Monti e Montagne

16 novembre 2010 § 5 commenti

A proposito di cammini e di camminare. Non è da meno l'andare per monti.
Il paesaggio di montagna è spesso meditativo e nell'animo più sensibile, di fronte a certi spettacoli della natura, si apre un dialogo spontaneo con Dio. Anche il non credente non può che rimanere affascinato e abbagliato da certa bellezza. Non può che chiedersi da dove venga tale bellezza.

Sull'ultimo numero de Lo Scarpone, rivista mensile del Cai, è stato pubblicato per intero un articolo del cardinale in pectore Ravasi, apparso su L'Osservatore l'11 agosto 2010: "La vetta dell'Oltre e dell'Altro".

L'articolo viene presentato come un testo rispettoso verso tutte le varie religioni, ognuna delle quali ha i propri monti sacri. È vero. Ravasi fa un excursus storico, antropologico e culturale sul significato dei monti per antichi popoli e per le varie religioni e correnti filosofiche. Ovviamente buona parte dell'articolo è dedicato ai monti citati nella Bibbia, dal Sinai all'Ararat, dal Moria al Nebo, dal Carmelo al Sion, dal monte delle Beatitudini a quello della Trasfigurazione, dal Golgota al monte degli Ulivi, ecc.

Tuttavia ai redattori de Lo Scarpone deve essere sfuggito il finale dell'articolo, in cui l'autore, nel suo stile forse un po' troppo erudito, ma ugualmente efficace, pone a confronto i monti degli idoli a quello del Salmo 121. Ecco il brano:

«"Alzo gli occhi verso i monti: da dove verrà il mio aiuto? Il mio aiuto è dal Signore che ha fatto cielo e terra" (vv. 1-2).

L'orante leva lo sguardo implorante "verso i monti" e pronunzia una domanda:  "Da dove verrà il mio aiuto?". Ebbene, molti esegeti pensano che in questa scenetta apparentemente scontata ci sia proprio un rimando polemico alle "alture" idolatriche. L'orante sarebbe tentato di rivolgere il suo appello (e i suoi piedi) verso i santuari dei colli cananei ove si ergono pali e stele sacre, segni del dio Baal, la divinità della fecondità e della fertilità. Sarà forse lui a offrire l'aiuto atteso? La risposta del Salmista è netta:  "Il mio aiuto è dal Signore", il creatore del cielo e della terra, sorgente di ogni dono di vita. […] La Bibbia, che oppone già due città simboliche, Gerusalemme e Babilonia, mette in antitesi anche due monti ideali, quello dell'ascensione a Dio, alla luce, alla verità e quello dell'illusione e dell'inganno. Ancora una volta sta all'uomo scegliere  su  quale  sentiero incamminarsi».

§ 5 risposte a Monti e Montagne

  • Asmenos scrive:

    A questo proposito mi viene da pensare che anche il grande vero nemico del cristianesimo, Friedrich Nietzsche parlava in toni quasi mistici della montagna le cui asperità ricordavano quelle del pensiero che si affaccia su qualcosa di grande.
    Ed è del resto da una montagna che sia Gesù che il nietzcheano Zarathustra in qualche modo ritornano e parlarno al loro popolo.
    Forse è per la sensazione di immacolata solitudine, o per quel remoto che sembra schiacciare la ragione. Che dire poi dei greci che sui monti ponevano la dimora degli dei. La montagna è una bella metafora della vita dell'uomo. Che si creda o meno.

  • quidestveritas scrive:

    Esatto, è proprio così. Ma bisogna prestare attenzione anche qui al relativismo, come dice Ravasi. C'è un monte-Sion e un monte-Babilonia.

  • Asmenos scrive:

    Cioè, spiegati meglio.

  • quidestveritas scrive:

    Leggi bene l'articolo interamente. Lo spiega bene Ravasi. Quello che hai scritto su Nietzsche appare chiaramente nella prima parte, in cui è evidente come la montagna è sempre stata vissuta in modo "quasi mistico". La fine dell'articolo, la parte che ho postato, traccia però la differenza tra i monti degli dei, degli idoli, e quello dell'ascensione a Dio, rappresentato anche nella Bibbia dal monte Sion.

  • Asmenos scrive:

    Capito.
    Beh, certo dalla prospettiva di Ravasi questo è. Io ovviamente ero più interessato alle analogie che alle differenze.

Che cos'è?

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