Ora di Storia

14 settembre 2010 § 5 commenti

di Antonio Socci

Napolitano come autorità morale della nazione? Non mi piace l’idea che viene prospettata sempre più spesso da giornali e sondaggi e vagheggiata implicitamente pure dal cardinal Bagnasco, a proposito della vicenda di Melfi.    

Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti.

Riconosco che certe volte si è mostrato super partes e non mi pare che sia, dal punto di vista caratteriale, livoroso e ampolloso come il pessimo predecessore Scalfaro. A differenza di costui, Napolitano, essendo ateo, non si ritiene il padreterno. E’ già qualcosa.

Ma quanto a “padri della patria” e autorità morali, se permettete, guardo altrove. A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”.

I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.

Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti.

Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.

In questi anni di guerra Napolitano si iscrive al Guf, il Gruppo universitario fascista, collaborando col settimanale “IX Maggio”. Mentre mio padre approfondisce la sua fede cattolica e comincia a detestare la barbarie della guerra, l’ingiustizia che vede attorno a sé e le dittature.

Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista italiano e mio padre prende contatto con la Democrazia cristiana. Nel 1947 Napolitano si laurea e partecipa alle epiche elezioni del 1948, a Napoli, come dirigente del Pci di cui Togliatti è il “commissario” e Stalin il padrone indiscusso.

[…]

Mio padre fa parte di quegli uomini a cui si deve la nostra libertà e il nostro benessere, ma la loro morte – come scriveva Eliot – non viene segnalata dai giornali.
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Come del resto viene preferito stilare modelli su vite false e bugiarde e tacere su vite vere.

§ 5 risposte a Ora di Storia

  • Asmenos scrive:

    Beh, paradossalmente Socci ricalca alla perfezione la più scontata retorica comunista:ovvero chi ha di più è da combattere a prescindere perché nemico del popolo.Non c'è un briciolo di umiltà cristiana in Socci, ma solo un inspiegabile livore per tutto ciò che egli vede estraneo al suo ristretto orizzonte culturale.Inoltre tagliado le storie e le vicende delle persone con l'accetta, non si fa chiarezza e si aumenta il divario tra classi sociali.Complimenti a Socci insomma.Quanto ai padri della patria, ci si metta pure l'anima in pace. Le nazioni nascono anche dai bagni di sangue o sotto la guida di uomini moralmente discutibili. Sono pagine che possono far male ma la semplificazione moralistica fa ancora più male. L'Europa di oggi è tale anche per il contributo dell'odiosa e odiata Unione Sovietica durante il secondo conflitto mondiale, l'America paladino delle libertà grazie al genocidio dei pellerossa e si potrebbe andare avanti.Forse prima di giudicare (ognuno farà i propri conti secondo i propri valori) prima bisognerebbe studiare e capire.Ma non va più di moda.

  • ago86 scrive:

    Asmenos, non hai capito nulla: Socci nel suo articolo fa notare quanto piccolo borghese sia stato il partito comunista nella storia d'Italia, e soprattutto fa notare quanto distante dal paese reale siano stati i cosiddetti "padri della patria".

  • quidestveritas scrive:

    Non si è umili tacendo la verità. E raccontare dei puri fatti cronologici non è livore (che tra l'altro lo tiri in ballo troppo spesso il livore, Asmenos).Quanto a Napolitano è indiscutibile che – esserndo nell'intellighenzia comunista filosovietica – fosse antinazionalista ed antieuropeo. La verità è che gente come lui nel 1989 (se non prima) avrebbe dovuto ritirarsi a vita privata facendo il mea culpa ogni giorno.

  • Asmenos scrive:

    Guarda io non difendo Napolitano per la sua storia.La Storia con la "s" maiuscola poi, ognuno la studia e se ne fa un'idea.Dico solo che l'intervento di Socci mi pare puerile e, ribadisco, livoroso, senza alcuna ragione.Sul fatto che molti tra i neo o post comunisti non abbiano fatto i conti con il proprio passato ti dò pienamente ragione.Ma cambiare idea è lecito, vedi Giuliano Ferrara che in un certo senso si è, letteralmente, convertito (pur rimanendo ateo).Dal mio punto di vista anche gente come Sepe, Ratzinger, Sodano e Ruini dovrebbe fare vita privata e ritirata facendo me culpa ogni giorno.Ci mettiamo a fare le liste di proscrizione?

  • quidestveritas scrive:

    Non sono liste di proscrizioni. E non si fa certo un giudizio sulla persona.Continuo a leggere l'articolo di Socci come un mostrare i "piccoli", quelli che fanno la storia di tutti i giorni, e i "grandi", quelli che partecipano ai grandi avvenimenti della Storia. C'è chi comunque sceglie di seguire le piccole storie e chi dà retta a quello che hanno da dire i "soloni". Sta tutta qui la morale.

Che cos'è?

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