Ascesa

15 ottobre 2010 Commenti disabilitati su Ascesa

Come chi ha spenti i lumi
e a brancicare si trova
in mezzo a buio inusitato e vuoto
e con mano protesa e tremante
cercare la via, deve,
per avanzare.

Così , sul cammino dell'ardusa ascesa.
Lassù, il richiamo,
alto dal cielo si leva
e a invitare ti viene
e tu lo senti e dici:
«qual è, Signore, la mia via ?»

                 Armando Aste

«Di recente ho trascorso trenta notti consecutive al capezzale di mio fratello prima che morisse, niente in confronto ai duecento bivacchi che ho fatto in parete: eppure questi bivacchi in una corsia di ospedale sono quelli che più mi sono rimasti nel cuore. Amore vuol dire cercare il bene degli altri, la sola cosa per cui vale la pena di spendere la vita».
Ma come si concilia la ricerca del rischio con la fede?
«Ho avuto la fortuna di avere nonni e genitori molto religiosi. Gente semplice, di campagna, che credeva fermamente: come in quel quadro di Monet [in realtà Millet, ndr] in cui il contadino, in piedi con la sua zappa, sta recitando l'Angelus. La fede è quella cosa che dà il senso alla vita. Dopo tanto cercare e leggere sono arrivato alla convinzione che credere è più importante di sapere, di capire. Quando con la ragione arrivi davanti a un muro, la fede ti consente di attraversarlo. La religione mi ha aiutato ma mi ha anche frenato. Quando ho cominciato ad arrampicare da solo sono andato a discuterne con un sacerdote di Rovereto, monsignor Longo. E ho capito che, comportandomi con prudenza senza mai perdere il senso della misura, potevo restare in armonia con il mio credo. Perché so benissimo che la vita è un dono del quale dovremmo rendere conto.  […] Se ti sottoponi a un rischio oltre misura finisci all'inferno e non risali più in Purgatorio come Dante s'immagina. Io quando attaccavo una parete mi facevo il segno della Croce e dicevo: Signore, sono nelle tue mani. E sono più che mai convinto che quello che faccio mi è stato concesso dal Signore nella sua infinita onniscienza. Un esempio? Quando ho calpestato per primo la Torre sud del Paine ho pensato che il Signore avesse identificato, fin dal tempo della Creazione, chi sarebbe arrivato per primo lassù».

«[…] Bepi Mazzotti si chiedeva se una nuova via di roccia possa essere considerata un'opera d'arte. Si è no. Nella realtà questa via non esiste. Il vero capolavoro sta dentro di noi. Come lo scultore vede nel blocco del marmo la figura che vi è racchiusa e la isola liberandola dal superfluo, così lo scalatore vede la via che prima era confusa nell'insieme del monte, e la isola percorrendola e poi indicandola agli altri. Se guardo una via che ho tracciato provo un'emozione paragonabile a quando vedo un bel quadro».

« […] Ma il compagno che la Provvidenza ha voluto assegnarmi nel periodo migliore della mia vita è stato Solina al quale voglio bene come a un fratello. Quando sulla Marmolada tracciammo nel 1964 la via dell'Ideale, dopo 54 ore di arrampicata e cinque bivacchi, a un tiro dall'uscita trovammo un bel terrazzino e lì restammo a lungo in contemplazione chiedendoci chi ce lo facesse fare di andarci a rinchiudere in un rifugio».

Ideale è un termine che usa spesso, e ideale appare anche il bilancio della sua vita. Ma c'è qualcosa di cui Armando sente di doversi rimproverare? «Intendiamoci, certe cose in alpinismo le ho fatte prima di sposarmi perché, sai, io non capisco come uno sposato con bambini piccoli possa andare a rischiare la vita. Capisco l'ansia, il desiderio di esprimerti che ti divora, il volere a tutti i costi accontentare il proprio orgoglio, la propria passione. Ma bisogna pensare prima ai figli e alla famiglia. Rispetto tutti, ma io l'ho sempre pensata così. A mia moglie stracciavo il cuore qualche volta. E ho fatto soffrire anche mia madre che, poveretta, non apriva bocca mentre mi preparava lo zaino, e quel suo silenzio era più eloquente di qualsiasi discorso. Ma all'epoca non mi rendevo conto di essere egoista. Lo ho capito dopo. Le cose, quelle più importanti, si capiscono sempre in ritardo, quando non c'è più tempo»*.

*Intervista ad Armando Aste, da "Una meravigliosa follia", di Roberto Serafin, in "La rivista", Settembre-Ottobre 2010

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