

    E tutto questo veleno da dove proviene?
    Attento a odiare così tanto, che poi in Paradiso non ci vai.

  • ago86 scrive:

    Quando non si hanno argomenti voi atei fate sempre delle fallacie ad hominem. Bravi!

  • Asmenos scrive:

    Detto da te che hai iniziato ad insultare è spassoso.

    Intanto tu sei pieno d'odio e mi sa che non ci entri davvero.
    Povero te.

  • quidestveritas scrive:

    Potreste evitare i battibecchi? Vi chiedo rispetto reciproco.
    Ago, non credo che il commento #4, per come la vedo io e per esperienza personale, sia del tutto giusto. Uno la fede non se la dà da solo, per lo meno non completamente. Ci può essere una chiusura ideologica o un'apertura ragionevole, questo sì, ma spesso bisogna attendere affinché lo sguardo misericordioso sia colto.

  • quidestveritas scrive:

    Riguardo al #2, As, non storicizzerei del tutto.
    Anche l'edonismo di oggi impone una visione dell'uomo ristretta a macchinetta biologica.

  • Asmenos scrive:

    Sì scusami Quid.

    Beh, le metafore concettuali sono dure a morire. Inoltre i media spesso danno una visione della scienza stereotipata.

  • utente anonimo scrive:

    «Ma se fossimo quelle macchinette biologiche che ci raccontano, saremmo già morti come umanità da un pezzo. Perché se diciamo che l'essere umano ottimizza le prestazioni in vista della pura autorealizzazione, in quel congegno non vengono su i figli, con quel congegno non si sarebbe prodotta l'arte.»

    Avresti ragione se l'"autorealizzazione" di un essere umano non fosse fare figli o produrre arte. Ma se penso alle vite tribolate degli artisti, per esempio, non posso fare a meno di credere che essi abbiano una spinta interna a produrre arte, e che dunque abbiano effettivamente qualcosa che realizza loro stessi.

    «Noi desideriamo realizzare noi stessi, stare bene ed essere felici, e con la stessa forza desideriamo la felicità di qualcun altro, poter dire di averne avuto parte anche a costo di qualche sacrificio.»

    Non vedo come questo sia in contrasto con l'idea di Hobbes; la realizzazione di un padre di famiglia è che i figli stiano bene, dunque farà volentieri sacrifici, rinunciando a qualcos'altro, perché questo si realizzi. Ma il fatto che a beneficiarne siano i figli e a perderci materialmente sia il padre, non significa che il bisogno non sia presente nel padre.

    «queste macchinette desideranti che sono ogni giorno a caccia della soddisfazione del proprio desiderio, vediamo bene che spesso diventano macchinette sgangherate, deliranti, piene di disperazione in loro stessi»

    Mi dispiace, ma questa è un'esperienza che non condivido con l'autore di questo pensiero. Può avvenire che alcune persone diventino disperate nel corso della ricerca della propria soddisfazione, ma questo non è automatico.

    IlCensore

  • utente anonimo scrive:

    «Anche l'edonismo di oggi impone una visione dell'uomo ristretta a macchinetta biologica.»

    Forse non conosci bene l'edonismo, allora, il quale mette al centro la soggettività dell'essere umano, ed è attento alle sue peculiarità; cosa che difficilmente potresti fare con una macchinetta

    IlCensore

  • utente anonimo scrive:

    «la realizzazione di un padre di famiglia è che i figli stiano bene, dunque farà volentieri sacrifici, rinunciando a qualcos'altro, perché questo si realizzi. Ma il fatto che a beneficiarne siano i figli e a perderci materialmente sia il padre, non significa che il bisogno non sia presente nel padre.»

    Ti posso assicurare che nella testa di un padre balena spesso il desiderio di mandare al diavolo figli e moglie e di riprendersi la sua vita. C'è anche chi lo fa realmente rovinando tutta la famiglia. Qundi, che stai a dì?

    «questa è un'esperienza che non condivido con l'autore di questo pensiero. Può avvenire che alcune persone diventino disperate nel corso della ricerca della propria soddisfazione, ma questo non è automatico»

    Ma se lo dimostri tu stesso con la caccia sfrenata alla contraddizione nel blog cattolico… Sbaglio o una volta non hai proprio dimostrato di essere macchinetta sul blog di Berlicche?

    «è attento alle sue peculiarità»

    Bisogna vedere in cosa consiste questo "stare attenti" perché qualsiasi meccanico sta attento alle peculiarità delle autovetture pur essendo esse macchine e tra le peculiarità di un essere umano c'è ben altro che raggiungere l'orgasmo come forma di intrattenimento.

    Ateofago

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