Le parole che ha detto

18 settembre 2010 § 3 commenti

Il primo giorno non si è parlato altro che di una breve (quanto non nuova) dichiarazione sul caso pedofilia, forse ripetuta dai giornali in modo un po' morboso, come faceva notare L'oste. In questo modo si è potuto abbassare il tono sull'arrivo trionfale in Scozia.
Sul secondo giorno si parla solo di questi cinque, anzi sei, presunti attentatori.
Strano che Scotland Yard abbia deciso di divulgare la notizia, l'unica tra l'altro ad essere lanciata con insistenza dai media sulla giornata di ieri di Benedetto XVI, che invece ha tenuto ben sei discorsi.
Che sia per evitare di parlare dell'importante discorso tenuto dal Papa a Westminster?

«[…] In particolare, vorrei ricordare la figura di San Tommaso Moro, il grande studioso e statista inglese, ammirato da credenti e non credenti per l’integrità con cui fu capace di seguire la propria coscienza, anche a costo di dispiacere al sovrano, di cui era "buon servitore", poiché aveva scelto di servire Dio per primo. Il dilemma con cui Tommaso Moro si confrontava, in quei tempi difficili, la perenne questione del rapporto tra ciò che è dovuto a Cesare e ciò che è dovuto a Dio, mi offre l’opportunità di riflettere brevemente con voi sul giusto posto che il credo religioso mantiene nel processo politico. […]

E, in verità, le questioni di fondo che furono in gioco nel processo contro Tommaso Moro continuano a presentarsi, in termini sempre nuovi, con il mutare delle condizioni sociali. Ogni generazione, mentre cerca di promuovere il bene comune, deve chiedersi sempre di nuovo: quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini, e fin dove esse possono estendersi? A quale autorità ci si può appellare per risolvere i dilemmi morali? Queste questioni ci portano direttamente ai fondamenti etici del discorso civile. Se i principi morali che sostengono il processo democratico non si fondano, a loro volta, su nient’altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia. […]

La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione – bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi. […]»
Benedetto XVI

§ 3 risposte a Le parole che ha detto

  • utente anonimo scrive:

    La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione.Questo è molto importante: se le "norme obiettive" che governano il "retto agire" sono accessibili alla ragione anche senza rivelazione, vuol dire che esistono a prescindere dalla rivelazione, e cioè che l'etica non dipende dalla rivelazione. il ruolo della religione nel dibattito politico [è quello] di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi.Questo non deriva dalle premesse. Se le norme sono accessibili alla ragione, tutto ciò che è necessario per applicarle è interno alla ragione, non esterno.

  • ago86 scrive:

    Forse non lo sai, ma la religione è un uso della ragione. Di certo replicherai che non è vero, che mi invento tutto, che non porto argomentazioni. Fa come ti pare. Quello che dovevo dire l'ho detto.

  • utente anonimo scrive:

    E allora?Anche se l'etica esiste a prescindere dalla rivelazione non significa che uno può infrangerla dietro la scusa atea che certe cose si fanno per superstizione…Ateofago

Che cos'è?

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