Strada facendo

15 novembre 2010 § 12 commenti

Il Cammino di Santiago non è più solo un Cammino, un cammino spirituale, un pellegrinaggio affrontato per un voto, per vocazione, per fede. È sempre più spesso una sfida con se stessi, per ritrovare "se stessi", per ritrovare la propria "spiritualità", l'"armonia", ecc. ecc.
Non è del tutto negativo questo. Di fronte alla nostra inadeguatezza, si affronta una sfida fisica e spirituale; fisica per i tanti chilometri che si devono percorrere per raggiungere la meta; spirituale per le privazioni, le difficoltà, le sofferenze alle quali si va incontro, consapevolmente.
Mi colpiscono le parole di Carla De Bernardi, di cui è uscito il suo racconto del cammino, "Contare i passi":

Cosa cerca nel Cammino questa folla eterogenea? L'aspetto religioso è ancora la principale motivazione?
«Per qualcuno è tuttora così. Ma dagli studi fatti, la spinta religiosa non è più al primo posto. Resta invece la motivazione spirituale, il desiderio di un'esperienza di solitudine e di riflessione, verso una maggiore consapevolezza».

Ma come si fa a intraprendere un tale cammino senza fede? Il lungo cammino verso una meta esplicitamente cristiana, il luogo in cui, secondo la tradizione, riposa l'apostolo Giacomo, non può essere fatto per sfida, sia pure bella e affascinante.

È evidente che questo "desiderio di un'esperienza di solitudine e di riflessione" è una nostalgia.

«Andare in pellegrinaggio non è semplicemente visitare un luogo qualsiasi per ammirare i suoi tesori di natura, arte o storia. Andare in pellegrinaggio significa, piuttosto, uscire da noi stessi per andare incontro a Dio là dove Egli si è manifestato, là dove la grazia divina si è mostrata con particolare splendore e ha prodotto abbondanti frutti di conversione e santità tra i credenti.» (Benedetto XVI in visita alla Cattedrale di Santiago)

Aggiunge la De Bernardi:

«La ricompensa è l'incontro con una parte di noi che conosciamo poco perché troppo presi dal quotidiano. In certi momenti vedersi con mente lucida è doloroso: scopri aspetti di te che non ti piacciono. Ma in altri l'immersione in se stessi è creativa. […] Ti senti affrancato da costrizioni e assapori la libertà di non dover rendere conto né chiedere conto. Sei libero fra persone libere».

Anche in questo caso il desiderio di libertà nasconde una nostalgia a una libertà ancora più grande:

«Tra verità e libertà vi è una relazione stretta e necessaria. La ricerca onesta della verità, l’aspirazione ad essa, è la condizione per un’autentica libertà. Non si può vivere l’una senza l’altra. La Chiesa, che desidera servire con tutte le sue forze la persona umana e la sua dignità, è al servizio di entrambe, della verità e della libertà. Non può rinunciare ad esse, perché è in gioco l’essere umano, perché la spinge l’amore all’uomo, “il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa” (Gaudium et spes, 24), e perché senza tale aspirazione alla verità, alla giustizia e alla libertà, l’uomo si perderebbe esso stesso». (Benedetto XVI in visita alla Cattedrale di Santiago)

Infine, la risposta definitiva a chi intraprende il Cammino senza particolare spinta religiosa, a suo dire:

«E questo è quello che nel segreto del cuore, sapendolo esplicitamente o sentendolo senza saperlo esprimere a parole, vivono tanti pellegrini che camminano fino a Santiago di Compostela per abbracciare l’Apostolo. La stanchezza dell’andare, la varietà dei paesaggi, l’incontro con persone di altra nazionalità, li aprono a ciò che di più profondo e comune ci unisce agli uomini: esseri in ricerca, esseri che hanno bisogno di verità e di bellezza, di un’esperienza di grazia, di carità e di pace, di perdono e di redenzione. E nel più nascosto di tutti questi uomini risuona la presenza di Dio e l’azione dello Spirito Santo. Sì, ogni uomo che fa silenzio dentro di sé e prende le distanze dalle brame, desideri e faccende immediati, l’uomo che prega, Dio lo illumina affinché lo incontri e riconosca Cristo. Chi compie il pellegrinaggio a Santiago, in fondo, lo fa per incontrarsi soprattutto con Dio, che, riflesso nella maestà di Cristo, lo accoglie e benedice nell’arrivare al Portico della Gloria
(Benedetto XVI, Omelia della Santa Messa a Santiago de Compostela)

    

§ 12 risposte a Strada facendo

  • Asmenos scrive:

    Per una prospettiva diversa sul Cammino, ti consiglio di leggere "La via lattea" e di vedere l'omonimo film di Bunuel.

  • ago86 scrive:

    In quel film si parla di tutto tranne che del cammino, che diventa solo un'occasione per mettere in mostra i soliti pregiudizi anticattolici.

  • Asmenos scrive:

    Infatti parlavo di prospettiva diversa. L'Indice è stato abolito sai…?

  • ago86 scrive:

    Guardare il cammino di Santiago senza pensare alla religione è semplicemente non guardarlo e ridurlo ad una gita fuori porta la domenica.

  • Asmenos scrive:

    No invece.
    Il Cammino è comunque un ponte culturale. Attraversa popoli, lingue, usi e costumi. E poi religione non significa fede. Si può percorrere il cammino cercando di capire il suo significato religioso senza necessariamente abbracciarlo.
    Open your mind…

  • ago86 scrive:

    Vedere un pellegrinaggio come un modo per andare incontro ad altri uomini invece che incontro a Dio è non vedere il pellegrinaggio, ma un'altra cosa. Sugli insulti, non raccolgo. Tanto tu sai solo insultare.

  • Asmenos scrive:

    Insulti?
    Perdonami ma non credo di averti insultato, solo criticato. Se la cosa non ti fa piacere mi spiace per te.

    Certo che il fedele compie il pellegrinaggio con uno spirito diverso. Ma chi impedisce a me, non credente, di compierlo e affacciarmi su quel mondo che non è il mio con curiosità?

  • ago86 scrive:

    Vederlo dal di fuori è praticamente non vederlo. Perché non capite che il percorso interiore non si può vedere da fuori: o si fa o non si fa.

  • Asmenos scrive:

    Così mi stai dicendo che non potrei mai convertirmi sulla via del Cammino solo perché quando lo intraprendo ci vado solo per fare una gita.

  • ago86 scrive:

    Se non cambi visione del mondo, non ti converti. Che è, appunto, il senso della parola "con-versione".

  • Asmenos scrive:

    Ma ci sarà qualcosa che te la fa cambiare no?
    La scoperta di qualcosa di nuovo può avvenire solo se ci sorprendiamo che qualcosa non è come avevamo pensato che fosse.

    Io quando ho fatto il Cammino non mi sono convertito. Ma è stato comunque un viaggio denso di significato e non uno qualunque.

  • quidestveritas scrive:

    Mi sembrano interessanti le vostre posizioni e non del tutto inconciliabili.
    Da credenti non si comprende come si possa effettuare il cammino senza fede, i non credenti invece vi trovano un motivo di curiosità. Questa curiosità io la leggo come la nostalgia di cui ho parlato nel post. È una tensione verso Dio senza sapere che è verso Dio, un po' come la famosa preghiera di Sant'Agostino. Poi la grazia della conversione uno non se la dà da solo.

Che cos'è?

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