Lapidazioni

9 ottobre 2010 Commenti disabilitati su Lapidazioni

Si fa presto a ridere e ad ironizzare su Santa Maria Goretti. È capitato più volte di sentir dire "è una santa-Maria- Goretti", per dire che una ragazza non si concede facilmente, ma detto ironicamente, con cinismo e prosopopea di chi vorrebbe saperla più lunga. A svilire il comportamente eroico della giovane, uccisa da un suo coetaneo nel 1902 dopo un tentativo di stupro, ci si è messa anche una certa pubblicistica, che non stiamo qua a ricordare.
Immaginiamo che anche all'epoca della tragedia qualcuno avrà tentato di uccidere Alessandro, lo avrà chiamato orco, assassino, avranno magari cercato di linciarlo, anzi no, di lapidarlo, perché, si pensa, non c'è nulla di più grave di quel che ha fatto quel mostro… e noi siamo migliori, possiamo linciarlo, lapidarlo, massacrarlo, magari mettendo un po' di sadismo, invocando la castrazione chimica o, se non peggio, la castrazione fisica.
Ma la storia di Santa Maria Goretti ci mostra quanto i lapidatori sbaglino, pur nel loro grande e giusto desiderio di giustizia.
Il carnefice di Santa Maria Goretti fu processato e condannato. Morì a 88 anni dopo aver trovato la pace e aver vissuto gli ultimi quindici anni della sua vita presso un convento di cappuccini.

Lasciò scritto: «Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero: ed io pure non me ne preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore.
Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata; rassegnato espiai la mia colpa. Maria fu veramente la mia luce, la mia Protettrice; col suo aiuto mi diportai bene e cercai di vivere onestamente, quando la società mi riaccettò tra i suoi membri. I figli di San Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come un servo, ma come fratello. Con loro vivo dal 1936.
Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore e alla sua cara mamma, Assunta.
Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, di seguire il bene, sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione coi suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, la unica via sicura in tutte le circostanze, anche le più dolorose della vita.
Pace e bene!
».

Ecco cosa può aiutarci ad alzare lo sguardo dalle pietre che stringiamo in mano. La consapevolezza che c'è un domani e una speranza. Che non tutto finisce in un delitto, seppur atroce.
Basta spegnere i tam tam di chi invoca una Giustizia che noi non possiamo ottenere. Ci sono altri modi per chiedere Giustizia.

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